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JAZZ

THE ULTIMATE SOUND ON VINYL - Velut Luna

THE ULTIMATE SOUND ON VINYL - Velut Luna

THE ULTIMATE SOUND ON VINYL Disponibile in vendita: LP (Crystal Vinyl 180 gr. - Direct Metal Mastering - One Step) All original HD digital recordings and mix made by Marco Lincetto, except for * made by Matteo Costa. Analog remix e remastering made by Marco Lincetto at VLS Studio, Naquera (Spain) on April, 2, 2026. Graphics and Layout by L’Image, Padova. Cover photo by Marco Lincetto Descrizione: Il concept di questo Progetto è quello di mettere alla prova il vostro sistema analogico, in particolare verificare la corretta taratura e messa a punto del sistema testina-braccio-giradischi. I parametri più critici verso i quali ho concentrato l’attenzione e quindi i test musicali di verifica sono ovviamente la capacità dinamica, intesa sia come macro dinamica, che come micro dinamica, la corretta ricostruzione dell’immagine sonora, la capacità di riproporre le frequenze più basse dello spettro sonoro. Per quanto riguarda la fedeltà timbrica, ho scelto come vedremo un test fondamentale per dimostrare come la “timbrica” in un’accezione assoluta, semplicemente non esiste, dipendendo esclusivamente dal contesto in cui viene realizzata la registrazione. Ma andiamo dunque a proporre un’analisi dettagliata traccia per traccia The concept of this Project is to put your analog system to the test, in particular to verify the correct calibration and tuning of the head-arm-turntable system. The most critical parameters towards which I have focused attention and therefore the verification musical tests are obviously the dynamic capacity, understood both as macro dynamic and micro dynamic, the correct reconstruction of the sound image, the ability to reproduce the lower frequencies of the sound spectrum. Regarding timbre fidelity, I have chosen, as we will see, a fundamental test to demonstrate how “timbre” in an absolute sense simply does not exist, depending exclusively on the context in which the recording is made. But let's go and propose a detailed track-by-track analysis A1 Sonata n. 1 in sol magg. BWV1001, per violino solo, Adagio, 1:59 J. S. Bach - Barbara Broz, violin Magister Recording Area, Preganziol, 2009 IMMAGINE SONORA e TIMBRICA. Questa traccia è suddivisa in tre brevi frammenti di circa 40” l’uno, senza soluzione di continuità, che prevedono l’esecuzione del medesimo frammento di brano in tre situazioni acustiche differenti. In particolare, il primo frammento è ripreso nella sala grande dello studio che è dotata dell’acustica tipica di un piccolo auditorium, con i microfoni posizionati a 1 metro di distanza dallo strumento: quello che dovrete sentire è un suono presente, ma ambientato, ricco e tridimensionale. Il secondo frammento vede lo strumento posizionato a 6 metri dai microfoni: in questo caso dovrete sentire il suono decisamente arretrato al centro dietro a diffusori con grande profondità, ma anche un sono più vago e sfumato e meno dettagliato. Infine il terzo frammento è registrato una piccola stanza di 2x3x2.60 mt., resa quasi completamente sorda acusticamente, utilizzando i medesimi microfoni usati per le due altre riprese: qui dovrete sentire un suono presente, ma più crudo e a tratti aspro. Con questo test si dimostra definitivamente che uno stesso strumento, suonato dal medesimo musicista, ripreso dal medesimo sistema di registrazione, ma in tre contesti ambientali differenti, presenta caratteristiche timbriche MOLTO diverse, così dimostrando una generica “timbrica del violino”, semplicemente non esiste in termini assoluti. SOUND AND TIMBRE IMAGE. This track is divided into three short fragments of approximately 40” each, without interruption, which involve the performance of the same piece fragment in three different acoustic situations. In particular, the first fragment is taken in the studio's large room, which is equipped with the acoustics typical of a small auditorium, with microphones positioned 1 meter away from the instrument: what you will have to hear is a present sound, but set, rich and three-dimensional. The second fragment sees the instrument positioned 6 meters from the microphones: in this case you will have to hear the sound decidedly backward in the center behind speakers with great depth, but even one is more vague and nuanced and less detailed. Finally, the third fragment is recorded in a small room measuring 2x3x2.60 m, made almost completely acoustically deaf, using the same microphones used for the two other takes: here you will have to hear a present sound, but rawer and at times harsh. This test definitively demonstrates that the same instrument, played by the same musician, taken from the same recording system, but in three different environmental contexts, presents VERY different timbral characteristics, thus demonstrating a generic one “violin timbre”, simply does not exist in absolute terms. A2 Fables Of Faubus, 1:49 C. Mingus – Salvatore Maiore, double bass, Maria Vicentini, viola S. Giacomo Centro d’Arte, Albignasego, 2019 BASSE FREQUENZE e IMMAGINE SONORA Questa registrazione è stata realizzata con la tecnica di ripresa sonora a tre microfoni, nota come DECCA TREE. Dovrete sentire il contrabbasso a centro destra, un po’ più verso il centro, e la viola a centro sinistra, un poì’ più verso sinistra. In realtà soprattutto nello spettro più basso delle note del contrabbasso, queste si espandono abbastanza lungo tutto il fronte sonoro, devono riempire l’ambiente d’ascolto, mantenendo velocità e controllo nella prima parte per poi espandersi in suono più lunghi e morbidi negli ultimi 25 secondi circa del brano. Questa è una traccia critica per il sistema di lettura, per cui se sentirete qualche distorsione, questa andrà imputata al sistema. La traccia è pensata per mettere in crisi la capacità di tracciamento della testina / braccio. LOW FREQUENCIES and SOUND IMAGE This recording was made using the three-microphone sound recording technique, known as DECCA TREE. You will need to hear the double bass in the center right, a little’ further toward the center, and the viola in the center left, a little’ further to the left. In reality, especially in the lower spectrum of the double bass notes, these expand quite far along the entire sound front, they must fill the listening environment, maintaining speed and control in the first part and then expanding into longer, softer sounds in the last 25 seconds or so of the piece. This is a critical track for the reading system, so if you hear any distortion, it will be blamed on the system. The track is intended to undermine the head / arm's tracking ability. A3 Simple Symphony op. 4, Playful Pizzicato, 3:09 B. Britten – I Solisti dell’Olimpico, Giovanni Battista Rigon, conductor Teatro Olimpico, Vicenza, 2003 MICRO DINAMICA e VELOCITA’ La registrazione è stata effettuata dal vivo nel Teatro Olimpico di Vicenza, utilizzando la mia classica configurazione stereofonica basata su due coppie di microfoni fra loro allineati in fase meccanica, una coppia A-B con microfoni omnidirezionali e una coppia NOS con microfoni cardioidi. Il brano molto famoso e piacevole, prevede l’intera esecuzione da parte dell’orchestra d’archi con la modalità del pizzicato. Il tempo di allegro sostenuto prevede una estrema velocità dei pizzicati medesimi che dovrà essere percepita in modo netto, non confuso, ancorchè correttamente ambientato nella sala, dotata di generoso riverbero naturale. Dovrete sentire l’attacco netto del pizzicato che poi degrada senza code anomale di innaturale rimbombo. Ottimo anche come test di macro dinamica. MICRO DYNAMIC The recording was made live at the Teatro Olimpico in Vicenza, using my classic stereophonic configuration based on two pairs of microphones aligned with each other in the mechanical phase, an AB pair with omnidirectional microphones and a NOS pair with cardioid microphones. The very famous and pleasant piece involves the entire performance by the string orchestra using the pizzicato mode. The sustained allegro tempo involves an extreme speed of the pizzicatos themselves which must be perceived clearly, not confusedly, even if correctly set in the room, equipped with generous natural reverberation. You will have to feel the sharp attack of the pizzicato which then degrades without abnormal tails of unnatural rumble. Also great as a dynamic macro test A4 Adios Nonino, 3:15 A Piazzolla – Loredana Piluso, piano Chiesa di S. Apollinare, Lonigo, 2018 PIANOFORTE (macro e micro dinamica e capacità di tracciamento) Questa è senza dubbio una delle mie migliori registrazioni pianoforte solo mai realizzate. Ripreso con 2 + 3 microfoni, ovvero una coppia stereofonica principale posizionata a 1,5 metri dallo strumento, più tre microfoni, sempre omnidirezionali, ma posizionati in linea vicino alla cassa armonica del pianoforte, per garantire dettaglio e precisione dell’attacco percussivo dei martelletti. Il pianoforte ripreso è il più grande pianoforte a coda esistente: lungo 333 cm, pesante circa 650 chilogrammi e costruito interamente a mano in circa un anno, il Borgato Grand Prix 333 è senza nessun dubbio il re assoluto dei pianoforti a coda. In particolare va notata la profondità e la potenza delle note basse, che si presentano subito all’inizio del brano con un affondo decisamente impressivo. Quindi, ancora un test dinamico molto importante, ma anche u test per la capacità di tracciamento del sistema. PIANO (macro and micro dynamics and tracking capabilities) This is undoubtedly one of my best solo piano recordings ever made. Filmed with 2 + 3 microphones, i.e. a main stereo pair positioned 1.5 metres from the instrument, plus three microphones, always omnidirectional, but positioned in a line near the piano's soundboard, to ensure detail and precision of the hammer percussive attack. The revived piano is the largest grand piano in existence: 333 cm long, weighing approximately 650 kilograms and built entirely by hand in about a year, the Borgato Grand Prix 333 is undoubtedly the absolute king of grand pianos. In particular, it is worth noting the depth and power of the low notes, which appear immediately at the beginning of the piece with a decidedly impressive lunge. So, still a very important dynamic test, but also u test for the tracking