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Velut Luna

THE ULTIMATE SOUND ON VINYL - Velut Luna

THE ULTIMATE SOUND ON VINYL - Velut Luna

THE ULTIMATE SOUND ON VINYL Disponibile in vendita: LP (Crystal Vinyl 180 gr. - Direct Metal Mastering - One Step) All original HD digital recordings and mix made by Marco Lincetto, except for * made by Matteo Costa. Analog remix e remastering made by Marco Lincetto at VLS Studio, Naquera (Spain) on April, 2, 2026. Graphics and Layout by L’Image, Padova. Cover photo by Marco Lincetto Descrizione: Il concept di questo Progetto è quello di mettere alla prova il vostro sistema analogico, in particolare verificare la corretta taratura e messa a punto del sistema testina-braccio-giradischi. I parametri più critici verso i quali ho concentrato l’attenzione e quindi i test musicali di verifica sono ovviamente la capacità dinamica, intesa sia come macro dinamica, che come micro dinamica, la corretta ricostruzione dell’immagine sonora, la capacità di riproporre le frequenze più basse dello spettro sonoro. Per quanto riguarda la fedeltà timbrica, ho scelto come vedremo un test fondamentale per dimostrare come la “timbrica” in un’accezione assoluta, semplicemente non esiste, dipendendo esclusivamente dal contesto in cui viene realizzata la registrazione. Ma andiamo dunque a proporre un’analisi dettagliata traccia per traccia The concept of this Project is to put your analog system to the test, in particular to verify the correct calibration and tuning of the head-arm-turntable system. The most critical parameters towards which I have focused attention and therefore the verification musical tests are obviously the dynamic capacity, understood both as macro dynamic and micro dynamic, the correct reconstruction of the sound image, the ability to reproduce the lower frequencies of the sound spectrum. Regarding timbre fidelity, I have chosen, as we will see, a fundamental test to demonstrate how “timbre” in an absolute sense simply does not exist, depending exclusively on the context in which the recording is made. But let's go and propose a detailed track-by-track analysis A1 Sonata n. 1 in sol magg. BWV1001, per violino solo, Adagio, 1:59 J. S. Bach - Barbara Broz, violin Magister Recording Area, Preganziol, 2009 IMMAGINE SONORA e TIMBRICA. Questa traccia è suddivisa in tre brevi frammenti di circa 40” l’uno, senza soluzione di continuità, che prevedono l’esecuzione del medesimo frammento di brano in tre situazioni acustiche differenti. In particolare, il primo frammento è ripreso nella sala grande dello studio che è dotata dell’acustica tipica di un piccolo auditorium, con i microfoni posizionati a 1 metro di distanza dallo strumento: quello che dovrete sentire è un suono presente, ma ambientato, ricco e tridimensionale. Il secondo frammento vede lo strumento posizionato a 6 metri dai microfoni: in questo caso dovrete sentire il suono decisamente arretrato al centro dietro a diffusori con grande profondità, ma anche un sono più vago e sfumato e meno dettagliato. Infine il terzo frammento è registrato una piccola stanza di 2x3x2.60 mt., resa quasi completamente sorda acusticamente, utilizzando i medesimi microfoni usati per le due altre riprese: qui dovrete sentire un suono presente, ma più crudo e a tratti aspro. Con questo test si dimostra definitivamente che uno stesso strumento, suonato dal medesimo musicista, ripreso dal medesimo sistema di registrazione, ma in tre contesti ambientali differenti, presenta caratteristiche timbriche MOLTO diverse, così dimostrando una generica “timbrica del violino”, semplicemente non esiste in termini assoluti. SOUND AND TIMBRE IMAGE. This track is divided into three short fragments of approximately 40” each, without interruption, which involve the performance of the same piece fragment in three different acoustic situations. In particular, the first fragment is taken in the studio's large room, which is equipped with the acoustics typical of a small auditorium, with microphones positioned 1 meter away from the instrument: what you will have to hear is a present sound, but set, rich and three-dimensional. The second fragment sees the instrument positioned 6 meters from the microphones: in this case you will have to hear the sound decidedly backward in the center behind speakers with great depth, but even one is more vague and nuanced and less detailed. Finally, the third fragment is recorded in a small room measuring 2x3x2.60 m, made almost completely acoustically deaf, using the same microphones used for the two other takes: here you will have to hear a present sound, but rawer and at times harsh. This test definitively demonstrates that the same instrument, played by the same musician, taken from the same recording system, but in three different environmental contexts, presents VERY different timbral characteristics, thus demonstrating a generic one “violin timbre”, simply does not exist in absolute terms. A2 Fables Of Faubus, 1:49 C. Mingus – Salvatore Maiore, double bass, Maria Vicentini, viola S. Giacomo Centro d’Arte, Albignasego, 2019 BASSE FREQUENZE e IMMAGINE SONORA Questa registrazione è stata realizzata con la tecnica di ripresa sonora a tre microfoni, nota come DECCA TREE. Dovrete sentire il contrabbasso a centro destra, un po’ più verso il centro, e la viola a centro sinistra, un poì’ più verso sinistra. In realtà soprattutto nello spettro più basso delle note del contrabbasso, queste si espandono abbastanza lungo tutto il fronte sonoro, devono riempire l’ambiente d’ascolto, mantenendo velocità e controllo nella prima parte per poi espandersi in suono più lunghi e morbidi negli ultimi 25 secondi circa del brano. Questa è una traccia critica per il sistema di lettura, per cui se sentirete qualche distorsione, questa andrà imputata al sistema. La traccia è pensata per mettere in crisi la capacità di tracciamento della testina / braccio. LOW FREQUENCIES and SOUND IMAGE This recording was made using the three-microphone sound recording technique, known as DECCA TREE. You will need to hear the double bass in the center right, a little’ further toward the center, and the viola in the center left, a little’ further to the left. In reality, especially in the lower spectrum of the double bass notes, these expand quite far along the entire sound front, they must fill the listening environment, maintaining speed and control in the first part and then expanding into longer, softer sounds in the last 25 seconds or so of the piece. This is a critical track for the reading system, so if you hear any distortion, it will be blamed on the system. The track is intended to undermine the head / arm's tracking ability. A3 Simple Symphony op. 4, Playful Pizzicato, 3:09 B. Britten – I Solisti dell’Olimpico, Giovanni Battista Rigon, conductor Teatro Olimpico, Vicenza, 2003 MICRO DINAMICA e VELOCITA’ La registrazione è stata effettuata dal vivo nel Teatro Olimpico di Vicenza, utilizzando la mia classica configurazione stereofonica basata su due coppie di microfoni fra loro allineati in fase meccanica, una coppia A-B con microfoni omnidirezionali e una coppia NOS con microfoni cardioidi. Il brano molto famoso e piacevole, prevede l’intera esecuzione da parte dell’orchestra d’archi con la modalità del pizzicato. Il tempo di allegro sostenuto prevede una estrema velocità dei pizzicati medesimi che dovrà essere percepita in modo netto, non confuso, ancorchè correttamente ambientato nella sala, dotata di generoso riverbero naturale. Dovrete sentire l’attacco netto del pizzicato che poi degrada senza code anomale di innaturale rimbombo. Ottimo anche come test di macro dinamica. MICRO DYNAMIC The recording was made live at the Teatro Olimpico in Vicenza, using my classic stereophonic configuration based on two pairs of microphones aligned with each other in the mechanical phase, an AB pair with omnidirectional microphones and a NOS pair with cardioid microphones. The very famous and pleasant piece involves the entire performance by the string orchestra using the pizzicato mode. The sustained allegro tempo involves an extreme speed of the pizzicatos themselves which must be perceived clearly, not confusedly, even if correctly set in the room, equipped with generous natural reverberation. You will have to feel the sharp attack of the pizzicato which then degrades without abnormal tails of unnatural rumble. Also great as a dynamic macro test A4 Adios Nonino, 3:15 A Piazzolla – Loredana Piluso, piano Chiesa di S. Apollinare, Lonigo, 2018 PIANOFORTE (macro e micro dinamica e capacità di tracciamento) Questa è senza dubbio una delle mie migliori registrazioni pianoforte solo mai realizzate. Ripreso con 2 + 3 microfoni, ovvero una coppia stereofonica principale posizionata a 1,5 metri dallo strumento, più tre microfoni, sempre omnidirezionali, ma posizionati in linea vicino alla cassa armonica del pianoforte, per garantire dettaglio e precisione dell’attacco percussivo dei martelletti. Il pianoforte ripreso è il più grande pianoforte a coda esistente: lungo 333 cm, pesante circa 650 chilogrammi e costruito interamente a mano in circa un anno, il Borgato Grand Prix 333 è senza nessun dubbio il re assoluto dei pianoforti a coda. In particolare va notata la profondità e la potenza delle note basse, che si presentano subito all’inizio del brano con un affondo decisamente impressivo. Quindi, ancora un test dinamico molto importante, ma anche u test per la capacità di tracciamento del sistema. PIANO (macro and micro dynamics and tracking capabilities) This is undoubtedly one of my best solo piano recordings ever made. Filmed with 2 + 3 microphones, i.e. a main stereo pair positioned 1.5 metres from the instrument, plus three microphones, always omnidirectional, but positioned in a line near the piano's soundboard, to ensure detail and precision of the hammer percussive attack. The revived piano is the largest grand piano in existence: 333 cm long, weighing approximately 650 kilograms and built entirely by hand in about a year, the Borgato Grand Prix 333 is undoubtedly the absolute king of grand pianos. In particular, it is worth noting the depth and power of the low notes, which appear immediately at the beginning of the piece with a decidedly impressive lunge. So, still a very important dynamic test, but also u test for the tracking capability of the system. A5 Midnight’s Summer Dream op. 21, Ouverture, 3:43 F. Mendelssohn Bartholdy – Orchestra di Padova e del Veneto, Zsolt Hamar, conductor Auditorium Pollini, Padova, 2007 DINAMICA Registrazione effettuata dal vivo utilizzando una tecnica mista basata su 6 microfoni: una sitema DECCA TREE centrale, con l’aggiunta di una coppia di microfoni omnidirezionali posizionati in linea col Decca Tree e molto larghi a destra e sinistra ed infine un microfono d’accento sulle percussioni per conferire il giusto dettaglio e la precisione dell’attacco. La cosa che va apprezzata è la capacità dinamica del sistema, ovvero una volta trovato un volume adeguato per il pianissimo iniziale, verificare la capacità di tenuta del sistema nei picchi di fortissimo. DYNAMICS Recording made live using a mixed technique based on 6 microphones: a central DECCA TREE, with the addition of a pair of omnidirectional microphones positioned in line with the Decca Tree and very wide on the right and left and finally an accent microphone on the percussion to give the right detail and precision of the attack. The thing that should be appreciated is the dynamic capacity of the system, that is, once an adequate volume has been found for the initial pianissimo, verify the holding capacity of the system in the fortissimo peaks. A6 “Prologo, si può?” da “Pagliacci”, 5:15 R. Leoncavallo – Orchestra U. Giordano, Gianna Fratta, conductor, Simone Piazzola, baritone Auditorium del Conservatorio U. Giordano, Foggia, 2006 IMMAGINE SONORA e DINAMICA e CAPACITA’ TRACCIAMENTO La registrazione è stata realizzata all’interno dell’Auditorium del conservatorio di Foggia, tuttavia simulando con il posizionamento di orchestra e solista la tipica situazione del Teatro lirico, ovvero l’orchestra avanzata, ma più bassa del solista (effetto “buca d’orchestra”) e appunto il solista arretrato fisicamente, ma rialzato rispetto all’orchestra stessa. L’effetto sonoro che va percepito è di un suono d’orchestra morbido e diffuso, e la voce del baritono autorevole, presente, in funzione della capacità di proiezione del suono da parte dell’impostazione vocale lirica, e tuttavia al tempo stesso immerso nell’ambiente del teatro. Si tratta anche di un impegnativo test dinamico e di tracciamento, giacchè volutamente posizionato nei solchi finali, notoriamente critici per la lettura di programmi impegnativi a livello dinamico, come questo. SOUND IMAGE AND DYNAMIC AND TRACKING The recording was made inside the Auditorium of the Foggia Conservatory, however, simulating with the positioning of the orchestra and soloist the typical situation of the Teatro Lirico, that is, the orchestra advanced, but lower than the soloist (effect “orchestra pit”) and precisely the soloist physically backward, but raised above the orchestra itself. The sound effect that must be perceived is of a soft and diffuse orchestral sound, and the voice of the authoritative baritone, present, depending on the ability of the lyrical vocal setting to project the sound, and yet at the same time immersed in the theatre environment. It is also a challenging dynamic and tracking test, as it is deliberately placed in the final grooves, which are notoriously critical for reading dynamically challenging programs like this one. B1 At The Jazz Band Ball, 3:36 L. Shields – Storyville Jazz Band Magister Recording Area, Preganziol, 2006 DETTAGLIO SONORO Questa registrazione è stata realizzata in un purissimo live in studio e in presa unica. Il piccolo gruppo dixieland era disposto con i fiati, e il banjo all’estrema destra, a semicerchio e la batteria al centro, un po’ rialzata, subito dietro il gruppo. Ancora una volta è un test utile per valutare una dinamica molto marcata, visualizzare i singoli strumenti nel momento in cui si propongono come solisti correttamente localizzati fra la sinistra e la destra dell’immagine sonora, a turno, ma utilissimo anche per testare la capacità di ricostruire il dettaglio sonoro, in particolare durante il solo della tuba, dovrete sentire più o meno al centro una specie di sfrigolio e riconoscerlo per quello che è, ovvero la cordiera del rullante della batteria, aperta, che vibra per simpatia con le frequenze basse della tuba. Infine, utile notare l’importante differenza dinamica fra la voce umana che dà il tempo all’inizio del brano e la molto maggiore pressione sonora degli strumenti. SOUND DETAIL This recording was made in a very pure live studio and single take. The small Dixieland group was arranged with the horns, and the banjo on the far right, in a semicircle and the drums in the centre, slightly’ raised, immediately behind the group. Once again it is a useful test to evaluate a very marked dynamics, to visualize the individual instruments when they present themselves as soloists correctly located between the left and right of the sound image, in turn, but also very useful to test the ability to reconstruct the sound detail, in particular during the tuba solo, You'll have to hear a kind of sizzle more or less in the center and recognize it for what it is: the open drum snare cord, which vibrates sympathetically with the low frequencies of the tuba. Finally, it is useful to note the important dynamic difference between the human voice that gives the tempo at the beginning of the piece and the much greater sound pressure of the instruments. B2 Afro-Amero *, 4:51 P. Faini – Art Percussion Ensemble Auditorium Pollini, Padova, 2011 DINAMICA Questo è uno dei due brani più impegnativi da riprodurre. Siamo al cospetto di un ricco ensemble di percussioni che offrono un campionario di suoni percussivi, vario, dirompente e definitivo. Intanto i due strumenti armonici, ovvero la marimba a destra e il vibrafono a sinistra, e poi tamburi di varie dimensioni, una poderosa gran cassa, campanelli e piccole percussioni varie, offrono un affresco sonoro molto piacevole, ma anche definitivamente complesso per qualunque sistema di riproduzione sonora. Dinamica ai massimi livelli possibili e pericolose insidie per la corretta tracciabilità del vostro sistema testina – braccio – giradischi. DYNAMICS This is one of the two most challenging songs to play. We are in the presence of a rich percussion ensemble that offers a diverse, disruptive and definitive sample of percussive sounds. First of all, the two harmonic instruments, the marimba on the right and the vibraphone on the left, and then drums of various sizes, a powerful bass drum, bells and various small percussion instruments, offer a very pleasant, but also definitively complex, sound fresco for any sound reproduction system. Dynamics at the highest possible levels and dangerous pitfalls for the correct traceability of your head – arm – turntable system. B3 El Cumbanchero, 4:24 R. Hernandez – Latin Jazz Band Teatro Pio X, Cartigliano, 2004 DINAMICA e DETTAGLIO E questo è il secondo brano più impegnativo… Ancora grande dinamica, ma soprattutto utilissimo per testare la capacità di risoluzione del sistema. Si tratta infatti di una grande big band di oltre 50 elementi, fra cui una ricchissima sezione di ottoni e di tipici legni d’orchestra e non ultimi ben quattro percussionisti che suonano varie tipiche percussioni, dalla batteria alle congas alle timbales. La registrazione effettuata live in studio all’interno di un teatro, prevede una ripresa che si basa su una coppia di microfoni omnidirezionali principali e poi molti altri microfobni d’accento utilizzati per dare luce ad ogni singolo strumento presente nell’organico: quindi un ricco suono ambientale non disgiunto da un precisissimo dettaglio di ogni sezione ogni solista. DYNAMICS and DETAIL And this is the second most challenging piece… Still great dynamics, but above all very useful for testing the system's resolution capability. It is in fact a large big band of over 50 members, including a very rich brass section and typical orchestral woodwinds and last but not least four percussionists who play various typical percussion instruments, from drums to congas to timbales. The recording, made live in a studio inside a theater, features a shot based on a pair of main omnidirectional microphones and then many other accent microphobnia used to illuminate each individual instrument in the ensemble: therefore, a rich ambient sound not separated from a very precise detail of each section, each soloist. B4 The Nearness Of You, 3:25 H. Washington, H. Carmichael – Lucia Minetti, Pietro Ballestrero, Stefano Profeta Magister Recording Area, Preganziol, 2017 VOCE FEMMINILE Gli ultimi due brani sono dedicati alla voce umana. In questo caso la voce di Lucia Minetti, splendido mezzosoprano dai toni ambrati e impressivi, si deve ascoltare nella sua rotondità non disgiunta da raffinate nuances in chiaro scuro, su un tessuto di accompagnamento minimale garantito dalla chitarra classica e dal contrabbasso. Ripresa live in studio in dominio interamente analogico, si può considerare una delle cinque migliori mie registrazioni di tutti i tempi. FEMALE VOICE The last two pieces are dedicated to the human voice. In this case, Lucia Minetti's voice, a splendid mezzo-soprano with amber and impressive tones, must be heard in its roundness, not separated by refined dark light nuances, on a minimal accompanying fabric guaranteed by the classical guitar and double bass. Live studio recording in an all-analog domain, it can be considered one of my top five recordings of all time. B5 Polka Dots And Moonbeans, 4:03 J. Van Heusen, J. Burks – Massimo Salvagnini Quartet, Stefano Riva Magister Recording Area, Preganziol, 2009 VOCE MASCHILE Concludiamo con la raffinata e calda voce di Stefano Riva, autentico crooner nello stile dei grandi interpreti americani, da Frank Sinatra a Nat King Cole, da Tony Bennet a Kurt Elling. Il cantante romano è accompagnato dal Quartetto di Massimo Salvagnini, su toni morbidi ed avvolgenti. Lo stesso Salvagnini ci regala sul finale uno spettacolare assolo al sax baritono. MALE VOICE We conclude with the refined and warm voice of Stefano Riva, a true crooner in the style of great American performers, from Frank Sinatra to Nat King Cole, from Tony Bennet to Kurt Elling. The Roman singer is accompanied by Massimo Salvagnini's Quartet, in soft and enveloping tones. Salvagnini himself gives us a spectacular baritone saxophone solo at the end.

LE QUATTRO STAGIONI | Stravinsky Chamber Orchestra

LE QUATTRO STAGIONI | Stravinsky Chamber Orchestra

LE QUATTRO STAGIONI Stravinsky Chamber Orchestra Disponibile in vendita: LP (Direct Metal Mastering) Stravinsky Chamber Orchestra Marco Tezza, conductor Violins: Daniele Ruzza, Agnese Ferraro, Enrica Maggi, Alessando Gasparini, Federica Bertevello, Samuel Angeletti, Marco Toso, Carlo Giordani Violas: Nicoletta Meneghini, Alberto Costantini Cellos: Raffaele Franchini, Giordano Pegoraro Double Bass: Daniele Roccato Harpsichord and Organ: Nicola Reniero Production: Marco Lincetto Recording, Mix and Mastering: Marco Lincetto Inside photo of Villa Pisani, Stra, Venezia: Marco Lincetto Design and Layout: L’Image The original “One Point Recording” was made at San Francesco church, in Schio (Italy) on April, 12, 13, 1999, using a very special stereo main microphones set up based upon 2x Schoeps MK2s and 2x Schoeps MK21 mounted on a single shaped aluminous bar, designed by Marco Lincetto. The new analog mastering was made at VLS Studio, in Naquera (Spain), on January, 28, 2026 Using Rupert Neve Design analog console and RTR STUDER A810 on ¼” master tape rolling at 38 cm/sec speed. DMM and PET: The perfect solution for the best vinyls ever Direct Metal Mastering (DMM): Audio is etched directly into the metal (copper) using a high-frequency carrier system and special diamond pins, vibrating at more than 40kHz, to facilitate etching (Father/Positive -> Galvanic/Negative Stamper -> Final Vinyl) This allows for improved accuracy in the grooves produced, resulting in improved sound output (particularly with reduced background noise and increased response to high frequencies). Actual benefits of using PET, polyethylene terephthalate, in audio vinyl printing Perfect centering (eccentricity) vertical and horizontal, ensures significantly reduced wow & flutter during playback. The grooved surface is ultra-smooth, resulting in very low background noise, which ensures greater effective dynamics, with much better transient response. It ensures less deformation of the groove during contact with the stylus, resulting in longer life over time, and greater extension and stability of high frequencies. Insensitivity to static electricity means that it is much less sensitive to dust accumulation and impulsive extemporaneous noises (tick-tocks) Injection molding, on the other hand, is much more precise and therefore causes less distortion of the grooves, hence a more stable stereophonic image, improved wide and deep and spatial depth.

ELECTRIOCITY - LP | RMCE

ELECTRIOCITY - LP | RMCE

ELECTRIOCITY - RMCE Disponibile in: LP - Direct Metal Mastering RIVO MARY CITY ENSAMBLE Francesco Della Sala, guitar Giovanni Chirchirillo, bass Andrea Della Sala, drums Live-In-Studio digital recording made at Magister Recording Area (preganziol, Italy) on December, 15, 16, 17, 2025 Analog Mix made at Magister Recording Area (Preganziol, Italy) on December, 20, 21, 22, 2025 Analog Mastering made at VLS Studio (Naquera, Spain) on December 31, 2025 Production: Marco Lincetto, Andrea Della Sala Executive producer: Marco Lincetto Recording and Mix engineer: Andrea Valfrè Mastering engineer: Marco Lincetto Layout and Cover photo: Paolo Carnassale Portraits photo: Marco Lincetto Graphics and layout: Roberta Giorgi DMM and PET: The perfect solution for the best vinyls ever Direct Metal Mastering (DMM): Audio is etched directly into the metal (copper) using a high-frequency carrier system and special diamond pins, vibrating at more than 40kHz, to facilitate etching (Father/Positive -> Galvanic/Negative Stamper -> Final Vinyl) This allows for improved accuracy in the grooves produced, resulting in improved sound output (particularly with reduced background noise and increased response to high frequencies). Actual benefits of using PET, polyethylene terephthalate, in audio vinyl printing: Perfect centering (eccentricity) vertical and horizontal, ensures significantly reduced wow & flutter during playback. The grooved surface is ultra-smooth, resulting in very low background noise, which ensures greater effective dynamics, with much better transient response. It ensures less deformation of the groove during contact with the stylus, resulting in longer life over time, and greater extension and stability of high frequencies. Insensitivity to static electricity means that it is much less sensitive to dust accumulation and impulsive extemporaneous noises (tick-tocks). Injection molding, on the other hand, is much more precise and therefore causes less distortion of the grooves, hence a more stable stereophonic image, improved wide and deep and spatial depth. Rock e Poesia Albero della Natura Albero della tecnologia Linfa vitale dell’albero della vita e elettricità della creatività umana Nel cielo percorsi paralleli e incidenti Un orizzonte che è alba e anche tramonto… o semplicemente un orizzonte che sta. Pamela Mazzanti

PROJECT TWO - A GENESIS RHAPSODY | Marco Lo Muscio, Steve Hackett, John Hackett (Vinyl)

PROJECT TWO - A GENESIS RHAPSODY | Marco Lo Muscio, Steve Hackett, John Hackett (Vinyl)