capability of the system. A5 Midnight’s Summer Dream op. 21, Ouverture, 3:43 F. Mendelssohn Bartholdy – Orchestra di Padova e del Veneto, Zsolt Hamar, conductor Auditorium Pollini, Padova, 2007 DINAMICA Registrazione effettuata dal vivo utilizzando una tecnica mista basata su 6 microfoni: una sitema DECCA TREE centrale, con l’aggiunta di una coppia di microfoni omnidirezionali posizionati in linea col Decca Tree e molto larghi a destra e sinistra ed infine un microfono d’accento sulle percussioni per conferire il giusto dettaglio e la precisione dell’attacco. La cosa che va apprezzata è la capacità dinamica del sistema, ovvero una volta trovato un volume adeguato per il pianissimo iniziale, verificare la capacità di tenuta del sistema nei picchi di fortissimo. DYNAMICS Recording made live using a mixed technique based on 6 microphones: a central DECCA TREE, with the addition of a pair of omnidirectional microphones positioned in line with the Decca Tree and very wide on the right and left and finally an accent microphone on the percussion to give the right detail and precision of the attack. The thing that should be appreciated is the dynamic capacity of the system, that is, once an adequate volume has been found for the initial pianissimo, verify the holding capacity of the system in the fortissimo peaks. A6 “Prologo, si può?” da “Pagliacci”, 5:15 R. Leoncavallo – Orchestra U. Giordano, Gianna Fratta, conductor, Simone Piazzola, baritone Auditorium del Conservatorio U. Giordano, Foggia, 2006 IMMAGINE SONORA e DINAMICA e CAPACITA’ TRACCIAMENTO La registrazione è stata realizzata all’interno dell’Auditorium del conservatorio di Foggia, tuttavia simulando con il posizionamento di orchestra e solista la tipica situazione del Teatro lirico, ovvero l’orchestra avanzata, ma più bassa del solista (effetto “buca d’orchestra”) e appunto il solista arretrato fisicamente, ma rialzato rispetto all’orchestra stessa. L’effetto sonoro che va percepito è di un suono d’orchestra morbido e diffuso, e la voce del baritono autorevole, presente, in funzione della capacità di proiezione del suono da parte dell’impostazione vocale lirica, e tuttavia al tempo stesso immerso nell’ambiente del teatro. Si tratta anche di un impegnativo test dinamico e di tracciamento, giacchè volutamente posizionato nei solchi finali, notoriamente critici per la lettura di programmi impegnativi a livello dinamico, come questo. SOUND IMAGE AND DYNAMIC AND TRACKING The recording was made inside the Auditorium of the Foggia Conservatory, however, simulating with the positioning of the orchestra and soloist the typical situation of the Teatro Lirico, that is, the orchestra advanced, but lower than the soloist (effect “orchestra pit”) and precisely the soloist physically backward, but raised above the orchestra itself. The sound effect that must be perceived is of a soft and diffuse orchestral sound, and the voice of the authoritative baritone, present, depending on the ability of the lyrical vocal setting to project the sound, and yet at the same time immersed in the theatre environment. It is also a challenging dynamic and tracking test, as it is deliberately placed in the final grooves, which are notoriously critical for reading dynamically challenging programs like this one. B1 At The Jazz Band Ball, 3:36 L. Shields – Storyville Jazz Band Magister Recording Area, Preganziol, 2006 DETTAGLIO SONORO Questa registrazione è stata realizzata in un purissimo live in studio e in presa unica. Il piccolo gruppo dixieland era disposto con i fiati, e il banjo all’estrema destra, a semicerchio e la batteria al centro, un po’ rialzata, subito dietro il gruppo. Ancora una volta è un test utile per valutare una dinamica molto marcata, visualizzare i singoli strumenti nel momento in cui si propongono come solisti correttamente localizzati fra la sinistra e la destra dell’immagine sonora, a turno, ma utilissimo anche per testare la capacità di ricostruire il dettaglio sonoro, in particolare durante il solo della tuba, dovrete sentire più o meno al centro una specie di sfrigolio e riconoscerlo per quello che è, ovvero la cordiera del rullante della batteria, aperta, che vibra per simpatia con le frequenze basse della tuba. Infine, utile notare l’importante differenza dinamica fra la voce umana che dà il tempo all’inizio del brano e la molto maggiore pressione sonora degli strumenti. SOUND DETAIL This recording was made in a very pure live studio and single take. The small Dixieland group was arranged with the horns, and the banjo on the far right, in a semicircle and the drums in the centre, slightly’ raised, immediately behind the group. Once again it is a useful test to evaluate a very marked dynamics, to visualize the individual instruments when they present themselves as soloists correctly located between the left and right of the sound image, in turn, but also very useful to test the ability to reconstruct the sound detail, in particular during the tuba solo, You'll have to hear a kind of sizzle more or less in the center and recognize it for what it is: the open drum snare cord, which vibrates sympathetically with the low frequencies of the tuba. Finally, it is useful to note the important dynamic difference between the human voice that gives the tempo at the beginning of the piece and the much greater sound pressure of the instruments. B2 Afro-Amero *, 4:51 P. Faini – Art Percussion Ensemble Auditorium Pollini, Padova, 2011 DINAMICA Questo è uno dei due brani più impegnativi da riprodurre. Siamo al cospetto di un ricco ensemble di percussioni che offrono un campionario di suoni percussivi, vario, dirompente e definitivo. Intanto i due strumenti armonici, ovvero la marimba a destra e il vibrafono a sinistra, e poi tamburi di varie dimensioni, una poderosa gran cassa, campanelli e piccole percussioni varie, offrono un affresco sonoro molto piacevole, ma anche definitivamente complesso per qualunque sistema di riproduzione sonora. Dinamica ai massimi livelli possibili e pericolose insidie per la corretta tracciabilità del vostro sistema testina – braccio – giradischi. DYNAMICS This is one of the two most challenging songs to play. We are in the presence of a rich percussion ensemble that offers a diverse, disruptive and definitive sample of percussive sounds. First of all, the two harmonic instruments, the marimba on the right and the vibraphone on the left, and then drums of various sizes, a powerful bass drum, bells and various small percussion instruments, offer a very pleasant, but also definitively complex, sound fresco for any sound reproduction system. Dynamics at the highest possible levels and dangerous pitfalls for the correct traceability of your head – arm – turntable system. B3 El Cumbanchero, 4:24 R. Hernandez – Latin Jazz Band Teatro Pio X, Cartigliano, 2004 DINAMICA e DETTAGLIO E questo è il secondo brano più impegnativo… Ancora grande dinamica, ma soprattutto utilissimo per testare la capacità di risoluzione del sistema. Si tratta infatti di una grande big band di oltre 50 elementi, fra cui una ricchissima sezione di ottoni e di tipici legni d’orchestra e non ultimi ben quattro percussionisti che suonano varie tipiche percussioni, dalla batteria alle congas alle timbales. La registrazione effettuata live in studio all’interno di un teatro, prevede una ripresa che si basa su una coppia di microfoni omnidirezionali principali e poi molti altri microfobni d’accento utilizzati per dare luce ad ogni singolo strumento presente nell’organico: quindi un ricco suono ambientale non disgiunto da un precisissimo dettaglio di ogni sezione ogni solista. DYNAMICS and DETAIL And this is the second most challenging piece… Still great dynamics, but above all very useful for testing the system's resolution capability. It is in fact a large big band of over 50 members, including a very rich brass section and typical orchestral woodwinds and last but not least four percussionists who play various typical percussion instruments, from drums to congas to timbales. The recording, made live in a studio inside a theater, features a shot based on a pair of main omnidirectional microphones and then many other accent microphobnia used to illuminate each individual instrument in the ensemble: therefore, a rich ambient sound not separated from a very precise detail of each section, each soloist. B4 The Nearness Of You, 3:25 H. Washington, H. Carmichael – Lucia Minetti, Pietro Ballestrero, Stefano Profeta Magister Recording Area, Preganziol, 2017 VOCE FEMMINILE Gli ultimi due brani sono dedicati alla voce umana. In questo caso la voce di Lucia Minetti, splendido mezzosoprano dai toni ambrati e impressivi, si deve ascoltare nella sua rotondità non disgiunta da raffinate nuances in chiaro scuro, su un tessuto di accompagnamento minimale garantito dalla chitarra classica e dal contrabbasso. Ripresa live in studio in dominio interamente analogico, si può considerare una delle cinque migliori mie registrazioni di tutti i tempi. FEMALE VOICE The last two pieces are dedicated to the human voice. In this case, Lucia Minetti's voice, a splendid mezzo-soprano with amber and impressive tones, must be heard in its roundness, not separated by refined dark light nuances, on a minimal accompanying fabric guaranteed by the classical guitar and double bass. Live studio recording in an all-analog domain, it can be considered one of my top five recordings of all time. B5 Polka Dots And Moonbeans, 4:03 J. Van Heusen, J. Burks – Massimo Salvagnini Quartet, Stefano Riva Magister Recording Area, Preganziol, 2009 VOCE MASCHILE Concludiamo con la raffinata e calda voce di Stefano Riva, autentico crooner nello stile dei grandi interpreti americani, da Frank Sinatra a Nat King Cole, da Tony Bennet a Kurt Elling. Il cantante romano è accompagnato dal Quartetto di Massimo Salvagnini, su toni morbidi ed avvolgenti. Lo stesso Salvagnini ci regala sul finale uno spettacolare assolo al sax baritono. MALE VOICE We conclude with the refined and warm voice of Stefano Riva, a true crooner in the style of great American performers, from Frank Sinatra to Nat King Cole, from Tony Bennet to Kurt Elling. The Roman singer is accompanied by Massimo Salvagnini's Quartet, in soft and enveloping tones. Salvagnini himself gives us a spectacular baritone saxophone solo at the end.

BLUES - 30° ANNIVERSARY

BLUES - 30° ANNIVERSARY

BLUES - 30° ANNIVERSARY (CVLD395) Autore: AA.VV. Esecutore: AA.VV. Disponibile nei supporti: LP 1/4" Master Analogico realizzato nello studio VLS di Naquera (Spagna), partendo dalle registrazioni originali sia analogiche che digitali, queste ultime realizzate in alta risoluzione nativa, PCM wav 88.2kHz / 24bit Produzione: VELUT LUNA Produttore esecutivo: Marco Lincetto Ingegnere del suono in registrazione: Marco Lincetto Missaggio e masterizzazione: Marco Lincetto Fotografia interno: Marco Lincetto Impostazione grafica: Maurizio Ciato per Studio L'Image Era il primo di luglio del 2009. Decidemmo di muoverci da Memphis sul presto, otto, otto e mezza della mattina; perché da quelle parti, in quel periodo, il caldo ti uccide. Umido, tanto che come esci in strada sei già bagnato di sudore, anche se è mattina presto. La prima tappa era relativamente vicina, Clarcksdale, la capitale morale del Delta del Mississippi, la capitale morale del Blues. Centoventicinque chilometri tutti lungo la leggendaria Highway 61: sì, quella che ha cantato anche Bob Dylan, anche se lui la intendeva in direzione inversa rispetto a noi, da sud a nord. Sull’asfalto davanti al nostro pulmino Ford bianco, la strada, già arroventata dal sole, ci faceva apparire immagini immaginarie, miraggi di riflesso, all’orizzonte. E insieme a noi c’era il nulla, nessuno, solo campi arsi a destra e a sinistra. Verso le dieci e mezza vediamo finalmente la freccia che indica la deviazione per Clarcksdale, e la imbocchiamo. La cittadina pare deserta, le strade si distendono desolate in mezzo a filari di casette di legno decisamente male in arnese, con il variegato popolo afro-americano già sfiancato all’ombra risicata di porticati fatiscenti che avevano certamente visto tempi migliori. E la mia sensazione è strana, imperscrutabile, ancorchè decisamente inquieta, forse anche per via di quegli sguardi non minacciosi, ma piuttosto stupiti, che guardavano quel corpo decisamente anomalo che eravamo io e i miei sei amici dentro a quel pulmino bianco Ford, troppo lindo, moderno e intonso, che decisamente stonava in quel contesto. Dopo un po’ le casette finiscono e ci ritroviamo per così dire “in centro”: palazzine di quattro o cinque piani, pure queste un po’ decrepite, che si allungano all’interno di pochi blocks, squadrati. E senza un albero, così che il sole ha mano libera per far piazza pulita dei pochi sentimenti rimasti. Giriamo a destra, ancora a destra, poi a sinistra: ed appare la John Lee Hooker Lane: è la strada, breve, che porta al Delta Blues Museum, il tempio del Blues. Ora, noi europei siamo abituati ad un concetto di “museo”, che prevede austeri palazzi monumentali, tirati a lucido, con controlli armati per l’accesso, telecamere e tutto il campionario del controllo… Lì, niente di tutto questo. Una palazzina di mattoni rossi, bassa, discretamente manutenuta, costruita a fianco di una vecchia linea ferroviaria abbandonata, con i binari arruginiti, e con una tettoia con sotto la scritta “Delta Blues Museum”, pure lei arruginita. Nei musi ti aspetti un tranquillo movimento di avventori, attenti e discreti, con magari la classica scolaresca gioiosa e un po’ rumorosa: lì, ancora, niente di tutto ciò. Deserto. Nessuno. Solo noi. L’esposizione era tutta articolata all’interno di un percorso dentro ad un unico grande salone, dal soffitto non così alto come ti aspetteresti. E quello che era esposto erano memorabilia comuni: qualche strumento “appartenuto a”, qualche ninnolo, tantissime fotografie, storiche e non, molto belle, devo dire. E poco altro. Il giro si conclude rapidamente, ma l’inquietudine di prima, anziché placarsi, aumenta. C’è QUALCOSA che non riesco a focalizzare. Ad un certo punto, sento il suono cadenzato di una batteria, tipo qualcuno che sta provando qualche passaggio. Viene dalla zona dell’ingresso, ma lontano, dal basso, forse da qualche oscura cantina. Non scoprirò mai chi e dove era. A quel punto però mi accorgo di un vecchio, ma proprio vecchio, afro-americano, seduto dietro al banco di quello che sembra un bar; sta leggendo, distrattamente, un giornale sgualcito, mentre assapora una mefitica sigaretta, dall’odore, il puzzo, decisamente forte per uno come me, che non fuma. Mi viene immediato e naturale, dal profondo, la voglia, la necessità, di fargli una domanda, che mi ronza dentro da tanti anni, relativa ad una delle più famose leggende del blues, che racconta di come un bel giorno alla fine degli anni ’20 del ‘900, Robert Johnson, che era un povero raccoglitore di cotone senza arte né parte, nella campagna vicino a Clarcksdale incontrò il Diavolo – sì, proprio quello lì – che gli propose un patto: lui, il Diavolo, gli avrebbe garantito il successo in cambio della sua anima. E Johnson accettò. E il resto della storia è noto. Bhè, ecco allora che mi viene la domanda e aprendo bocca con fare incerto, chiedo al vecchio: “Mi sai dire dov’è il Crocicchio del Diavolo e di Robert Johnson?” Il vecchio non batte ciglio… ma lo alza, impercettibilmente, mentre contemporaneamente abbassa il giornale, squadrandomi, in silenzio. Un silenzio durato qualche eterno secondo, in cui in realtà il tempo si era fermato. Poi, socchiudendo le labbra bagnate dal sudore e arse dal fumo, mi disse: “Ehi guy… It’s Everywhere…!” E in quel momento, per la prima volta nella mia vita, compresi cosa significava la parola “Blues”. E il senso di inquietudine, scomparve nel pericoloso ghigno che comparve sul volto imperturbabile del vecchio. I musicisti ed io siamo persone fortunate, per aver ricevuto il privilegio di vivere queste emozioni difficilissime da raccontare a parole, ma che spero possano essere almeno un po' veicolate dalle tracce sonore rimaste nei solchi dei dischi. Per sempre. Grazie a Tutti, Marco Lincetto Dedico questo progetto a quel vecchio Afro-American col giornale, che mi ha fatto finalmente capire cos’è il BLUES.