PROJECT TWO - A GENESIS RHAPSODY Marco Lo Muscio, Steve Hackett, John Hackett Supporti disponibili: CVLD387C - DMM-ONE STEP VINYL Direct Metal Mastering (DMMONE STEP) Il Direct Metal Mastering (DMM-ONE STEP) è una tecnica di masterizzazione audio analogica dei dischi in vinile sviluppata da due aziende tedesche: la Telefunken-Decca (Teldec) e la Georg Neumann GmbH, verso la fine del XX secolo. A differenza dei tradizionali processi di masterizzazione dei dischi, in cui il suono viene inciso meccanicamente su un disco di acetato, utilizzando tipicamente 5 passaggi di pre mastering (lacca vinilica  Padre/negativo  Madre/positivo  Stamper galvanico/negativo  vinile finale), con il processo DMM l'audio viene inciso direttamente nel metallo (rame) utilizzando un sistema portante ad alta frequenza e delle particolari puntine in diamante, vibranti a più di 40kHz, per facilitare l'incisione (Padre/positivo  Stamper galvanico/negativo  Vinile finale) Ciò consente un miglioramento della precisione nei solchi prodotti, con un conseguente miglioramento della resa sonora (in particolare con una riduzione del rumore di fondo e maggiore risposta alle alte frequenze). Le differenze tra PET e PVC. Il PET, o polietilene tereftalato, sta sempre più sostituendo il PVC, o cloruro di polivinile, anche negli usi comuni delle plastiche nella vita quotidiana, per una serie di vantaggi, fra cui la possibilità di riciclo perfetto e integrale al 100%, utile soprattutto negli utilizzi come materiale di imballaggio. Ma Vediamo le principali differenze e considerazioni di queste due materie plastiche: Il PET è più costoso del PVC ma risulta decisamente più interessante nell’uso audio, considerando le sue qualità: - Il PET è resistente alla abrasione e alla elettricità statica - Il PET è resistente alla temperatura e quindi molto meno sensibile a problemi di deformazione, e quindi è anche più stabile nel tempo - Il PET è molto meno tossico del normale PVC Vantaggi effettivi dell’utilizzo del PET nella stampa dei vinili audio Centraggio perfetto (eccentricità) verticale e orizzontale, garantisce wow & flutter significativamente ridotti durante la riproduzione. La superficie scanalata risulta ultra liscia, da cui un rumore di fondo molto basso, che garantisce maggiore dinamica effettiva, con risposta ai transienti molto migliore. Come abbiamo visto il PET garantisce minore deformazione della scanalatura durante il contatto con lo stilo, da che ne deriva maggiore durata nel tempo, e maggiore estensione e stabilità delle alte frequenze. L’insensibilità alla elettricità statica, fa sì che sia molto meno sensibile all’accumulo di polvere ed a estemporanei rumori impulsivi (tic-toc) Lo stampaggio a iniezione, poi, è molto più preciso e quindi provoca una minore distorsione delle scanalature, da cui un’immagine stereofonica più stabile, ampia e profonda migliorate e profondità spaziale. Sempre in virtù delle caratteristiche del PET e nel nostro caso dello stampaggio a iniezione, consente un utilizzo di due passaggi di mastering in meno (One Step), garantendo così una stabilità e uniformità di resa dalla prima all’ultima copia stampata: iniezione su Padre (positivo)  Stamper (negativo)  Vinile finale. All arrangements by Marco Lo Muscio, except for THE CINEMA SHOW, by David Myers, Eric Johnsen and Marco Lo Muscio Marco Lo Muscio, grandpiano John Hackett, flute and Steve Hackett, acoustic and electric guitar 88.2kHz/24bit original live-in-studio recording made at Magister Recording Area, Preganziol (Italy), on December 2024. Analog mix and mastering made at VLS Studio, Naquera (Spain), on January 2025 Production: MARCO LINCETTO for VELUT LUNA Musical producer: Marco Lo Muscio and Marco Lincetto Recording, mix and mastering engineer: Marco Lincetto Design and layout: L’Image Inside photos: Marco lo Muscio "Project Two": il seguito ideale a “Project One”. Nel primo album avevamo quasi un concerto live registratato in chiesa e dedicato alla musica contemporanea e Prog in generale. In “Project Two” abbiamo invece un vero e proprio concept dedicato al mondo dei Genesis: “A Genesis Rhapsody”. Il progetto discografico Velut Luna questa volta è stato realizzato totalmente in studio e si avvale dello splendido Steynway & Sons D274 Concert Grand residente nello studio Magister Recording Area di Preganziol. In due brani John e Steve Hackett tornano a collaborare da protagonisti con il M° Lo Muscio. Il focus del disco consiste nella reinterpretazione in stile classico ed interamente acustico del mondo dei Genesis. Il disco si apre con Entangled una gemma dei Genesis post Gabriel e poi si prosegue con tre brani legati fra di loro da un sottile filo: il Preludio dalla Suite per violoncello di Bach (arrangiato per piano dal M° Lo Muscio) che sarà la base di Horizons; a seguire le Meditations on Horizons una composizione di Lo Muscio stesso che si basa su Horizons inserita però nel ritmo dell'Habanera spagnola molto amata da Hackett (Bay o Kings ad esempio) e finalmente la versione pianistica di Horizons. La prima parte si conclude con After the Ordeal in trio con i fratelli Hackett! Il lato B si apre con l'introduzione e la coda di Watcher of the Skyes; si prosegue con un Preludio fugato di Lo Muscio basato sulla parte melodica di Firth of Fifth che fa da introduzione vera e propria al capolavoro classico dei Genesis. Si prosegue con la versione in trio con i fratelli Hackett di Hairless Heart per finire in maniera grandiosa con quel capolavoro sontuoso e raffinato di Cinema Show. Infine la grande qualità delle registrazioni Velut Luna offriranno un'incredibile tavolozza sonora nell'ascolto di tutte le sfumature del grande pianoforte Steinway, ripreso con una nuovissima tecnica microfonica elaborata da Marco Lincetto che garantisce un suono del pianoforte realmente “sinfonico”: pieno, dettagliato, imperiale!

ORCHESTRA - 30° ANNIVERSARY

ORCHESTRA - 30° ANNIVERSARY

ORCHESTRA - 30° ANNIVERSARY (CVLD396) Autore: AA.VV. Esecutore: AA.VV. Disponibile nei supporti: LP 38 cm/sec, ¼” Analog Master made at VLS Studio, Naquera (Spain), on May 2025, starting from PCM wav 88.2kHz / 24bit original digital master recordings made at several different locations in Italy, from September 2000 to June 2016 Production: Marco Lincetto for VELUT LUNA Executive producer: Marco Lincetto Recording engineer: Marco Lincetto (Matteo Costa on tracks 1 & 3, Side A) Mix and mastering engineer: Marco Lincetto Inside photo: Marco Lincetto Design and layout: Studio L'Image Si fa presto a dire Musica Classica… Oggi più che mai le persone hanno un’autentica ansia derivante dalla necessità di catalogare le cose, le azioni, i pensieri in modo chiaro e univoco. Una volta un celebre negoziante specializzato nella vendita dei dischi mi disse che lui deve sapere subito e senza esitazioni a che genere appartiene ogni disco che vende, perché banalmente deve sapere su che scaffale metterlo… perché il pubblico deve sapere cosa sta comprando. Non è un caso se ho sottolineato il verbo “deve”; e perdonatemi se scatta inevitabile la mia azione di pensiero critico, ma… perché “deve” sapere? Perché forse la facoltà di pensare con la propria testa, di creare autonomamente le categorie della conoscenza è ormai diventato un atto troppo rivoluzionario per una società occidentale moderna ormai schiava delle regole del controllo a tutti i costi, dell’indirizzamento moralistico del essere umano da parte di un potere vessatorio e sempre più teso al dominio dei sudditi, piuttosto che al servizio dei cittadini. E in questo contesto ecco che non si può lasciare nulla al caso, meno che meno la capacità di pensare in autonomia nell’ambito di contenuti “pericolosamente” culturali, come è appunto anche la Musica. La definizione “musica classica” è stata quindi associata a tutta una serie di stilemi convenzionali, tipicamente referentisi alla musica del passato che ci è stata tramandata come “classica” dai soliti dotti e sapienti del tempio. Ma in realtà, ad esempio e dal mio punto di vista, “classica” si può intendere quella musica che trae ispirazione, non dimentica, da quelle pagine composte nel corso della storia dell’Umanità che hanno in sé il senso dell’assoluto, ovvero rientrano in categorie assolute di valore e bellezza, che sanno trascendere e superare il corso del tempo. Ecco quindi che il percorso di questo disco vuole proporre un vero e proprio concept riassuntivo di questi concetti appena espressi. E quindi troverete un LATO A che presenta alcune delle pagine più celebri e celebrate di quella musica classica della tradizione che a buon diritto si è fissata come definitiva, superando ed esorcizzando il possibile oblio del tempo. Mentre nel LATO B troverete una selezione significativa di musica scritta nel ‘900, ovvero il “secolo di mezzo”, che ha saputo cogliere la sintesi del passato, mescolandone le radici native con le influenze più differenti dai vari mondi culturali che appunto nel ventesimo secolo, forse per la prima volta, hanno saputo abbattere le barriere geografiche, senza dimenticare la lezione del passato. Senza dubbio quindi, un po’ provocatoriamente ma non troppo, non ho voluto intitolare con il termine “Classica” (dopo “Jazz” e “Blues”) questa terza raccolta del trentesimo anniversario di Velut Luna, ma più semplicemente “ORCHESTRA” una parola che va a specificare, volutamente, solo l’organico utilizzato per suonare questa musica. E così fu, così è e così sarà. Dedico questo disco a mio papà, Adriano Lincetto. Marco Lincetto

BLUES - 30° ANNIVERSARY

BLUES - 30° ANNIVERSARY

BLUES - 30° ANNIVERSARY (CVLD395) Autore: AA.VV. Esecutore: AA.VV. Disponibile nei supporti: LP 1/4" Master Analogico realizzato nello studio VLS di Naquera (Spagna), partendo dalle registrazioni originali sia analogiche che digitali, queste ultime realizzate in alta risoluzione nativa, PCM wav 88.2kHz / 24bit Produzione: VELUT LUNA Produttore esecutivo: Marco Lincetto Ingegnere del suono in registrazione: Marco Lincetto Missaggio e masterizzazione: Marco Lincetto Fotografia interno: Marco Lincetto Impostazione grafica: Maurizio Ciato per Studio L'Image Era il primo di luglio del 2009. Decidemmo di muoverci da Memphis sul presto, otto, otto e mezza della mattina; perché da quelle parti, in quel periodo, il caldo ti uccide. Umido, tanto che come esci in strada sei già bagnato di sudore, anche se è mattina presto. La prima tappa era relativamente vicina, Clarcksdale, la capitale morale del Delta del Mississippi, la capitale morale del Blues. Centoventicinque chilometri tutti lungo la leggendaria Highway 61: sì, quella che ha cantato anche Bob Dylan, anche se lui la intendeva in direzione inversa rispetto a noi, da sud a nord. Sull’asfalto davanti al nostro pulmino Ford bianco, la strada, già arroventata dal sole, ci faceva apparire immagini immaginarie, miraggi di riflesso, all’orizzonte. E insieme a noi c’era il nulla, nessuno, solo campi arsi a destra e a sinistra. Verso le dieci e mezza vediamo finalmente la freccia che indica la deviazione per Clarcksdale, e la imbocchiamo. La cittadina pare deserta, le strade si distendono desolate in mezzo a filari di casette di legno decisamente male in arnese, con il variegato popolo afro-americano già sfiancato all’ombra risicata di porticati fatiscenti che avevano certamente visto tempi migliori. E la mia sensazione è strana, imperscrutabile, ancorchè decisamente inquieta, forse anche per via di quegli sguardi non minacciosi, ma piuttosto stupiti, che guardavano quel corpo decisamente anomalo che eravamo io e i miei sei amici dentro a quel pulmino bianco Ford, troppo lindo, moderno e intonso, che decisamente stonava in quel contesto. Dopo un po’ le casette finiscono e ci ritroviamo per così dire “in centro”: palazzine di quattro o cinque piani, pure queste un po’ decrepite, che si allungano all’interno di pochi blocks, squadrati. E senza un albero, così che il sole ha mano libera per far piazza pulita dei pochi sentimenti rimasti. Giriamo a destra, ancora a destra, poi a sinistra: ed appare la John Lee Hooker Lane: è la strada, breve, che porta al Delta Blues Museum, il tempio del Blues. Ora, noi europei siamo abituati ad un concetto di “museo”, che prevede austeri palazzi monumentali, tirati a lucido, con controlli armati per l’accesso, telecamere e tutto il campionario del controllo… Lì, niente di tutto questo. Una palazzina di mattoni rossi, bassa, discretamente manutenuta, costruita a fianco di una vecchia linea ferroviaria abbandonata, con i binari arruginiti, e con una tettoia con sotto la scritta “Delta Blues Museum”, pure lei arruginita. Nei musi ti aspetti un tranquillo movimento di avventori, attenti e discreti, con magari la classica scolaresca gioiosa e un po’ rumorosa: lì, ancora, niente di tutto ciò. Deserto. Nessuno. Solo noi. L’esposizione era tutta articolata all’interno di un percorso dentro ad un unico grande salone, dal soffitto non così alto come ti aspetteresti. E quello che era esposto erano memorabilia comuni: qualche strumento “appartenuto a”, qualche ninnolo, tantissime fotografie, storiche e non, molto belle, devo dire. E poco altro. Il giro si conclude rapidamente, ma l’inquietudine di prima, anziché placarsi, aumenta. C’è QUALCOSA che non riesco a focalizzare. Ad un certo punto, sento il suono cadenzato di una batteria, tipo qualcuno che sta provando qualche passaggio. Viene dalla zona dell’ingresso, ma lontano, dal basso, forse da qualche oscura cantina. Non scoprirò mai chi e dove era. A quel punto però mi accorgo di un vecchio, ma proprio vecchio, afro-americano, seduto dietro al banco di quello che sembra un bar; sta leggendo, distrattamente, un giornale sgualcito, mentre assapora una mefitica sigaretta, dall’odore, il puzzo, decisamente forte per uno come me, che non fuma. Mi viene immediato e naturale, dal profondo, la voglia, la necessità, di fargli una domanda, che mi ronza dentro da tanti anni, relativa ad una delle più famose leggende del blues, che racconta di come un bel giorno alla fine degli anni ’20 del ‘900, Robert Johnson, che era un povero raccoglitore di cotone senza arte né parte, nella campagna vicino a Clarcksdale incontrò il Diavolo – sì, proprio quello lì – che gli propose un patto: lui, il Diavolo, gli avrebbe garantito il successo in cambio della sua anima. E Johnson accettò. E il resto della storia è noto. Bhè, ecco allora che mi viene la domanda e aprendo bocca con fare incerto, chiedo al vecchio: “Mi sai dire dov’è il Crocicchio del Diavolo e di Robert Johnson?” Il vecchio non batte ciglio… ma lo alza, impercettibilmente, mentre contemporaneamente abbassa il giornale, squadrandomi, in silenzio. Un silenzio durato qualche eterno secondo, in cui in realtà il tempo si era fermato. Poi, socchiudendo le labbra bagnate dal sudore e arse dal fumo, mi disse: “Ehi guy… It’s Everywhere…!” E in quel momento, per la prima volta nella mia vita, compresi cosa significava la parola “Blues”. E il senso di inquietudine, scomparve nel pericoloso ghigno che comparve sul volto imperturbabile del vecchio. I musicisti ed io siamo persone fortunate, per aver ricevuto il privilegio di vivere queste emozioni difficilissime da raccontare a parole, ma che spero possano essere almeno un po' veicolate dalle tracce sonore rimaste nei solchi dei dischi. Per sempre. Grazie a Tutti, Marco Lincetto Dedico questo progetto a quel vecchio Afro-American col giornale, che mi ha fatto finalmente capire cos’è il BLUES.