GIANT MOON - 30° ANNIVERSARY- Salvagnini Quartet

GIANT MOON - 30° ANNIVERSARY- Salvagnini Quartet

GIANT MOON - 30° ANNIVERSARY (CVLD390) Autore: A.A.V.V. Esecutore: SALVAGNINI QUARTET Massimo Salvagnini, tenor saxophone Sandro Gibellini, guitar Giorgio Panagin, double bass Roberto Facchinetti, drums 88.2kHz / 24bit original recording made at Magister Recording Area, Preganziol, Italy, on February, 20, 2010 Production: Marco Lincetto for VELUT LUNA Recording, mix and mastering: Marco Lincetto Photo: Marco Lincetto Design and Layout: L’ImageQuando l'amico Marco Lincetto mi ha mandato questa musica perché ne potessi scrivere qualcosa, la mia mente ha imboccato una direzione apparentemente semplice e riduttiva, basata sulle quantità. Quanti bei CD ha prodotto Marco? Quanti di questi sono legati a Massimo Salvagnini? A quanti di questi ho scritto un'introduzione? La fase successiva, data la mia età, è stata il chiedermi "quanto ancora"? Quanti Cd mi potrò ancora commentare? Quanti bei CD potrà ancora produrre Marco? E quanta musica potrà ancora registrare Salvagnini? Come si vede facilmente, lo spostarsi del cursore lungo la linea del tempo ci porta ad intuire che il valore dei nostri atti, e perfino le nostre intenzioni, dipende dalla prospettiva dalla quale li abbiamo compiuti. Il primo CD è diverso dall'ultimo. Ci piacerebbe poter rimanere sempre in una prospettiva senza fine, ma arriva il punto in cui si capisce che la storia andrà avanti senza di noi, e che forse qualcuno con del tempo da perdere potrà rimettere in ordine le nostre vite in un modo che per noi stessi è impossibile. L'aspetto stupendo di queste riflessioni, fatte ascoltando i brani di questo CD, è che solo alla fine mi sono accorto che da sempre gli esseri umani si sono fatti domande del genere mentre osservavano la Luna, sapendo che quella grossa palla che ci gira attorno continuerà a girare a lungo anche dopo che il brusio delle nostre vite sarà terminato. In qualche modo, in questa musica ho ritrovato proprio questo stato mentale, anzi, un vero sentimento. Radu Lidjienko Londra 2014

THE SONGS OF BURT BACHARACH - Antonella Vitale Quartet and Friends

THE SONGS OF BURT BACHARACH - Antonella Vitale Quartet and Friends

THE SONGS OF BURT BACHARACH Antonella Vitale Quartet and Friends Available for sale: LP (Crystal Vinyl 180 gr. - Direct Metal Mastering - One Step) All compositions by Burt Bacharach / Hal David except for “Tra la sabbia e il mare aperto” by Antonella vitale All arrangements by Andrea Beneventano and Antonella Vitale Antonella Vitale Quartet Antonella Vitale, voice Andrea Beneventano, piano Francesco Puglisi, doublebass Alessandro Marzi, drums and percussions Featuring special guests: Gerry Popolo, saxophones and flute Aldo Bassi, flugelhorn Enrico Bracco, guitar 88.2kHz / 24bit original recording made at Magister Recording Area, Preganziol (Italy) on August, 27, 28, 29, 2007 and January, 3, 4, 5, 2008 Analog remix and remastering made at VLS Studio, Naquera (Spain) on May, 7, 2026 Marco Lincetto, producer Marco Lincetto and Stefano Isola, recording engineer Stefano Isola, editing engineer Marco Lincetto, mix and mastering engineer Marco Lincetto, cover photo L’Image, design and layout DMM and PET: La soluzione perfetta per i migliori vinili di sempre Direct Metal Mastering (DMM): L'audio viene inciso direttamente nel metallo (rame) utilizzando un sistema portante ad alta frequenza e speciali perni diamantati, vibranti a più di 40 kHz, per facilitare l'incisione (Father/Positive -> Galvanic/Negative Stamper -> Final Vinyl) Ciò consente una maggiore precisione nei solchi prodotti, con conseguente miglioramento dell'emissione sonora (in particolare con riduzione del rumore di fondo e maggiore risposta alle alte frequenze). Vantaggi effettivi dell'utilizzo di PET, polietilene tereftalato, nella stampa audiovinilica Centratura perfetta (eccentricità) verticale e orizzontale, garantisce una notevole riduzione del wow & amp; flutter durante la riproduzione. La superficie scanalata è ultra liscia, con conseguente rumore di fondo molto basso, che garantisce una dinamica più efficace, con una risposta transitoria molto migliore. Garantisce una minore deformazione della scanalatura durante il contatto con lo stilo, con conseguente maggiore durata nel tempo e maggiore estensione e stabilità delle alte frequenze. L'insensibilità all'elettricità statica significa che è molto meno sensibile all'accumulo di polvere e ai rumori estemporanei impulsivi (tic-tac) Lo stampaggio a iniezione, d'altro canto, è molto più preciso e quindi provoca una minore distorsione delle scanalature, quindi un'immagine stereofonica più stabile, una maggiore ampiezza, profondità e profondità spaziale. Note Antonella Vitale, jazz singer, ma anche sensibile autrice e musicista. Insieme ad una serie di valentissimi musicisti del panorama jazzistico italiano, quali Andrea Beneventano al pianoforte, Francesco Puglisi al contrabbasso, Alessandro Marzi alla batteria, Gerry Popolo ai sassofoni e al flauto, Aldo Bassi al flicorno e alla tromba ed Enrico Bracco alla chitarra, propone una nuova ed assolutamente originale rilettura di alcune delle più note canzoni di Burt Bacharach. Da “Walk on by” a “What the world needs now”, da “The look of love” a “I’ll never fall in love again”, da “Raindrops keep faling on my head” a… molte altre e in chiusura del disco sul lato A, una composizione originale di Antonella stessa. Il disco è stato registrato come di consueto nel grande studio AreaMagister Studio di Preganziol, utilizzando tecnologia digitale ad alta risoluzione in standard 24bit / 88.2kHz, ma soprattutto utilizzando le straordinarie macchine analogiche presenti in studio. E che dire del pianoforte, il nobile Steinway & Sons D274 Concert Grand, nato a New York nel 1930 ed oggi, perfettamente restaurato. Alla console due tecnici i cui nomi sono noti agli appassionati: Marco Lincetto, con ospite d’eccezione Stefano Isola. Suoni morbidi e dettagliati, dinamica di altissimo profilo, una voce bellissima ed ammaliante: un altro diamante purissimo delle Ladies di Velut Luna.

30 ANNI FUORI TEMPO - GOLD CD

30 ANNI FUORI TEMPO - GOLD CD

30 ANNI FUORI TEMPO GOLD CD THE METRONOMES: Francesco Michielin, voice, kazoo, chorus, "vocal trumpet" Carlo Piccoli, piano, chorus Stefano Fedato, drums, chorus Ora è un negozio di abiti da sposa, ma nel lontano 1994 la musica ruggiva nel mitico Bar Dolomiti di Conegliano. Francesco Michielin, Carlo Piccoli e Stefano Fedato ancora non sapevano che per i successivi sei (sei!) lustri avrebbero calcato le scene del panorama musicale italiano sotto l’intramontabile nome di Metronomes. Chi, quella sera di trent’anni fa, ha avuto il privilegio di assistere alla nascita del loro trio può vantarsi di essere stato testimone di un evento d’inestimabile rarità e importanza, pari forse solo alla scoperta dell’America o al passaggio della cometa Hale-Bopp. E infatti mi vanto, mi vanto eccome. E, mentre mi vanto, inserisco nel mio vecchio lettore CD il loro nuovo album: “Trent’anni fuori tempo”. Dopo tredici anni dall’uscita del mirabile “Adamo, Let’s Swing!”, i Metronomes tornano con questa bella antologia della loro produzione discografica a partire dal 1997 fino ai tempi più recenti. Poi, con l’inserimento di quattro pezzi nuovi, il disco acquista nuova linfa e ci mostra come questi eterni ragazzi siano bene o male rimasti uguali a quelli che, trent’anni fa, si riunirono al Bar Dolomiti. Di loro si è detto e si è scritto di tutto. La storia delle loro spettacolari performance live si muove sul filo teso che separa la realtà dalla vera e propria leggenda. Si dice, per esempio, che il cantante, sontuoso vocalist dall’ugola catramata matto come un cavallo – l’ho visto qualche settimana fa travestirsi con parruccone e occhialoni scimmiottando Elvis – in realtà sia un precisino maniaco dell’ordine. Dicono che tenga tutti i testi delle canzoni, da lui stesso vergati a mano, in dieci enormi volumi che si porta dietro alle serate. Lo hanno visto anche montare un complicatissimo aggeggio dal nome “portaspritz” senza il quale non affronta il concerto. Raccontano poi che il batterista, una volta, suonando As Time Goes By, abbia impresso una tale velocità al ritmo swing da far fumare le bacchette (per fortuna l’Oste aveva l’estintore e alle spalle un’approfondita formazione in materia di sicurezza nel caso di incendio). Per lui questi anni non sembrano essere passati, dimostra sempre trent’anni, ha tutti i capelli e neanche uno bianco (gli altri due metronomi invidiosi dicono che se li tinge), ma soprattutto mentre suona a ritmi indiavolati sorride e si diverte come un bambino. Anche il pianista, che usa la mano sinistra come un contrabbasso, è un tipo strano. Qualcuno racconta che suoni esclusivamente mosso dal proprio orecchio (un orecchio solo che muove dieci dita? Ma che prodigio è mai questo?). Non prova né studia i pezzi, ma se gli chiedi una canzone, lui la sa riprodurre con la precisione di un jukebox. E mentre suona batte i piedi e ondeggia sempre fuori tempo: resta un mistero come la canzone vada a tempo mentre lui segue chissà quale altro ritmo interno. Dal 20 aprile 1994 ne sono passati di ettolitri di vino rosso nell’ugola catramata del cantante Francesco, e di tasti bianchi e neri sotto le dita di Carlo, e di calli e bacchette tra le mani di Stefano. Eppure, la leggenda dei Metronomes continua a stupirci, a farci ridere e battere il piedino sotto il tavolo. Franco Ceci Colpis

30 ANNI FUORI TEMPO - AUDIOPHILE VINYL

30 ANNI FUORI TEMPO - AUDIOPHILE VINYL

30 ANNI FUORI TEMPO AUDIOPHILE VINYL - LIMITED EDITION CON FILE MASTER HD THE METRONOMES: Francesco Michielin, voice, kazoo, chorus, "vocal trumpet" Carlo Piccoli, piano, chorus Stefano Fedato, drums, chorus in consegna Ora è un negozio di abiti da sposa, ma nel lontano 1994 la musica ruggiva nel mitico Bar Dolomiti di Conegliano. Francesco Michielin, Carlo Piccoli e Stefano Fedato ancora non sapevano che per i successivi sei (sei!) lustri avrebbero calcato le scene del panorama musicale italiano sotto l’intramontabile nome di Metronomes. Chi, quella sera di trent’anni fa, ha avuto il privilegio di assistere alla nascita del loro trio può vantarsi di essere stato testimone di un evento d’inestimabile rarità e importanza, pari forse solo alla scoperta dell’America o al passaggio della cometa Hale-Bopp. E infatti mi vanto, mi vanto eccome. E, mentre mi vanto, inserisco nel mio vecchio lettore CD il loro nuovo album: “Trent’anni fuori tempo”. Dopo tredici anni dall’uscita del mirabile “Adamo, Let’s Swing!”, i Metronomes tornano con questa bella antologia della loro produzione discografica a partire dal 1997 fino ai tempi più recenti. Poi, con l’inserimento di quattro pezzi nuovi, il disco acquista nuova linfa e ci mostra come questi eterni ragazzi siano bene o male rimasti uguali a quelli che, trent’anni fa, si riunirono al Bar Dolomiti. Di loro si è detto e si è scritto di tutto. La storia delle loro spettacolari performance live si muove sul filo teso che separa la realtà dalla vera e propria leggenda. Si dice, per esempio, che il cantante, sontuoso vocalist dall’ugola catramata matto come un cavallo – l’ho visto qualche settimana fa travestirsi con parruccone e occhialoni scimmiottando Elvis – in realtà sia un precisino maniaco dell’ordine. Dicono che tenga tutti i testi delle canzoni, da lui stesso vergati a mano, in dieci enormi volumi che si porta dietro alle serate. Lo hanno visto anche montare un complicatissimo aggeggio dal nome “portaspritz” senza il quale non affronta il concerto. Raccontano poi che il batterista, una volta, suonando As Time Goes By, abbia impresso una tale velocità al ritmo swing da far fumare le bacchette (per fortuna l’Oste aveva l’estintore e alle spalle un’approfondita formazione in materia di sicurezza nel caso di incendio). Per lui questi anni non sembrano essere passati, dimostra sempre trent’anni, ha tutti i capelli e neanche uno bianco (gli altri due metronomi invidiosi dicono che se li tinge), ma soprattutto mentre suona a ritmi indiavolati sorride e si diverte come un bambino. Anche il pianista, che usa la mano sinistra come un contrabbasso, è un tipo strano. Qualcuno racconta che suoni esclusivamente mosso dal proprio orecchio (un orecchio solo che muove dieci dita? Ma che prodigio è mai questo?). Non prova né studia i pezzi, ma se gli chiedi una canzone, lui la sa riprodurre con la precisione di un jukebox. E mentre suona batte i piedi e ondeggia sempre fuori tempo: resta un mistero come la canzone vada a tempo mentre lui segue chissà quale altro ritmo interno. Dal 20 aprile 1994 ne sono passati di ettolitri di vino rosso nell’ugola catramata del cantante Francesco, e di tasti bianchi e neri sotto le dita di Carlo, e di calli e bacchette tra le mani di Stefano. Eppure, la leggenda dei Metronomes continua a stupirci, a farci ridere e battere il piedino sotto il tavolo. Franco Ceci Colpis

SE POTESSI AVERE...

SE POTESSI AVERE...

LP 180gr. su Top Clear Vinyl + FILE HD "...Se potessi avere" è un affettuoso ed accorato omaggio alla grande canzone leggera italiana degli anni '30 e '40 e, in definitiva, a quell'epoca, pur tanto tormentata e sofferta, ma ancora pregna di positività, sguardo verso il futuro e valori che forse oggi un po' si sono perduti (per non parlare della "qualità" delle canzoni leggere italiane di oggi...). Desidero sottolineare che si tratta di un omaggio e non, come negli ultimi anni è spesso capitato di riscontrare in operazioni analoghe, di una caricatura o di una rilettura in chiave più o meno ironica, più o meno contaminata. Fin dalla realizzazione degli arrangiamenti si è optato per una scelta strumentale rigorosamente filologica rispettando l'organico tipico delle compagini orchestrali dell'epoca (vedi ad esempio le orchestre dirette da Cinico Angelini); per proseguire poi con le scelte squisitamente interpretative dei due cantanti solisti (Luca Merlini e Giuliana Beberi), che hanno dedicato lunghi mesi allo studio dei grandi protagonisti dell'epoca e del loro stile, non tanto per "copiarlo", ma per farlo proprio. E lo straordinario risultato alla fine è lì, evidente: non viene imitato nessuno dei cantanti dell'epoca, ma Luca e Giuliana sembrano provenire direttamente da quegli anni. Un ulteriore motivo di interesse, testimone dello sforzo d'amore compiuto, è la realizzazione di tre nuovi brani, composti nello stile dell'epoca, dai tre arrangiatori di tutto il progetto, che sono i maestri Stefano Caniato, Fabrizio Castania e Patrik Trentini (quest'ultimo anche direttore dell'orchestra, sul podio). "...Se potessi avere" (English version) is an affectionate and heartfelt tribute to the great Italian light song of the 30s and 40s and, ultimately, at that time, although so tormented and suffering, but still full of positivity, looking towards the future and values that perhaps today a little lost (not to mention the "quality" of today’s Italian songs...). I wish to stress that this is a tribute and not, as has often happened in recent years in similar operations, a caricature or a reinterpretation in more or less ironic, more or less contaminated key. 96kHz / 24bit / 24 tracks original recording made at Magister Recording Area, preganziol (Italy), April, 8,9, 2004 Real time analog remix and remastering made at VLS Studio, Naquera (Espana), March 23, 2024 / Workflow: REMIX: 96/24 DAW player: MAGIX SEQUOIA 96kHz / 24bit / 24 tracks DA: LYNX AURORA "n" analog mix: RUPERT NEVE DESIGN 5059 + NEVE 8816 REMASTERING: compressor: MASELEC MLA-2 eq: MASELEC MEA-2 limiter: MASELEC MPL-2 RTR: STUDER A810 ---> analog master 88.2kHz / 24bit AD: PRISM SOUND AD2 DREAM ---> HD digital master Stefano Caniato plays BORGATO L 282 Concert Grandpiano, tuned by Luigi Borgato Production: Marco Lincetto (Velut Luna) Recording, remix and remastering: Marco Lincetto Design and layout: Studio L'Image