GERSHWIN - Hallo Mr. Sax | Saxophone Orchestra

GERSHWIN - Hallo Mr. Sax | Saxophone Orchestra

GEORGE GERSHWIN - Hallo Mr. Sax, saxophone orchestra Disponibile in: LP HALLO MR. SAX Tiziano Rossi, sopranino sax Stefano Menato, Emiliano Rodriguez, soprano sax Mario Giovannelli, Roberto Favaro, Enrico Dellantonio, alto sax Stefano Marzi, Elena Ducoli, Barbara Morelli, tenor sax Alessandro Creola, Pierluigi Alessandrini, baritone sax Giorgio Beberi, bass sax Mario Marzi, conductor Paolo Zannini, grandpiano 96kHz / 24bit original multitrack digital recording, made at Public Auditorium, Chiuppano, Italy On April, 26, 27, 2003 Analog remix from original multitracks recording, made at VLS Studio, Naquera, Spain On October, 10, 2025, using full analog equipment by Rupert Neve Design summing console and Maselec analog mastering devices, direct to ¼” Master Tape 38cm/sec by Studer A810 Production: Marco Lincetto Musical Producers: Hallo Mr. Sax and Marco Lincetto Recording Engineer: Marco Lincetto Assistant engineer: Giorgio Bruni Re-mix and re-mastering engineer: Marco Lincetto Design: L’Image Spesso il pubblico associa il sassofono ai generi musicali più moderni, dal jazz alla musica pop, e non a torto. Ma in realtà è uno strumento che è stato utilizzato con grande profitto anche in ambito cosiddetto “classico”, a partire già dalla fine del ‘800 e per tutto il ‘900 e fino ad oggi, soprattutto nell’ambito di grandi opere orchestrali, ma anche nella musica cosiddetta da camera. Compositori fondamentali come Stravinsky, Ravel, Milhaud e molti altri hanno saputo cogliere le molte sfaccettature del suono di questo strumento che fa parte della famiglia degli ottoni, valorizzandone sia l’amalgama sonoro, quando schierato in ensemble, sia la verve solistica precipua. L’orchestra Hallo Mr. Sax è una delle formazioni più originali oggi in attività: è composta da 14 straordinari solisti (12 sax e 2 percussioni) riuniti in questo particolarissimo organico, che sa sfruttare al meglio tutta la vasta gamma di sassofoni esistenti con 1 sopranino, 2 soprani, 3 contralti, 3 tenori, 2 baritoni e 1 basso. Le varie voci, quindi, dai toni più acuti a quelli più profondi riescono a trasformare un organico apparentemente ridotto, nelle dimensioni e nella varietà di colori, che non fanno rimpiangere le dimensioni della grande orchestra sinfonica, tuttavia suggerendo umori e colori precipui e unici. La musica del grande George Gershwin, infine, perfetto punto di incontro fra gli stilemi della cosiddetta musica classica e i suggerimenti e gli spunti della tradizione popolare americana del jazz e del blues, esalta al massimo livello la potenza e l’emozione del risultato.

GIANT MOON - 30° ANNIVERSARY- Salvagnini Quartet

GIANT MOON - 30° ANNIVERSARY- Salvagnini Quartet

GIANT MOON - 30° ANNIVERSARY (CVLD390) Autore: A.A.V.V. Esecutore: SALVAGNINI QUARTET Massimo Salvagnini, tenor saxophone Sandro Gibellini, guitar Giorgio Panagin, double bass Roberto Facchinetti, drums 88.2kHz / 24bit original recording made at Magister Recording Area, Preganziol, Italy, on February, 20, 2010 Production: Marco Lincetto for VELUT LUNA Recording, mix and mastering: Marco Lincetto Photo: Marco Lincetto Design and Layout: L’ImageQuando l'amico Marco Lincetto mi ha mandato questa musica perché ne potessi scrivere qualcosa, la mia mente ha imboccato una direzione apparentemente semplice e riduttiva, basata sulle quantità. Quanti bei CD ha prodotto Marco? Quanti di questi sono legati a Massimo Salvagnini? A quanti di questi ho scritto un'introduzione? La fase successiva, data la mia età, è stata il chiedermi "quanto ancora"? Quanti Cd mi potrò ancora commentare? Quanti bei CD potrà ancora produrre Marco? E quanta musica potrà ancora registrare Salvagnini? Come si vede facilmente, lo spostarsi del cursore lungo la linea del tempo ci porta ad intuire che il valore dei nostri atti, e perfino le nostre intenzioni, dipende dalla prospettiva dalla quale li abbiamo compiuti. Il primo CD è diverso dall'ultimo. Ci piacerebbe poter rimanere sempre in una prospettiva senza fine, ma arriva il punto in cui si capisce che la storia andrà avanti senza di noi, e che forse qualcuno con del tempo da perdere potrà rimettere in ordine le nostre vite in un modo che per noi stessi è impossibile. L'aspetto stupendo di queste riflessioni, fatte ascoltando i brani di questo CD, è che solo alla fine mi sono accorto che da sempre gli esseri umani si sono fatti domande del genere mentre osservavano la Luna, sapendo che quella grossa palla che ci gira attorno continuerà a girare a lungo anche dopo che il brusio delle nostre vite sarà terminato. In qualche modo, in questa musica ho ritrovato proprio questo stato mentale, anzi, un vero sentimento. Radu Lidjienko Londra 2014

ORGAN WARS - Raimondo Mazzon

ORGAN WARS - Raimondo Mazzon

ORGAN WARS (CVLD319) Disponibile in File HD 2ch Stereo, 5.1ch Multichannel o SACD Hybrid (SACD 2.0, 5.1 e CD) The Music Of John WilliamsAll arrangements by Fabrizio Castania Raimondo Mazzon, organ 24bit/88.2kHz original recording made at Auditorium Pollini, Padova, Italy, on September 27, 28, 2019 Production: VELUT LUNA Executive producer: Marco Lincetto Musical Producer: Fabrizio Castania, Marco Lincetto Recording, mix and mastering: Marco Lincetto 5.1 mix: Marco Lincetto, Matteo Costa SACD authoring: Matteo Costa Photo: Marco Lincetto Layout and Design: L'Image John Williams, tra i più grandi compositori di colonne sonore, è senza dubbio anche tra i più raffinati orchestratori contemporanei. Ecco quindi la sfida di trasferire ad uno strumento come l'organo le pagine celebri di film quali Jaws, Close Encounters of the third kind, Memoirs of a Geisha, passando per Schindler's List ed arrivando a veri e propri "cult" del cinema: Star Wars e The Empire Strikes Back. E non un organo qualsiasi ma il grand'organo dell'Auditorium "Cesare Pollini", sede del Conservatorio di Musica di Padova. Un repertorio unico nel suo genere, che consente di valorizzare tutti i registri di questo strumento, dal pianissimo al "tutti" sinfonico, considerando che si è scelto di dare spazio ai vari linguaggi musicali di John Williams, dal più celebrativo ed epico al più intimistico e meditativo, per accontentare i gusti di chi conosce il Williams più blockbuster, ma anche chi conosce o vuole approfondire un Williams meno noto ma altrettanto geniale.

THE SONGS OF BURT BACHARACH - Antonella Vitale Quartet and Friends

THE SONGS OF BURT BACHARACH - Antonella Vitale Quartet and Friends

THE SONGS OF BURT BACHARACH Antonella Vitale Quartet and Friends Available for sale: LP (Crystal Vinyl 180 gr. - Direct Metal Mastering - One Step) All compositions by Burt Bacharach / Hal David except for “Tra la sabbia e il mare aperto” by Antonella vitale All arrangements by Andrea Beneventano and Antonella Vitale Antonella Vitale Quartet Antonella Vitale, voice Andrea Beneventano, piano Francesco Puglisi, doublebass Alessandro Marzi, drums and percussions Featuring special guests: Gerry Popolo, saxophones and flute Aldo Bassi, flugelhorn Enrico Bracco, guitar 88.2kHz / 24bit original recording made at Magister Recording Area, Preganziol (Italy) on August, 27, 28, 29, 2007 and January, 3, 4, 5, 2008 Analog remix and remastering made at VLS Studio, Naquera (Spain) on May, 7, 2026 Marco Lincetto, producer Marco Lincetto and Stefano Isola, recording engineer Stefano Isola, editing engineer Marco Lincetto, mix and mastering engineer Marco Lincetto, cover photo L’Image, design and layout DMM and PET: La soluzione perfetta per i migliori vinili di sempre Direct Metal Mastering (DMM): L'audio viene inciso direttamente nel metallo (rame) utilizzando un sistema portante ad alta frequenza e speciali perni diamantati, vibranti a più di 40 kHz, per facilitare l'incisione (Father/Positive -> Galvanic/Negative Stamper -> Final Vinyl) Ciò consente una maggiore precisione nei solchi prodotti, con conseguente miglioramento dell'emissione sonora (in particolare con riduzione del rumore di fondo e maggiore risposta alle alte frequenze). Vantaggi effettivi dell'utilizzo di PET, polietilene tereftalato, nella stampa audiovinilica Centratura perfetta (eccentricità) verticale e orizzontale, garantisce una notevole riduzione del wow & amp; flutter durante la riproduzione. La superficie scanalata è ultra liscia, con conseguente rumore di fondo molto basso, che garantisce una dinamica più efficace, con una risposta transitoria molto migliore. Garantisce una minore deformazione della scanalatura durante il contatto con lo stilo, con conseguente maggiore durata nel tempo e maggiore estensione e stabilità delle alte frequenze. L'insensibilità all'elettricità statica significa che è molto meno sensibile all'accumulo di polvere e ai rumori estemporanei impulsivi (tic-tac) Lo stampaggio a iniezione, d'altro canto, è molto più preciso e quindi provoca una minore distorsione delle scanalature, quindi un'immagine stereofonica più stabile, una maggiore ampiezza, profondità e profondità spaziale. Note Antonella Vitale, jazz singer, ma anche sensibile autrice e musicista. Insieme ad una serie di valentissimi musicisti del panorama jazzistico italiano, quali Andrea Beneventano al pianoforte, Francesco Puglisi al contrabbasso, Alessandro Marzi alla batteria, Gerry Popolo ai sassofoni e al flauto, Aldo Bassi al flicorno e alla tromba ed Enrico Bracco alla chitarra, propone una nuova ed assolutamente originale rilettura di alcune delle più note canzoni di Burt Bacharach. Da “Walk on by” a “What the world needs now”, da “The look of love” a “I’ll never fall in love again”, da “Raindrops keep faling on my head” a… molte altre e in chiusura del disco sul lato A, una composizione originale di Antonella stessa. Il disco è stato registrato come di consueto nel grande studio AreaMagister Studio di Preganziol, utilizzando tecnologia digitale ad alta risoluzione in standard 24bit / 88.2kHz, ma soprattutto utilizzando le straordinarie macchine analogiche presenti in studio. E che dire del pianoforte, il nobile Steinway & Sons D274 Concert Grand, nato a New York nel 1930 ed oggi, perfettamente restaurato. Alla console due tecnici i cui nomi sono noti agli appassionati: Marco Lincetto, con ospite d’eccezione Stefano Isola. Suoni morbidi e dettagliati, dinamica di altissimo profilo, una voce bellissima ed ammaliante: un altro diamante purissimo delle Ladies di Velut Luna.