Two For The Road

Two For The Road

Two For The Road Chiara Pastò, Francesco Pollon *Il CD (NO JEWEL BOX) e i file HD sono all'interno del vinile. LA MEGLIO GIOVENTU’ di Marco Lincetto Chiara Pastò arriva finalmente a realizzare un disco di Jazz. Al quarto lavoro discografico, tutti realizzati con la mia etichetta Velut Luna e con me come produttore, la giovane, brillante, cantante padovana affronta ormai nel pieno della sua maturità artistica e vocale il suo “territorio d’elezione” a cui ha lavorato lungo tutto il suo percorso accademico e che ha praticato in molte occasioni concertistiche. Il repertorio di questo disco presenta alcuni famosissimi standard, come la title track o Round Midnight, ma anche una originalissima escursione nel celeberrimo brano di Astor Piazzolla, libertango, a cui la stessa Chiara dona un affascinate testo inedito. E poi un suo brano originale, scritto con Enrico Santacatterina, Just A Smile, che è un suo cavallo di battaglia di area pop, per così dire, oggi riletto in chiave di standard jazz. Un disco completo e maturo, che viene esaltato dalla sapienza pianistica, dal gusto sopraffino, condito da una tecnica mirabile di Francesco Pollon, forse il più rappresentativo pianista jazz italiano della giovane generazione, che attualmente vive ed opera a New York, dopo aver lì conseguito un prestigioso master alla Manhattan School Of Music - Jazz Arts. Insomma... I giovani, grandi musicisti, esistono ancora, e più che mai, in Italia: basta dare loro lo spazio che si meritano!

Stick To Duke

Stick To Duke

01 - Medley, 4:07 Night Time, Edward Kennedy Ellington, Doris Julian, Billy Strayhorn Azure, Edward Kennedy Ellington, Irving Mills 02 - La plus belle Africaine, 6:05 Edward Kennedy Ellington 03 - Medley, 4:07 Dancers in Love, Edward Kennedy Ellington Jump for Joy, Edward Kennedy Ellington, Sid Kuller, Paul Francis Webster 04 - The Star Crossed Lovers, 3:26 Edward Kennedy Ellington, Billy Strayhorn 05 - Medley, 5:54 Pyramid, Edward Kennedy Ellington, Irving Gordon, Irving Mills, Juan Tizol Moonlight Fiesta, Irving Mills, Juan Tizol 06 - Awful Sad, 3:52 Edward Kennedy Ellington 07 - Fleurette Africaine, 3:56 Edward Kennedy Ellington 08 - Echoes of Harlem, 2:13 Edward Kennedy Ellington 09 - Pitter Panther Patter, 2:59 Edward Kennedy Ellington 10 - Duke Ellington’s Sound of Love, 4:10 Charles Mingus Total Time, 40:55 SELFIE JUNGLE Federico Zaltron, violino Caterina Salizzato, violoncello Glauco Benedetti, tuba Federico Pierantoni, trombone Marcello Abate, chitarra 24bit / 88.2kHz original live-in-studio recording made at San Giacomo Spazio d'Arte Albignasego, Italia, on April, 30th, 2022 Production: VELUT LUNA Executive producer: Marco Lincetto Musical Producer: Marco Lincetto Balance, mix and mastering engineer: Marco Lincetto Pro Tools operator: Cristiano Zatta Video maker: Michele Zangrossi Cover art: Michele Bertoldi Design and Layout: L'Image Selfie Jungle è un quintetto che onora e stravolge la musica dell’orchestra di Duke Ellington. Registrato con la tecnica del live-in-studio alla presenza di una manciata di selezionati ascoltatori, questo disco si avvale di un suono caratterizzato da straordinaria presenza e plasticità, con un'immagine sonora incredibilmente aderente alla realtà dell'esecuzione, di cui sopra potete vedere un'esauriente immagine fotografica. Timbrica, Immagine e Dinamica ai massimi livelli, per un disco imperdibile per ogni appassionato di grande musica, anche straordinariamente incisa. Selfie Jungle Quintet pay honor, but also upset the music of the Duke Ellington's Orchestra.

KD

KD

1 - Dorham's Epitaph,  1:40 2 - Monaco,  6:02 3 - None Shall Wander,  5:32 4 - Lotus Blossom,  6:01 5 - La Mesha,  5:46 6 - Jazz-classic,  6:09 7 - Sunset, 5:04 8 - Blues Elegante,  5:05   Tot. Time:  41:24   All compositions by Kenny Dorham   Lorenzo De Luca, sax Martino De Franceschi, double bass Marcello Abate, guitar Marco Soldà, drums   88.2kHz / 24bit digital recording made at Magister Recording Area, Preganziol- Italy,  on January 5, 2021   Production: VELUT LUNA Executive Producer: Marco Lincetto Balance recording engineer: Marco Lincetto Pro Tools operator: Andrea Valfrè Mix and Mastering engineer: Marco Lincetto Photo: Marco Lincetto Design and layout: L'Image   Questo disco si avvale anche del contributo economico del PROGETTO LPM, nato da un atto di mecenatismo privato e finalizzato a sostenere l'avvio all'attività professionale dei giovani eccellenti fra i laureandi e i laureati dai Conservatori Statali di Musica del Veneto.   TESTI   Kenny Dorham (a differenza del quasi coetaneo Miles Davis) viene spesso inserito nella categoria dei musicisti sottovalutati, nonostante una carriera molto intensa; in effetti soprattutto nel suo ultimo periodo - è morto nel 1972 - non ha avuto vita facile. Un aspetto che però caratterizza e nobilita la figura di KD (così viene chiamato dai jazzisti) è la sua attività di compositore: sono oltre la sessantina i brani da lui scritti, tutti interessanti, articolati e a volte molto lirici. Numerose sue composizioni sono entrate a far parte del repertorio jazzistico contemporaneo e questo CD ne è la prova. L’energia e la creatività di Lorenzo, Marcello, Martino e Marco dimostrano come sia possibile dare una versione assolutamente contemporanea e non datata delle composizioni di KD rispettando pienamente l’idea originaria dell’autore. Lunga vita a KD! Pietro Tonolo Kenny Dorham (differently from his almost contemporary Miles Davis) is often enclosed in the category of the undervalued musicians, despite a really intensive career. Indeed, in particular in his latter period – he died in 1972 – his life has not been easy. An aspect that characterises and dignifies KD (as he is called by jazz players) is his activity as a composer: there are more than sixty pieces he has written, all interesting, flowing and at times, particularly lyric. Many of his compositions have become part of the contemporary jazz repertoire and this CD is a demonstration of it. Lorenzo, Marcello, Martino and Marco’s energy and creativity show as it is possible to give an absolutely contemporary version of KD’s works, without date, fully respecting the author’s original idea. Long live KD! Pietro Tonolo     Quando ci è stato proposto di realizzare un omaggio alla musica di Kenny Dorham, abbiamo colto l’occasione con entusiasmo e curiosità. Il lavoro che ne è uscito è il prodotto delle nostre numerose esperienze come gruppo (condivise sia in ambito accademico sia artistico) e del nostro background musicale, dal quale abbiamo attinto nel reinterpretare un repertorio intriso di colori e suoni affascinanti. Di fatto, abbiamo scelto le composizioni più vicine alla nostra sensibilità, in alcuni casi deviando dall’idea originaria del trombettista.  Sonorità afrocentriche, reminiscenze blues e delicato lirismo trovano negli elementi tipici del bebop il loro denominatore comune, fornendoci un materiale ricco sul quale lavorare senza stravolgerne, di per sé, l'essenza. Affrontare un lavoro monografico su un autore prolifico come KD è stata un’opportunità stimolante: collaborare  ad  un  progetto  discografico  in  un  periodo  in  cui  gli  incontri  sono  rari,  ha rappresentato  per  noi  una  sfida,  mettendoci  alla  prova  nel  realizzare  un  album  che  fosse  il  più  fedele possibile  a  un’esecuzione  dal  vivo. Lorenzo, Marcello, Marco, Martino When we were suggested to perform a homage to Kenny Dorham’s music, we took the opportunity with both enthusiasm and curiosity. The result has been the result of our various experiences as a group (shared in both academic and artistic field) as well as of our musical background, from which we drew in the reinterpretation of a repertoire full of fascinating colours and sounds. As a matter of fact, we chose the pieces that were nearer to our sensitivity, a few times turning away from the trumpet player’s original idea.  Afrocentric sonorities, blues reminiscences and delicate lyrism find their common denominator in the typical elements of bebop, providing us with a rich material on which it is possible to work without upsetting its essence. Facing a monographic work on a prolific author such as KD has been a stimulating experience: contributing to a discographic project in a period when meetings are rare, has represented a challenge for us, making us test how to produce an album as close as possible to a live performance. Lorenzo, Marcello, Marco, Martino  