30 ANNI FUORI TEMPO - GOLD CD

30 ANNI FUORI TEMPO - GOLD CD

30 ANNI FUORI TEMPO GOLD CD THE METRONOMES: Francesco Michielin, voice, kazoo, chorus, "vocal trumpet" Carlo Piccoli, piano, chorus Stefano Fedato, drums, chorus Ora è un negozio di abiti da sposa, ma nel lontano 1994 la musica ruggiva nel mitico Bar Dolomiti di Conegliano. Francesco Michielin, Carlo Piccoli e Stefano Fedato ancora non sapevano che per i successivi sei (sei!) lustri avrebbero calcato le scene del panorama musicale italiano sotto l’intramontabile nome di Metronomes. Chi, quella sera di trent’anni fa, ha avuto il privilegio di assistere alla nascita del loro trio può vantarsi di essere stato testimone di un evento d’inestimabile rarità e importanza, pari forse solo alla scoperta dell’America o al passaggio della cometa Hale-Bopp. E infatti mi vanto, mi vanto eccome. E, mentre mi vanto, inserisco nel mio vecchio lettore CD il loro nuovo album: “Trent’anni fuori tempo”. Dopo tredici anni dall’uscita del mirabile “Adamo, Let’s Swing!”, i Metronomes tornano con questa bella antologia della loro produzione discografica a partire dal 1997 fino ai tempi più recenti. Poi, con l’inserimento di quattro pezzi nuovi, il disco acquista nuova linfa e ci mostra come questi eterni ragazzi siano bene o male rimasti uguali a quelli che, trent’anni fa, si riunirono al Bar Dolomiti. Di loro si è detto e si è scritto di tutto. La storia delle loro spettacolari performance live si muove sul filo teso che separa la realtà dalla vera e propria leggenda. Si dice, per esempio, che il cantante, sontuoso vocalist dall’ugola catramata matto come un cavallo – l’ho visto qualche settimana fa travestirsi con parruccone e occhialoni scimmiottando Elvis – in realtà sia un precisino maniaco dell’ordine. Dicono che tenga tutti i testi delle canzoni, da lui stesso vergati a mano, in dieci enormi volumi che si porta dietro alle serate. Lo hanno visto anche montare un complicatissimo aggeggio dal nome “portaspritz” senza il quale non affronta il concerto. Raccontano poi che il batterista, una volta, suonando As Time Goes By, abbia impresso una tale velocità al ritmo swing da far fumare le bacchette (per fortuna l’Oste aveva l’estintore e alle spalle un’approfondita formazione in materia di sicurezza nel caso di incendio). Per lui questi anni non sembrano essere passati, dimostra sempre trent’anni, ha tutti i capelli e neanche uno bianco (gli altri due metronomi invidiosi dicono che se li tinge), ma soprattutto mentre suona a ritmi indiavolati sorride e si diverte come un bambino. Anche il pianista, che usa la mano sinistra come un contrabbasso, è un tipo strano. Qualcuno racconta che suoni esclusivamente mosso dal proprio orecchio (un orecchio solo che muove dieci dita? Ma che prodigio è mai questo?). Non prova né studia i pezzi, ma se gli chiedi una canzone, lui la sa riprodurre con la precisione di un jukebox. E mentre suona batte i piedi e ondeggia sempre fuori tempo: resta un mistero come la canzone vada a tempo mentre lui segue chissà quale altro ritmo interno. Dal 20 aprile 1994 ne sono passati di ettolitri di vino rosso nell’ugola catramata del cantante Francesco, e di tasti bianchi e neri sotto le dita di Carlo, e di calli e bacchette tra le mani di Stefano. Eppure, la leggenda dei Metronomes continua a stupirci, a farci ridere e battere il piedino sotto il tavolo. Franco Ceci Colpis

30 ANNI FUORI TEMPO - AUDIOPHILE VINYL

30 ANNI FUORI TEMPO - AUDIOPHILE VINYL

30 ANNI FUORI TEMPO AUDIOPHILE VINYL - LIMITED EDITION CON FILE MASTER HD THE METRONOMES: Francesco Michielin, voice, kazoo, chorus, "vocal trumpet" Carlo Piccoli, piano, chorus Stefano Fedato, drums, chorus in consegna Ora è un negozio di abiti da sposa, ma nel lontano 1994 la musica ruggiva nel mitico Bar Dolomiti di Conegliano. Francesco Michielin, Carlo Piccoli e Stefano Fedato ancora non sapevano che per i successivi sei (sei!) lustri avrebbero calcato le scene del panorama musicale italiano sotto l’intramontabile nome di Metronomes. Chi, quella sera di trent’anni fa, ha avuto il privilegio di assistere alla nascita del loro trio può vantarsi di essere stato testimone di un evento d’inestimabile rarità e importanza, pari forse solo alla scoperta dell’America o al passaggio della cometa Hale-Bopp. E infatti mi vanto, mi vanto eccome. E, mentre mi vanto, inserisco nel mio vecchio lettore CD il loro nuovo album: “Trent’anni fuori tempo”. Dopo tredici anni dall’uscita del mirabile “Adamo, Let’s Swing!”, i Metronomes tornano con questa bella antologia della loro produzione discografica a partire dal 1997 fino ai tempi più recenti. Poi, con l’inserimento di quattro pezzi nuovi, il disco acquista nuova linfa e ci mostra come questi eterni ragazzi siano bene o male rimasti uguali a quelli che, trent’anni fa, si riunirono al Bar Dolomiti. Di loro si è detto e si è scritto di tutto. La storia delle loro spettacolari performance live si muove sul filo teso che separa la realtà dalla vera e propria leggenda. Si dice, per esempio, che il cantante, sontuoso vocalist dall’ugola catramata matto come un cavallo – l’ho visto qualche settimana fa travestirsi con parruccone e occhialoni scimmiottando Elvis – in realtà sia un precisino maniaco dell’ordine. Dicono che tenga tutti i testi delle canzoni, da lui stesso vergati a mano, in dieci enormi volumi che si porta dietro alle serate. Lo hanno visto anche montare un complicatissimo aggeggio dal nome “portaspritz” senza il quale non affronta il concerto. Raccontano poi che il batterista, una volta, suonando As Time Goes By, abbia impresso una tale velocità al ritmo swing da far fumare le bacchette (per fortuna l’Oste aveva l’estintore e alle spalle un’approfondita formazione in materia di sicurezza nel caso di incendio). Per lui questi anni non sembrano essere passati, dimostra sempre trent’anni, ha tutti i capelli e neanche uno bianco (gli altri due metronomi invidiosi dicono che se li tinge), ma soprattutto mentre suona a ritmi indiavolati sorride e si diverte come un bambino. Anche il pianista, che usa la mano sinistra come un contrabbasso, è un tipo strano. Qualcuno racconta che suoni esclusivamente mosso dal proprio orecchio (un orecchio solo che muove dieci dita? Ma che prodigio è mai questo?). Non prova né studia i pezzi, ma se gli chiedi una canzone, lui la sa riprodurre con la precisione di un jukebox. E mentre suona batte i piedi e ondeggia sempre fuori tempo: resta un mistero come la canzone vada a tempo mentre lui segue chissà quale altro ritmo interno. Dal 20 aprile 1994 ne sono passati di ettolitri di vino rosso nell’ugola catramata del cantante Francesco, e di tasti bianchi e neri sotto le dita di Carlo, e di calli e bacchette tra le mani di Stefano. Eppure, la leggenda dei Metronomes continua a stupirci, a farci ridere e battere il piedino sotto il tavolo. Franco Ceci Colpis

IL CANTANTE AL MICROFONO - Eugenio Finardi | 45rpm - Double Vinyl

IL CANTANTE AL MICROFONO - Eugenio Finardi | 45rpm - Double Vinyl

IL CANTANTE AL MICROFONO - 2025 - VYNIL EUGENIO FINARDI Doppio Vinile 45 rpm Deluxe Limited Edition + File Master HD (EDIZIONE LIMITATA NUMERATA 300pz) Ritorna in una nuova e definitiva, spettacolare, edizione in doppio vinile a 45 rpm uno dei grandi capolavori della musica italiana degli ultimi anni, in tiratura limitata a 300 copie, ciascuna con numerazione progressiva. Il progetto discografico Il Cantante Al Microfono getta un ponte tra la canzone d'autore e la musica classica contemporanea partendo dal grande attore, poeta e cantautore russo Vysotsky, tragicamente scomparso nel 1980, che capì e cantò l'anima vera del suo popolo e perciò fu duramente osteggiato dal regime sovietico. La sua musica accompagna con intriganti melodie, ora dal sapore balcanico, ora dai toni orientaleggianti, ora ricalcando antichi tempi di valzer, i testi acutissimi e graffianti. Dal corpus delle sue oltre 500 canzoni Eugenio Finardi e Filippo Del Corno hanno scelto una decina di titoli fortemente rappresentativi della tensione etica, spirituale, politica e dell'ironia corrosiva che anima il lavoro di Vysotsky. Le canzoni, già tradotte in italiano da Sergio Secondiano Sacchi, sono state orchestrate per l'ensemble strumentale Sentieri Selvaggi dallo stesso Del Corno, in una versione che mette in luce l'altissima qualità poetica e musicale dei versi di Vysotsky e permette il pieno dispiegamento della straordinaria potenza interpretativa di Eugenio Finardi. E' infatti diverso tempo che Finardi affianca alla sua attività di protagonista del rock d'autore italiano un approfondito e rigoroso lavoro di ricerca vocale, che lascerà stupiti chi non conosce il percorso che l'ha portato dal fado, al suo amato blues, fino alla classica contemporanea. Raffinatissima la grafica curata dallo Studio Convertino. Un progetto insomma che si sposa in modo perfetto con la linea produttiva che da sempre Velut Luna propone: originalità in proposte artisticamente e tecnicamente della massima qualità. Eugenio Finardi voce Sentieri selvaggi : Paola Fre flauto Mirco Ghirardini clarinetto Paolo Pasqualin vibrafono Andrea Rebaudengo pianoforte Piercarlo Sacco violino Paola Perardi violoncello Carlo Boccadoro direzione Sergio Secondiano Sacchi traduzione italiana Filippo Del Corno orchestrazione Live-In-Studio Analog Recording, mix and original mastering made at Magister Recording Area studio, Preganziol, Italy on December, 18 - 22, 2007 Analog re-mastering made at VLS Studio, Naquera, Spain, on November, 4, 2024 ANALOG RECORDING: RTR Soundcraft Saturn 24 tracks / 2" tape at 76cm/sec recording speed ANALOG MIX & MASTERING: RTR Studer A820, 2 tracks, using 1/4" tape at 38 cm/sec recording speed ANALOG RE-MASTERING: Maselec Analog Mastering Suite (MLA-2 / MEA-2 / MPL-2) to RTR Studer A810

SE POTESSI AVERE...

SE POTESSI AVERE...

LP 180gr. su Top Clear Vinyl + FILE HD "...Se potessi avere" è un affettuoso ed accorato omaggio alla grande canzone leggera italiana degli anni '30 e '40 e, in definitiva, a quell'epoca, pur tanto tormentata e sofferta, ma ancora pregna di positività, sguardo verso il futuro e valori che forse oggi un po' si sono perduti (per non parlare della "qualità" delle canzoni leggere italiane di oggi...). Desidero sottolineare che si tratta di un omaggio e non, come negli ultimi anni è spesso capitato di riscontrare in operazioni analoghe, di una caricatura o di una rilettura in chiave più o meno ironica, più o meno contaminata. Fin dalla realizzazione degli arrangiamenti si è optato per una scelta strumentale rigorosamente filologica rispettando l'organico tipico delle compagini orchestrali dell'epoca (vedi ad esempio le orchestre dirette da Cinico Angelini); per proseguire poi con le scelte squisitamente interpretative dei due cantanti solisti (Luca Merlini e Giuliana Beberi), che hanno dedicato lunghi mesi allo studio dei grandi protagonisti dell'epoca e del loro stile, non tanto per "copiarlo", ma per farlo proprio. E lo straordinario risultato alla fine è lì, evidente: non viene imitato nessuno dei cantanti dell'epoca, ma Luca e Giuliana sembrano provenire direttamente da quegli anni. Un ulteriore motivo di interesse, testimone dello sforzo d'amore compiuto, è la realizzazione di tre nuovi brani, composti nello stile dell'epoca, dai tre arrangiatori di tutto il progetto, che sono i maestri Stefano Caniato, Fabrizio Castania e Patrik Trentini (quest'ultimo anche direttore dell'orchestra, sul podio). "...Se potessi avere" (English version) is an affectionate and heartfelt tribute to the great Italian light song of the 30s and 40s and, ultimately, at that time, although so tormented and suffering, but still full of positivity, looking towards the future and values that perhaps today a little lost (not to mention the "quality" of today’s Italian songs...). I wish to stress that this is a tribute and not, as has often happened in recent years in similar operations, a caricature or a reinterpretation in more or less ironic, more or less contaminated key. 96kHz / 24bit / 24 tracks original recording made at Magister Recording Area, preganziol (Italy), April, 8,9, 2004 Real time analog remix and remastering made at VLS Studio, Naquera (Espana), March 23, 2024 / Workflow: REMIX: 96/24 DAW player: MAGIX SEQUOIA 96kHz / 24bit / 24 tracks DA: LYNX AURORA "n" analog mix: RUPERT NEVE DESIGN 5059 + NEVE 8816 REMASTERING: compressor: MASELEC MLA-2 eq: MASELEC MEA-2 limiter: MASELEC MPL-2 RTR: STUDER A810 ---> analog master 88.2kHz / 24bit AD: PRISM SOUND AD2 DREAM ---> HD digital master Stefano Caniato plays BORGATO L 282 Concert Grandpiano, tuned by Luigi Borgato Production: Marco Lincetto (Velut Luna) Recording, remix and remastering: Marco Lincetto Design and layout: Studio L'Image

Dieci Studi sul Trillo - GOLD CD

Dieci Studi sul Trillo - GOLD CD

Dieci Studi sul Trillo Silvio Omizzolo è nato a Padova nel 1905. Allievo dal 1923 di Renzo Lorenzoni, si diplomò al Conservatorio di Milano nel 1927. Conseguì nel frattempo la maturità classica, per poi laurearsi in Giurisprudenza all’Università di Ferrara. Per la composizione fu praticamente autodidatta, pur facendo tesoro degli incoraggiamenti e dei preziosi consigli di Almerigo Girotto. Al 1928 appartengono i suoi primi lavori per pianoforte, seguiti da numerose opere sia per lo stesso strumento che per vari complessi vocali e strumentali. Nel 1943 ottenne il primo premio al Concorso del Sindacato Musicisti, seguito da numerosi importanti riconoscimenti, tra i quali un terzo premio al concorso internazionale “Regina Elisabetta” di Bruxelles (nel 1969), con il Concerto per pianoforte e orchestra, unica opera italiana prescelta fra 200 concorrenti. Numerose sue composizioni sono state eseguite in pubblico e trasmesse dalla RAI. All’attività di compositore, affiancò una ricca attività concertistica in qualità sia di solista che in formazioni cameristiche. Dal 1933 al 1974 è stato titolare di cattedra di pianoforte principale al Conservatorio Pollini di Padova, allora istituto musicale pareggiato: proprio del medesimo istituto è stato direttore dal 1966 al 1971, contribuendo in modo determinante alla sua trasformazione in Conservatorio Statale. Si spense nel 1991, a 85 anni. Dei suoi “10 Studi sul trillo” da cui è tratta la selezione per questa raccolta, Silvio Omizzolo ebbe a scrivere: “Ho scritto gli Studi perché mancava un lavoro del genere, ma, come al solito, non ho voluto dar loro troppa importanza. Il titolo è debole, sciatto. Avrei potuto chiamarli Studi da Concerto, come sono in realtà” L'analisi e il ricordo di Wolfango Dalla Vecchia Dopo le prime composizioni per pianoforte (Elegia, Sogno, Fantasmi, Preludio e Fuga) apparse fra il '28 e il '29, la personalità di Silvio Omizzolo si manifesta in tutta la sua evidenza negli assai ambiziosi e prestigiosi Dieci Studi sul Trillo, composti nel 1936, pubblicati da Ricordi nel 1939 ed eseguiti per la prima volta da Carlo Vidusso a Milano nel 1940. Nel loro eclettico pianismo, questi dieci studi compongono un'opera singolare che si stacca nettamente da tutta una congerie di opere pianistiche consimili, per la solida architettura dell'insieme, che non indulge a nessuna casualità ispirativa, ma conclude con rigore un preciso disegno, nel quale lo scopo didattico fornisce il pretesto alla creazione di una suite di forme pianistiche tradizionali, nella quale il trillo, in tutte le sue varianti, assume importanza contestuale non quale particolare decorativo o comunque secondario, ma quale elemento semantico di fondo, provocatorio di vari stati lirici. I temi si succedono ricchi di verve e sempre vari; ma il deus-ex-machina di ogni emozione è sempre questo trillo cangiante e imperversante senza soluzione di continuità, dalla sommessa e misurata sua apparizione nella Mazurka iniziale, ai cupi rullati della Marcia funebre, ai delicati mormorii della Canzone senza parole, agli spiritosi exploit della Marcetta, ai trilli brillanti della Polacca, a quelli complessi della Barcarola e del Minuetto, a quelli multipli, ardui ed étonnants della Toccata finale Una nota storica e tecnica di Marco Lincetto Questo disco è stato da me registrato nell'ormai lontano mese di ottobre del 1997 e pubblicato subito dopo nel mese di dicembre dello stesso anno con questa mia etichetta VELUT LUNA che stava allora muovendo i primi passi da appena un paio d'anni (la prima edizione del '97 portava come numero di catalogo CVLD009, mentre questa di oggi il numero CVLD380...). Si tratta senza dubbio di uno dei dischi più importanti che abbia mai registrato e prodotto, innanzitutto perchè Giovanni Tirindelli ed io rappresentiamo gli anelli finali di quella principesca discendenza artistica che parte da Silvio Omizzolo, di cui Giovanni è stato uno degli ultimi allievi, prosegue con mio padre Adriano Lincetto, pure lui allievo di Omizzolo e curiosamente nato nel 1936, ovvero l'anno di composizione di questi Dieci Studi, di cui diventerà uno degli unici tre grandi interpreti, insieme a Carlo Vidusso e a Franco Angeleri, fino all'esecuzione di Giovanni. Per tutta la mia infanzia e gioventù io ho convissuto con le lunghe ore di studio di questa partitura da parte di mio papà, in preparazione ai suoi tanti concerti in cui la eseguì e che poi, decise di suonare come ultimi brani (Mazurka, Marcia Funebre e Toccata) del suo ultimo concerto in pubblico, nell'ottobre del 1979, con Silvio Omizzolo seduto in prima fila. Si tratta di momenti di vita nella musica e per la musica che io, Giovanni e pochi altri abbiamo toccato con mano, e da cui ci siamo abbeverati e che oggi possiamo tramadare ai posteri. Quindi, questa prima registrazione assoluta degli studi di Omizzolo, pone a mio parere una sorta di pietra tombale su qualunque altra interpretazione o registrazione che potrà essere proposta di questa ipnotica, unica e fondamentale composizione della letteratura pianistica di tutti i tempi. Dal punto di vista tecnico, si tratta di un lavoro curatissimo già all'epoca, una registrazione purissima realizzata con solo due microfoni omnidirezionali nella meravigliosa sala dell'Auditorium Pollini, pensata e voluta da Adriano Lincetto e da Wolfango Dalla Vecchia, che a vario titolo si sono succeduti nella conduzione del Conservatorio che la ospita. E ancora una volta, quindi, gli intrecci della vita non sono casuali ed hanno un senso. Grazie alla tecnologia maturata negli ultimi 27 anni oggi ne riprongo una versione come si usa dire "rimastertizzata", che in realtà lascia immutata la bontà originale, aggiungendo una ancora migliore presenza, una migliore spazialità e una nuova grande freschezza generale al suono. Il tutto corroborato e veicolato al meglio anche dal prezioso supporto del CD realizzato in lamina d'oro.

Nino Rota - GOLD CD

Nino Rota - GOLD CD

NINO ROTA 1911 - 1979 Tra le quattro composizioni cameristiche riunite in questo disco, come a segnare alcuni momenti del ricco percorso compositivo, quella per clarinetto solo risalente al 1950 offre una suggestione singolare che ci conduce come attraverso una scorciatoia enigmatica a sfiorare un aspetto del personaggio: solo per quel titolo,”Lo spiritismo nella vecchia casa”- quello di una commedia di Ugo Betti per la quale Rota aveva scritto le musiche di scena – che sembra suggerire un’ aria particolare dietro l’immagine più corrente, disinvolta, quella che Andrea Zanzotto aveva riassunto come "un lucente farsi" , segno di una riconoscenza verso il musicista grazie al quale diceva di aver ritrovato "come un folletto, quell’intramontabile ‘deus’ gentile che è insito nella musica stessa"; con quella pacificante familiarità, anche, che portava il grande poeta a riconoscere come "con le musiche di Rota vien da dire spesso: ma questo motivo io l’ho già sentito". Appagamento che non dissolve quel senso un po’ stranito che si prova ad ogni ascolto, come se dietro quella naturalezza facessero capolino strani fantasmi; quelli che avevano incantato Fellini durante il lavoro con il musicista: "Nino diventa uno strumento e uno ha l’illusione, un po’ ridicola, di fare la colonna sonora, tanto Nino si inserisce con un’esattezza totale, tanto diventa la musica che serve in quel momento...". E proprio questa naturalezza sembra ammantarsi di una certa ambiguità, restringendo l’immagine del compositore ad una pura, felice istintualità, che certamente era dote innata e spiccatissima di Rota, ma che sottintendeva in realtà una consapevolezza ed una capacità di muoversi entro la babele linguistica del novecento non meno straordinaria, come del resto attesta l’ampiezza della sua produzione cresciuta al di fuori dell’esperienza cinematografica; senza preclusioni di generi né di gerarchie, peraltro, come riconosceva lui stesso: "non credo a differenze di ceti e livelli nella musica. Secondo me, le definizione di musica leggera, semileggera, seria é fittizia. Gli spartiti di Offenbach, che ormai sono vicini ai 150 anni, saranno leggeri fin che si vuole, ma di una leggerezza che dura nel tempo e ha una formidabile vitalità…". Come quella liberata da un proprio inconfondibile linguaggio, terso, accattivante e tuttavia con una punta d’amaro celata tra le pieghe di quella esemplare nitidezza di scrittura . Per dire di una inconfondibilità che è anche indefinibilità per chi ha bisogno di sicurezze catalogatorie, per quello che oggi contino, sempre più erose, smentite, confuse. Per i vent’anni dalla scomparsa di Rota, in un convegno della Fondazione Cini , che attualmente custodisce tutto il lascito dell'autore, uno dei motivi che affiorò fu quello del "candore" , quale categoria entro cui collocare la vocazione lirica di un musicista come Rota così apparentemente distaccato dalla cosiddetta "modernità"; motivo che lungi dall’essere una tranquillante fuga verso gli Elisi, non è in effetti meno inquietante. Fellini, che come pochi altri sfiorava da vicino l’aura enigmatica di Rota, parlava di un musicista "sensitivo" denunciando poi come "fatata" la disattenzione succeduta alla sua morte. Andrea Zanzotto, altro osservatore dalle antenne sensibili, suggerirà come il termine candore possa implicare il suo contrario, addirittura "il nefasto pallore della morte", che non è certo il caso di Rota e tuttavia elemento di alternanza per creare un gioco prospettico tanto allettante quanto sottilmente insidioso, proprio per il tono di un eloquio la cui naturalezza, frutto indubbio di un talento musicale fuori discussione, è impregnata di interferenze acutissime, talora scoperte, ma pure più ombreggiate, che non possono non risuonare problematiche su un fondale come quello novecentesco e oltre dominato dal "negativo". E’ davvero una voce angelica, candida quella di Rota, viene naturale chiederci? Gian Paolo Minardi Il clarinetto per cui Rota scrisse lo “Spiritismo della vecchia casa” era uno strumento diverso da quelli in uso attualmente. Disponeva di un fusto inferiore allungato e di una chiave in più, che gli permetteva di ampliare verso il grave di un semitono la propria estensione ed era all’epoca molto diffuso in Italia. L’edizione moderna della composizione è stata trasposta per fini pratici, per permettere cioè agli strumenti in uso attualmente di eseguire il brano. In questo modo però si è persa la profondità di suono delle note gravi a cui Rota si era sicuramente ispirato per rendere più suggestiva la sua composizione. La presente registrazione che si basa sul manoscritto conservato presso la biblioteca della Fondazione Giorgio Cini di Venezia (gentilmente messo a disposizione per la consultazione) e che riporta le note effettivamente scritte da Rota, è stata possibile grazie allo strumento messo a disposizione dalla casa costruttrice Buffet&Crampon di Parigi un BCXXI, che è dotato del meccanismo necessario a renderci questa preziosa testimonianza. Luca Lucchetta