AT TIME IT IS

AT TIME IT IS

  Dopo due dischi, Weke music for piano & string e Eclectic Inside, dedicati fondamentalmente alla composizione per pianoforte e string orchestra, At times it isvuole essere un ritorno ad un processo creativo che mira, attraverso il trio jazz (piano, basso elettrico e batteria), la viola e il canto, alla essenzialità della forma e dello stile senza rinunciare ai tratti distintivi che da sempre caratterizzano il mio stilo compositivo ovvero la voglia di raccontare delle storie nel segno del crossover style. Le composizioni, tra di loro differenti per stile, pathos e forma, si caratterizzeranno sempre da una struttura formale solida legata al jazz cameristico influenzato dal pop, funky, latin e alcuni stilemi ritmici e melodici tipici della cultura araba. Da sempre sono convinto che ciò che accomunala musica dei nostrigiorni, in particolare il jazz, e la musica del passato, in particolare quella barocca, è che in entrambi i generi è possibile suonare anche “ciò che non è scritto”. Da ciò è nata l’esigenza di omaggiare “a modo mio” due compositori del passato ma al contempo modernissimi come J. S. Bach e Girolamo Frescobaldi che hanno fortissimamente influenzato la mia formazione musicale. Infine un grazie ai miei compagni di questa avventura i quali hanno condiviso “la mia idea di fare musica”. Vincenzo Cipriani nato a Bad Canstatt (Germania) il 12 Ottobre 1969, pianista, organista e compositore, è docente presso il Conservatorio E.R. Duni di Matera di armonia jazz, ritmica della musica contemporanea, ear training. Ha pubblicato due cd di sue composizioni inedite Weke music for piano & string (Velut Luna, 2010), Eclectic Inside (Farelive, 2018). Ha tenuto tourneè internazionali in Cina,Hong Kong, Lithuania, Belgio, Brasile, Thailandia, Turchia, Egitto, Romania, El Salvador, Germania e Francia. Ha eseguito le sue composizioni in reading teatrali collaborando con diversi attori tra cui Giancarlo Giannini, Michele Mirabella, Silvia D’Amico.            

JAZZ NATURE

JAZZ NATURE

Lucia Minetti, voice Pietro Ballestrero, guitar Stefano Profeta, double bass Production: VELUT LUNA Executive producer: Marco Lincetto Recording, mix and mastering engineer: Marco Lincetto Cover photo: Massimo Forchino Inside photos: Marco Lincetto Design and layout: L'Image The recording was made direct to stereo master, strictly live-in-studio, during only one session at MagisterArea Studios, Main Hall, Preganziol, Italy, on September 23rd, 2017 THIS IS A PURE AUDIOPHILE RECORDING: during the recording of the digital HD PCM 88.2kHz/24bit master and the contemporary analog master and the subsequent transfer to disc, the entire audio chain was trasformerless. The signal was not passed through any processing device (no compression, no equalization and no corrective editing) at any step during production. Presentazione di Lucia Minetti Negli anni ho cantato ed amato molti repertori, esplorando mondi sonori differenti, dal fado alla musica brasiliana, dalla canzone francese al jazz. Dai tempi del mio disco ?Elle?, fatto nel 2003 insieme al mio maestro Giorgio Gaslini, questo ? il mio primo lavoro completamente dedicato agli standards del grande songbook americano, quasi un ritorno, atteso e raggiunto con la maturit? acquisita dopo un lungo viaggio, al cuore di quello che ? sempre stato il principale punto di riferimento del mio percorso. Come se fosse parte della propria natura, il jazz pu? costituire per un musicista una maniera di rapportarsi in generale all?arte, un desiderio di libert?, una voglia di provare emozioni sempre nuove, di rischiare e di mettersi in gioco ogni volta in cui ci si esprime. Insieme a Pietro e Stefano ho trovato una profonda condivisione di questo spirito, questa indole, che abbiamo voluto chiamare ?JAZZ NATURE?, e che ha da subito costituito la chiave per leggere un vasto repertorio di canzoni, dagli anni ?30 ai ?70, trovando il nostro suono di gruppo e selezionando con grande piacere i brani per il disco. Cogliendo appieno la filosofia di questa ricerca e proiettandoci completamente nell?epoca di quel jazz, Marco Lincetto ci ha proposto una modalit? di registrazione rigorosamente live in studio, che esaltasse al massimo le caratteristiche del nostro approccio ?NATURE?, nonch? le straordinarie qualit? tecniche della ripresa audio. Abbiamo accettato con entusiasmo la difficile sfida, e vissuto insieme un?esperienza incredibile, due giornate durante le quali la musica ? stata suonata, cantata, ascoltata ed incisa con la stessa tensione e la stessa intensit? emotiva che si prova nei migliori concerti. Lucia Minetti

ROOTS

ROOTS

VELUT LUNA CVLD279 - ROOTS upc: 8019349159555 ISCR: ITW311627901 ..02 ..03 ... Il chitarrista torinese Pietro Ballestrero firma il suo quarto lavoro solista con l’etichetta Velut Luna, qui insieme ad Achille Succi, musicista italiano tra i più interessanti, apprezzato anche all’estero come specialista del clarinetto basso. In questo progetto ognuno dei due strumenti può essere cantante o bassista, creare linee melodiche oppure riffs, ritmo e armonia, per dar vita ad un intenso dialogo che fonde scrittura, improvvisazione jazzistica e contrappunto. La profonda ricerca timbrica, che permette al duo di spaziare con omogeneità da composizioni originali fino ai Radiohead e Nick Cave, è fedelmente ritratta con un’incisione “live in studio” dal fonico e produttore Marco Lincetto, che ancora una volta ci regala una qualità audio straordinaria. Guitar player Pietro Ballestrero signs his fourth work as a leader with the label Velut Luna, here together with Achille Succi, one of the most interesting Italian musicians today, well known also abroad as a specialist on bass clarinet. In this project each one of the two instruments can be a lead voice or a bass player, creating melodic lines or riffs, rhythm and harmony, in order to give birth to an intense dialogue that melts written material, jazz improvisation and counterpoint. The deep timbrical research, allowing the duo to range seamlessly between original compositions and a couple of beautiful covers from Radiohead and Nick Cave, is faithfully portrayed with a “live in studio” recording by the producer and sound engineer Marco Lincetto, who once again makes us the gift of an extraordinary audio quality. TRACKLIST 1 Hopeful triads (P. Ballestrero) 7:13 2 Non vuole uscire (Achille Succi) 4:27 3 Upi (P. Ballestrero) 6:02 4 Gigiù madama (Achille Succi) 4:00 5 Ugo (P. Ballestrero) 6:42 6 I cavalieri della tavola rotonda (P. Ballestrero) 6:02 7 Gentle snow (Achille Succi) 6:34 8 Paranoid android (Radiohead) 7:14 9 Roots (P. Ballestrero) 3:23 10 Into my arms (Nick Cave) 3:41 Total Time: 55:22 24bit/88.2kHz recording made live-in-studio at Areamagister Recording Studios, Preganziol (Italy), on September 27th and 28th, 2016 Production: Velut Luna Executive producer: Marco Lincetto Recording, mix and mastering: Marco Lincetto Design: Limage Photographs: Andrea Faggiano, Marco Lincetto, Manù Ballestrero