ITALIAN MUSIC FOR GUITAR AND PIANO - GOLD CD

ITALIAN MUSIC FOR GUITAR AND PIANO - GOLD CD

Nuovo remastering 2024 ITALIAN MUSIC FOR GUITAR AND PIANO MUSICHE ITALIANE PER PIANOFORTE E CHITARRA Il luogo comune vuole che il connubio tra pianoforte e chitarra si risolva in un complicato rebus tanto per i compositori quanto per gli interpreti: troppo distanti le sonorità e gli approcci dei due strumenti, troppo squilibrato il loro amalgama, troppo differente il volume sviluppato, divergente il modo di ‘pensare’ o di costruire le armonie. Insomma, messi insieme, pianoforte e chitarra tendono subito a rivelarsi quasi incompatibili. Inoltre, se non ci si affida una pur minima amplificazione della chitarra, il pianoforte si ritroverà costretto a suonare quasi sempre ‘in punta di piedi’. Nonostante ciò, e nonostante il luogo comune, diversi compositori, soprattutto nel Novecento, sono riusciti a ottenere degli splendidi risultati attraverso un sapiente lavoro sui ‘pieni’ e suoi ‘vuoti’ dei rispettivi strumenti, un’attenzione tutta particolare a un dialogo non convenzionale, una scrittura filigranata e, ovviamente, una buona dose di istinto che non guasta mai. Il disco che avete tra le mani è la testimonianza di tali esiti e vede una collana di lavori originali per chitarra e pianoforte composti tra il 1950 a oggi di autori italiani noti e meno noti. Il viaggio comincia proprio nel 1950 con uno dei compositori che, volente o nolente da parte sua, ha maggiormente legato il proprio nome a quello della chitarra, ossia il fiorentino Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968) che scrisse la Fantasia op. 145 in due brevi, sapidi movimenti dedicandola ad Andrés Segovia e alla moglie pianista Francesca ‘Paquita’ Madriguera Rodon. Un miracolo di equilibrio che risente di ineludibili influssi francesi ma che mostra anche una estroversa e personale ispirazione lirica, sempre in bilico tra atmosfere spagnoleggianti e una cantabilità tutta italiana, anzi, per meglio dire toscana. Altro brano ‘coniugale’ che si fregia del titolo di Fantasia è la pagina in un singolo movimento che il compositore bresciano Franco Margola (1908-1992) scrisse nell’ottobre 1979 e che fu dedicata al duo formato dal chitarrista Guido Margaria e dalla moglie Emilia. Si tratta di un quieto lavoro dalle movenze neobarocche in cui la scrittura, mostra comunque una mano felice nel far dialogare i due strumenti invero cercando scaltramente più una costante alternanza che un’effettiva sovrapposizione. Altro brano dedicato al duo Margaria è il breve Improvviso, composto tra il novembre 1979 e la primavera del 1980, che poco si discosta dalle atmosfere del precedente. Un’altra Fantasia – e altro brano dedicato al duo Margaria – è la composizione che il piemontese di origini transalpine Carlo Mosso (1931-1995) scrisse nel 1980. Una pagina meditativa e inquieta, lignea, ricolma di arcaismi e allo stesso tempo portatrice di una rassegnata modernità, volutamente scabra, costruita intorno a poche cellule melodiche sviluppate attraverso un percorso modale che in alcuni punti ricorda sia il linguaggio dello svizzero Frank Martin sia l’amato Gian Francesco Malipiero. Il Divertimento a due del padovano Adrano Lincetto (1936-1996) composto nel 1981 e suddiviso in tre movimenti (Molto lento. Poco mosso – Allegro molto – Finale. Molto moderato e cantabile. Allegro vivo) è senza dubbio un lavoro meno sibillino, lontano da ogni complicazione sia moderna sia postmoderna, tessuto con un linguaggio modale in cui si contano numerosi accordi di settima. Questa ricca antologia si chiude con due brani scritti espressamente per Lapo Vannucci e Luca Torrigiani e a loro dedicati. Il silenzio del tempo del torinese Luigi Giachino (1962) risale al 2015 ed è una suite in quattro tempi tinta di venature jazz e di sapori quasi impressionisti. Affatto diverso è Winter Time del siciliano Giuseppe Crapisi (1967), che in una incisiva pagina di circa sei minuti miscela gesti ripetitivi e caparbi tipici del minimalismo a una vena più elegiaca. In questo caso i due strumenti raramente si alternano, trovandosi spesso a tessere le loro trame ora delicate ora ritmiche per lo più in contemporanea. Ennio Speranza  

Papier-Maché

Papier-Maché

UNA STORIA MISTERIOSA “Don Antonio, non dovete portare nella tomba il segreto delle vostre chitarre…” “…mi è impossibile tramandarlo ai posteri” Quello della Papier-Mâché di Torres è stato un caso unico nella storia della liuteria non solo chitarristica: Antonio de Torres (1817-1892), considerato oggi lo Stradivari delle sei corde, fu il primo e, che si sappia, l’unico a costruire nel 1862 un esemplare di strumento Papier-Mâché. Questa chitarra, paradossalmente, a dispetto della sua apparente umiltà, restituisce un mondo sonoro affascinante, misterioso e unico. Dal momento che l’originale, conservato al Museo della Musica di Barcellona, non e’ più in grado di esprimere la propria voce, l’album ha lo scopo di far riscoprire e rivivere le peculiari caratteristiche timbriche e sonore di questo interessante strumento attraverso l’utilizzo di due copie ad esso ispirate. Il liutaio Fabio Zontini ha raccolto la sfida lanciata da Torres e da quasi vent’anni si occupa della costruzione di copie Papier-Mâché. I due esemplari utilizzati da Federica Artuso per la registrazione sono stati realizzati tra aprile e settembre 2023 e pesano entrambi (incredibilmente) appena 995 grammi. Montano inoltre corde in budello naturale. Zontini ha quindi tracciato una sorta di collegamento con il grande Torres, cogliendo una specie di esperimento-prototipo del liutaio andaluso, e provando con successo a diffonderlo ai giorni nostri. La Papier-Mâché è una sorta di contraddizione vivente proprio per la contrapposizione tra il materiale povero di cui è fatta e il risultato sonoro artisticamente sorprendente. E ispirandosi a questa contrapposizione, è stato registrato un programma emblematico di quel paradosso che incarna l’identità della chitarra, sempre in bilico tra l’anima povera, autentica e popolare da un lato e l’Olimpo della musica colta dall’altro. Le musiche qui registrate sono tutte di chitarristi-compositori che sono vissuti all’epoca della chitarra di cartone o che hanno avuto a che fare con gli strumenti di Torres. Questi chitarristi sono parte di quella tradizione esecutiva e di quella poetica sonora di cui la Papier-Mâché è emblema. Alcuni dei brani, pur essendo stati scritti da compositori non chitarristi, fanno parte di quel repertorio in cui più si identificano le sei corde. Arcas e Parga* tentarono di elevare la chitarra a strumento colto, senza riuscire ad emanciparsi totalmente dalle reminiscenze flamenche. Il loro stile si adatta perfettamente all’essenzialità arcaica del suono della Papier-Mâché e le loro musiche, pur fortemente radicate nel linguaggio popolare, ci conducono poco per volta allo stile borghese e salottiero di Garcia Tolsa* e di Tarrega, allievi di Arcas. La loro musica non è più soltanto per coloro a cui scorre nelle vene sangue flamenco o per quelli che ritengono l’opera lirica l’unica musica colta. È musica che piace agli intellettuali e, se ammette qualche danza, lo fa a patto che sia da salotto. Dal punto di vista dei musicisti, a differenza dei suoi predecessori, Tarrega riesce a confezionare gli slanci espressivi in forme totalmente compiute. Miguel Llobet, allievo di Tarrega, è noto come compositore soprattutto per la sua versione chitarristica delle Canciones populares catalanas. Nella parte di programma che lo riguarda si propone anche un repertorio di cui non è autore, ma che lo rappresenta fedelmente e dove si colgono tutte le novità portate dal suo estro creativo, che fanno emergere ciò che della chitarra è più caratteristico. Maria Luisa Anido fu allieva di Llobet, nonché sua partner in duo di chitarre. La musicista argentina fu una tra gli ultimi chitarristi negli anni ’50 ad utilizzare le corde in budello -ormai difficilmente reperibili- e, tra l’altro, fu proprietaria proprio della Torres di Tarrega (1864, FE17). Anido è l’emblema dell’immagine della chitarra come spartiacque tra il mondo della musica folklorica e quella della musica colta, contrapposizione che probabilmente non si risolverà mai completamente. Ce lo dimostrano le sue irresistibili trascrizioni dai grandi classici come Bach, Mozart, Tchaikowsky e i suoi brani sudamericani, pulsanti di energia indigena. I brani di Parga e Garcia Tolsa non sono contenuti nella versione in vinile. Leggi tutto sul nostro blog DISPONIBILE ANCHE IN: GOLD CD - BUNDLE

The Velut Luna's Reference Vinyl Vol. 2

The Velut Luna's Reference Vinyl Vol. 2

The Velut Luna's Reference Vinyl Vol. 2 Limited Edition - 180gr AUDIOPHILE PRESSING (2 LP + FILE HD) Il bambino nell’immagine di copertina sono io. All’età di due anni. Era il 1963. Da che mi ricordo, ho sempre amato ascoltare i dischi. Certamente per via della mia storia famigliare, con mio papà che fu illustre pianista classico e compositore raffinato, e mia mamma cantante lirica. Ma certamente in quegli anni della prima infanzia era grande il fascino che suscitavano in me quei padelloni neri che giravano sul vecchio giradischi di famiglia e da cui uscivano le mie favole preferite, narrate da grandi voci di grandi attori (ricordo ad esempio, Nando Gazzolo e la sua Cappuccetto Rosso, e Hansel e Grethel, e Pollicino, i cui dischi ho letteralmente consumato...). Attorno agli otto o nove anni il passaggio dalle favole ai 45 giri dei Beatles alla fine della loro carriera (Obladì, Obladà), oppure a quella sonorità inconsueta e sconosciuta del Theremin usato in Good Vibrations dei Beach Boys, fu un fatto del tutto naturale. E quando a 13 anni cominciai progressivamente a scoprire Santana, i Pink Floyd, i Genesis, etc.etc.etc., uniti alla lettura di Suono e Stereoplay, fu altrettanto naturale incapricciarmi con le immagini dei grandi registratori a bobine dell’epoca, adatti agli allora rari home studio. Il mio primo amore, tanto sognato e mai posseduto, fu il Tascam 80-8, otto tracce su nastro da mezzo pollice. E i microfoni dei sogni erano i Sennheiser, gli MD441 e gli MD421... Ma il sogno vero era “farmi lo studio”... cosa che resterà per lungo tempo solo, appunto, un sogno. Quando infine a 19 anni conobbi la musica di Jim Croce e capii che... “Si-Può-Fare!” (cit.), fu il momento in cui mi fu chiaro che presto o tardi, io avrei fatto quel lavoro, avrei “fatto i dischi”. E il resto è storia... La mia cultura, la mia tradizione, le mie esperienza fondamentali, sono ANALOGICHE. Anche se da subito, all’inizio della mia carriera professionale nel 1992, sono stato un alfiere del digitale di qualità, non ho mai abbandonato l’analogico e soprattutto non ho mai abbandonato la “mentalità analogica”. Ecco quindi arrivare questo secondo volume delle mie registrazioni più amate, più significative di oltre trent’anni di attività di produzione con VELUT LUNA. Come già nel volume 1, ogni lato dei quattro che compongono questo doppio vinile è tematico e dedicato alle grandi Big Band, che si muovono fra il jazz e il crossover etnico (Lato A), il jazz in formato club, dallo swing all’italiana dei The Metronomes, al gospel di Cheryl Porter (Lato B), la musica sud americana e latina, per me importantissima e colonna portante del mio sentimento più profondo (Lato C), ed infine la grande musica classica, qui tradotta nel meraviglioso Concerto per Clarinetto, di Mozart e il movimento finale dalla Suite Sinfonica “I Sogni di Gianò”, di mio papà Adriano Lincetto. ...E arrivederci al terzo e ultimo volume di questa mia “summa”, previsto in pubblicazione a febbraio 2025, in occasione del 30° anniversario della nascita di VELUT LUNA. Marco Lincetto

Frequency Of Humanity - GOLD CD

Frequency Of Humanity - GOLD CD

Frequency Of Humanity CD 24k Gold MARTIAN NOISE sono due fratelli, Gabriele Lucchin, 19 anni, e Niccolò Lucchin, 17 anni. E loro sono anche il Cigno Nero del mondo della musica italiana oggi. Due giovanissimi virtuosi dei loro rispettivi strumenti, profondi e raffinati conoscitori dell’epopea del grande Prog delle origini, quello degli anni ‘70, nato e cresciuto fra la Gran Bretagna e l’Italia. Per loro, e grazie alla loro tradizione di famiglia, Emerson Lake & Palmer, Yes, Genesis, Rick Wakeman, Pink Floyd, Alan Parsons Project, etc. sono il pane quotidiano con cui sono cresciuti e si sono formati, acquisendo una cultura enciclopedica e profonda di quel mondo sonoro, definendo così una propria originale estetica della Musica. Era quindi inevitabile arrivare a questo FREQUENCY (of Humanity), che lungi dal rappresentare un triste clone derivativo delle opere dei Maestri, ne riprende gli stilemi, con calligrafico rispetto, offrendo tuttavia Musica realmente nuova e per i giorni nostri assolutamente innovativa, fresca e rigenerante, in un oceano ristagnante di banalità, di non-musica volgarmente predicatoria. E si assumono anche la responsabilità di proporre un intero disco senza voci, senza cantato, senza quelle “parole” che oggi sembrano essere l’unico motivo di attrazione per un pubblico troppo vasto, che ha rinunciato al piacere evocativo della Musica pura all’ennesima potenza. Ebbene, ci pensano MARTIAN NOISE a ridestare l’attenzione! Dal punto di vista tecnico la scelta inevitabile è stata di utilizzare per le loro performance SOLO strumenti analogici direttamente dagli anni ‘70 e ‘80; così come la maggior parte del work flow di registrazione, mix e mastering è stato realizzato in dominio analogico. Nessun computer, nessun campionatore, nessun software è stato utilizzato in fase esecutiva. E il titolo del disco, e l’immagine di copertina, in qualche modo vogliono indicare questa strada, laddove l’Umanità, l’Umanesimo, sopravanza e sconfigge il distopico tecnicismo tecnocratico dei giorni nostri. Uno squarcio di luce vitale nella notte dei circuiti e dei bit.

L’UCCELLAJA

L’UCCELLAJA

L’UCCELLAJA Music inspired by the birds singing between the 17th and 18th centuries Mario FOLENA Roberto LOREGGIAN Francesco GALLIGIONI   Celebrare la bellezza e l’ispirazione del canto degli uccelli: è l’obiettivo di questa antologia di composizioni del XVII e XVIII secolo dedicate proprio alle voci delle creature alate. Il cd prende il titolo dal Divertimento per cembalo in cui si esprime una Uccellaja di Alessandro Speranza e include 20 brani - selezionati con cura – d’epoca barocca e rococò. Il primo pezzo, pagina finora inedita di G. Ph. Telemann, si apre con due note (re - si) che si ripetono enunciando il richiamo del cuculo. Questo incisivo motto musicale, capace di scolpirsi nella nostra memoria uditiva, introduce le successive tracce, dedicate nell’ordine a: cuculo, rondine, tortore e colombe, galli e galline, usignolo, vari uccelli canori e cardellino. Tra ‘6 e ‘700 nelle suite strumentali francesi (ma anche in quelle tedesche) era frequente incontrare movimenti con un titolo dallo specifico intento programmatico. Da queste suite (composte da Daquin, Corrette, Philidor, Schmelzer, Boismortier e Naudot) sono tratti i brani dedicati al canto degli uccelli. E al canto degli uccelli si sono ispirati anche molti musicisti italiani, come Poglietti e Speranza: di questi autori e di un Anonimo vengono presentate tre pagine di grande potenza espressiva per cembalo solo. L’aria di Galuppi Qual colomba afflitta è giunta a noi solamente in veste strumentale. Fa parte di una ponderosa raccolta di arie d’opera, edite a Londra a metà del ‘700 da John Walsh, selezionate e trascritte per traversiere e basso continuo da Carlo Maria Broschi (1705-1782), il famoso castrato detto “il Farinelli”. All’epoca era ancora pratica comune eseguire le composizioni vocali - come arie d’opera o tratte da cantate, le brunettes francesi o le canzoni da battello - in semplice veste strumentale, come avveniva in epoca rinascimentale: una radicata prassi tradizionale con la quale si è pensato di eseguire anche le arie Usignoletto bello di Vivaldi e L’augellin trà verdi fronde di Conti. Il brano di Händel As when the dove laments appartiene invece ad una raccolta di trascrizioni per traversiere e cembalo, edita sempre da J. Walsh a Londra. Nell’ambito di questa libera forma esecutiva si colloca anche l’aria Porquoy doux rossignol del compositore Jean-Baptiste de Bousset (1662 - 1725), brano molto popolare alla corte del Re Sole. Si tratta di una magnifica aria che Jacques Hotteterre trascrisse per traversiere e basso continuo, contribuendone alla fama e alla diffusione. The Delightful Pocket Companion for the flute, da cui è tratta la Polonese di autore ignoto qui eseguita sul flauto d’amore, è un vademecum tascabile in più volumetti edito a Londra - senza data - da Robert Bremnen. Al suo interno sono raccolti centinaia di brani originali e trascritti destinati ai numerosi flautisti dilettanti, sempre più avidi di repertorio per il loro strumento. Il tema di questa Polonese, movimento di danza polacca in tre quarti, è il chiocciare della gallina, tanto che con un gioco di parole potrebbe essere rinominata Pollonese. Il CD si conclude con il celebre Cantabile dal concerto Op. X n. 6 “Il Gardellino” di Antonio Vivaldi, la cui melodia pura e lineare viene in questo cd fiorita, durante i ritornelli, nello stesso spirito capriccioso del brano di Alessandro Speranza: e così, oltre al tipico richiamo arpeggiante del cardellino, si può ascoltare l’imitazione di una miriade di uccelli cinguettanti, tributo alla grandezza della Natura, con un tripudio di note e suoni che ha l’intento di trasportarci in un mondo di emozioni e bellezza. Mario Folena

Sergej Rachmaninov - Études Tableaux

Sergej Rachmaninov - Études Tableaux

Sergej Rachmaninov - Études Tableaux   INTRODUZIONE DI EDOARDO BROTTO Gli Études Tableaux, miniature-capolavoro di una straordinaria bellezza armonica, di forma, di scrittura, di sintesi, di immagini che sono in grado di evocare e…di una straordinaria difficoltà musicale e tecnica. Non voglio aggiungere altro, la musica è meravigliosamente descrittiva ed è giusto che sia l’ascoltatore a creare i suoi mondi e a percepire i quadri che ogni brano dipinge. Nonostante il repertorio sia noto agli appassionati, questo è un disco particolare e, contrariamente allo standard, ve lo racconto in prima persona. Non avevo il coraggio di suonare gli Études nemmeno quando facevo il pianista a tempo pieno, nonostante avessi sotto le mani le maggiori opere di Rachmaninov, compreso il suo formidabile terzo concerto. Ho pensato invece di studiarli e inciderli quando la vita si è fatta molto più complessa; ingegnere di giorno, pianista di notte. Non voglio mentire dicendo che conciliare le due cose sia facile, non lo è. Suonare a livello da incisione è già di per sé una grande sfida, aggiungere un lavoro complesso da tutti i giorni, rende il tutto eccezionalmente provante. Queste righe fungono da contesto al concetto fondamentale che desidero passi a chi leggerà queste parole: è possibile porsi e centrare obiettivi apparentemente impossibili in un contesto di vita già più che piena. E lo dico perché vale la pena, qualunque cosa si scelga. Le sfide, vinte o perse, ci regalano insegnamenti preziosissimi in primis sul nostro io, sui nostri limiti che puntualmente si riveleranno errati, e poi ci donano una magnifica ondata di conoscenza nuova, ad ampio spettro. Quello che ci vuole è una buona dose di volontà inossidabile, una predisposizione a resistere alla fatica, a volte alla sofferenza, e non farsi mai distrarre dall’obiettivo primario. E un’altra cosa scrivo, non accontentarsi mai di imparare, studiare, sfidarsi, migliorarsi. Perché la soddisfazione è la morte del desiderio. Ora, venendo alle particolarità di questo disco, cominciamo col fatto che il pianoforte utilizzato per l’incisione è il mio personale: un meraviglioso Bechstein D282 che io chiamo Albus. Un sogno di una vita intera, durato più di vent’anni, diventato realtà. Albus mi è stato consegnato direttamente da Berlino questo aprile (2023) e la sua inaugurazione è stata proprio l’incisione di questo disco. La preparazione e accordatura del pianoforte per l’incisione, l’ho curata personalmente. Altro fatto peculiare è che questo disco l’ho registrato io. Con ciò intendo proprio che il lavoro di sound and balance engineer (posizionamento dei microfoni, bilanciamento, trattamento acustico e registrazione) l’ho svolto personalmente. Avevo in mente una ripresa che fosse il più fedele possibile al suono dello strumento, estremamente dettagliata e precisa, con particolare attenzione dedicata ad ottenere una perfetta immagine sonora. La scelta è ricaduta inevitabilmente su elettroniche di assoluta eccellenza e dalla caratteristica di una risposta in frequenza lineare e timbrica neutra: microfoni Sennheiser e Schoeps, omnidirezionali e sub-cardiodi per una grande presenza e cristallina pulizia, preamplificatori Millennia e Rupert Neve che garantissero la minor alterazione possibile del segnale nativo, cavi di segnale all’altezza dei componenti citati. Anche questo è il frutto di anni di studio, di esperienza e di errori; un doveroso grazie va ai preziosi insegnamenti del mio produttore Marco Lincetto al quale ho poi lasciato le tracce finite. Nelle sapienti mani di Marco ho affidato la delicata fase di missaggio e mastering, rigorosamente in catena analogica, come piace a me. Il risultato è una registrazione con un suono naturale e di grande impatto che, con un impianto ben costruito, vi fa entrare il pianoforte in casa, in tutta la sua gloria. Riguardo la scelta dei brani e del loro ordine, è da molto tempo che intuitivamente avevo immaginato questa esatta sequenza. È un percorso di suoni e di immagini che nella mia testa si è sviluppato proprio così, che amo particolarmente e pertanto, non necessiterebbe di ulteriore illustrazione. Ciononostante, aggiungo che da persona che naturalmente percepisce e immagina mondi astratti, al di là delle immagini che questi brani-quadro evocano, la loro sequenza, per spiegarla a parole comprensibili, mi ricorda una bellissima iterazione di funzioni sinusoidali in tre dimensioni spaziali e una temporale, traducibile in un lenzuolo di puro spazio che si muove sinuosamente, avvolgendoti a volte, intervallando momenti di grandissimo impeto ad altri di profonda riflessione, a volte sgomenta, ma in ogni caso intima. A fronte dell’incisione integrale, l’aver estratto questi dodici brani in questo esatto ordine, non ha fatto altro che confermare quell’intuizione avuta molto tempo addietro. Raccomando un ascolto di filato per comprendere al meglio quanto scritto sopra. Rachmaninov e io. Si potrebbe dedicare l’intero libretto solo a questo tema. Semplicemente, per concludere, la sua musica è la mia anima gemella in musica. Ho dedicato gli ultimi quindici anni a studiare e suonare le sue opere. Il suo linguaggio è talmente parte di me che ho inciso un intero disco (Within & Without – Homage to Rakhmaninov) che raccoglie una serie di mie composizioni originali dedicate al grande maestro. Con questo invece, voglio rendergli di nuovo omaggio suonando la sua di musica, per celebrare il 150simo anniversario della sua nascita.  

Two For The Road

Two For The Road

Two For The Road Chiara Pastò, Francesco Pollon *Il CD (NO JEWEL BOX) e i file HD sono all'interno del vinile. LA MEGLIO GIOVENTU’ di Marco Lincetto Chiara Pastò arriva finalmente a realizzare un disco di Jazz. Al quarto lavoro discografico, tutti realizzati con la mia etichetta Velut Luna e con me come produttore, la giovane, brillante, cantante padovana affronta ormai nel pieno della sua maturità artistica e vocale il suo “territorio d’elezione” a cui ha lavorato lungo tutto il suo percorso accademico e che ha praticato in molte occasioni concertistiche. Il repertorio di questo disco presenta alcuni famosissimi standard, come la title track o Round Midnight, ma anche una originalissima escursione nel celeberrimo brano di Astor Piazzolla, libertango, a cui la stessa Chiara dona un affascinate testo inedito. E poi un suo brano originale, scritto con Enrico Santacatterina, Just A Smile, che è un suo cavallo di battaglia di area pop, per così dire, oggi riletto in chiave di standard jazz. Un disco completo e maturo, che viene esaltato dalla sapienza pianistica, dal gusto sopraffino, condito da una tecnica mirabile di Francesco Pollon, forse il più rappresentativo pianista jazz italiano della giovane generazione, che attualmente vive ed opera a New York, dopo aver lì conseguito un prestigioso master alla Manhattan School Of Music - Jazz Arts. Insomma... I giovani, grandi musicisti, esistono ancora, e più che mai, in Italia: basta dare loro lo spazio che si meritano!