LUSH MUSIC

LUSH MUSIC

Lush Music: il meraviglioso caleidoscopio di Billy Strayhorn Negli ultimi anni gli studi e gli approfondimenti sulla figura, il ruolo e l’arte di Billy Strayhorn hanno portato sempre più gli studiosi e i musicisti a valorizzarne la personalità, affrancandola dal cono d’ombra della immensa figura di Duke Ellington di cui fu stretto collaboratore per quasi trent’anni. Il centenario della sua nascita - nel 2015 - ha dato nuovo impulso e stimoli agli approfondimenti sull’arte e le grandi qualità musicali di Stray, come veniva chiamato dai musicisti dell’orchestra. Ellington, che ebbe con lui un profondissimo rapporto umano e artistico, non nascose mai la sua ammirazione e gratitudine esprimendola così nella sua celebre autobiografia Music Is My Mistress (1973): "Billy Strayhorn was my right arm, my left arm, all the eyes in the back of my head, my brain waves in his head, and his in mine." La sua attività nella compagine ellingtoniana si svolse nei ruoli di compositore, arrangiatore e pianista (sia in studio che dal vivo), portando una certa trasparenza nell’orchestrazione del complesso linguaggio armonico del leader e - con alcune delle sue composizioni - una coloritura classicheggiante: oltre ad avere collaborato alle opere di ampio respiro in capolavori quali Such Sweet Thunder, A Drum Is a Woman, The Perfume Suite, The Far East Suite, Anatomy of a Murder, The Nutcracker Suite, egli scrisse una serie di brani che divennero delle hit dell’orchestra tra cui spiccano Take the "A" Train e Chelsea Bridge. In questo album l’ensemble N.P. Stray Horns, nato nell’ambito delle attività dell’Associazione New Project attiva tra Trento e Bolzano, incontra la musica di Strayhorn, rileggendo alcuni capolavori della sua produzione, dal giovanile e celeberrimo Lush Life all’ultima opera registrata postuma pochi mesi dopo la sua prematura scomparsa nel 1967 da Ellington stesso, Bloody Count. Il progetto è stato concepito come una opera collettiva, in cui molti dei musicisti coinvolti hanno dato un contributo arrangiando le pagine originali, dando vita a un caleidoscopio sonoro in cui la musica del compositore afroamericano è stata riletta con rispetto, ma anche con un certo spirito di avventura che contraddistingue sovente le reinterpretazioni jazzistiche. Roberto Spadoni 24bit/88.2kHz original recording made at MagisterArea Studio, Preganziol - Italy on March 26 & 27, 2015 Production: Velut Luna Executive Producer: Marco Lincetto Recording, Mix and Mastering Engineer: Marco Lincetto Photo: Marco Lincetto Design and Layout: Layout Sales Manager: Patrizia Pagiaro

SETTE PASSI VERSO IL CIELO

SETTE PASSI VERSO IL CIELO

"...Non è classica, non è jazz..." Questa frase è una sorta di mantra che mi ritrovo a ripetere da che ho iniziato l'avventura culturale di Velut Luna circa 20 anni fa, quando cerco di descrivere molte delle mie produzioni discografiche. La musica di Roberto Manuzzi non solo asseconda in pieno questo "mantra", ma, se possibile, mette ancora di più in luce quelle caratteristiche peculiari della grande musica di oggi che io amo e cerco negli artisti che decido di produrre. Sono brani che respirano a pieni polmoni la contemporaneità: ovvero si nutrono in modo naturale delle mille, e non più mille, fonti di ispirazioni che hanno riempito i pentagrammi per secoli di musica prima di noi. I "quadri musicali" di Roberto Manuzzi hanno poi una caratteristica che sa renderli naturalmente amabili, ovvero la forza descrittiva e la carica emotiva. Sapientemente, il compositore ferrarese non rinuncia alla melodia, ma la sa supportare con armonie mai banali, ma neppure ostentatamente dotte. Fa della leggerezza la sua forza, così come sa farlo solo un bozzetto impressionista di Monet. Passeggiando verso il cielo, i sassofoni di Manuzzi accompagnano l'ascoltatore in un viaggio pacato, che inizia al tramonto e prosegue la notte: un viaggio permeato di una ricca vitalità, espressiva e colta, ma soprattutto mai stucchevolmente afflitta da vanità cattedratiche o, peggio, da ruffiana banalità. Roberto Manuzzi Musicista poliedrico, sassofonista, compositore, è nato a Roma e risiede da tempo a Ferrara. E’ autore di colonne sonore per il teatro ed il cinema, insegnante e sperimentatore di vari linguaggi musicali contemporanei. Ha pubblicato diversi CD a suo nome con varie etichette discografiche e molti altri come arrangiatore ed esecutore. Ha affiancato ininterrottamente dal 1979 al 1990 il percussionista friulano Andrea Centazzo come solista e arrangiatore, collaborando con musicisti come Paolo Fresu, Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Radu Malfatti, Albert Mangelsdorff, partecipando ad alcuni tra i più importanti festival jazz in Italia e all'estero. E’ coordinatore didattico dei corsi di jazz e docente di musica di insieme jazz presso il Conservatorio “G. Frescobaldi” di Ferrara. Dal 1986 al 2013 è stato sassofonista e polistrumentista del gruppo del celebre cantautore Francesco Guccini, partecipando a tutte le sue tournèe e alla realizzazione dei suoi lavori discografici. Le sue composizioni sono pubblicate a stampa dalle case editrici EUFONIA e WICKY MUSIC. Paola Tagliani Pianista dalle grandi doti espressive e tecniche, è nata a Ferrara dove risiede e dove ha frequentato il locale Conservatorio diplomandosi in pianoforte con il massimo dei voti sotto la guida della professoressa Rina Cellini. Successivamente presso il medesimo istituto ha conseguito, sempre con il massimo dei voti, la laurea biennale di secondo livello in Discipline Musicali (pianoforte) Insegnante e didatta, svolge attività concertistica sia in formazioni cameristiche che in formazioni orchestrali. Ha collaborato a produzioni televisive e alla sonorizzazione di eventi multimediali. Ha eseguito in solo e in duo con Rina Cellini musiche di Mozart, Beethoven, Schumann, Brahms presso il Teatro Comunale di Ferrara in varie stagioni concertistiche. Con l’”Orchestra Città di Ferrara” ha eseguito inoltre i concerti K413, K414, K415 di W. A. Mozart ed il concerto in sol maggiore di Haydn (con la cadenza scritta da Nino Rota)  

SOMEONE LIKES IT ZOMBIE !

SOMEONE LIKES IT ZOMBIE !

MR ZOMBIE ORCHESTRA Una batteria magmatica in costante movimento, un basso sempre pienamente al centro della situazione, chitarra e pianoforte liquidi e inafferrabili e allo stesso tempo capaci di unire mondi distanti… questo è il primo impatto all’ascolto live di “Mr Zombie Orchestra”, un gruppo che mostra anche all’ascoltatore più distratto di possedere molti più riferimenti di quanti essi stessi dichiarino nel loro manifesto programmatico che cita sullo stesso piano Jelly Roll Morton e Secondo Casadei (ma ai quali si possono tranquillamente aggiungere Anibal Troilo, Georges Bizet, Danny Elfman, Ennio Morricone, Django Reinhardt, e l’elenco non finisce certo qui) L’impressione è di una sapiente ricerca fatta assecondando un gusto “onnivoro” che tuttavia riesce magicamente a dare una sensazione di compiutezza e di stile. La “Mr Zombie” trascina il pubblico in una favola, ricreando l’atmosfera di un’ orchestrina dell’inizio del XX secolo che mescola valzer, jazz, mazurche e tanghi senza curarsi altro che del divertimento del pubblico e del proprio personale godimento musicale. Solo che l’orchestrina in questione, anziché riemergere da un passato oleografico, sembra decisamente proveniente dal terzo millennio o persino oltre, più simile per tanti versi alla “cantina band” delle api di Star Wars che a certi remake swing del recente passato discografico. Il risultato è qualcosa di ben diverso dal materiale utilizzato, un risultato che spiazza e affascina per le continue prestidigitazioni operate da questi giovani apprendisti stregoni. La bravura indiscutibile dei quattro, assai a loro agio in tutti gli stili musicali che mescolano nel loro magico calderone, rende il progetto un unicum interessantissimo nel panorama musicale italiano, così avaro di intelligenza musicale di questi tempi. Roberto Manuzzi

DO IT! - LIVE

DO IT! - LIVE

Pop. Original compositons by: J. M. Serrat, E. Ahbez, G. & I. Gershwin, S. Wonder, C. Porter, P. Daniele, V. Matteucci, R. Rodgers - L. Hart, L. Tenco, H. Warren - J. Brooks, A. Ramirez - F. Luna. Vittorio Matteucci voice; Syntax Quartet: Marco Strano tenor and soprano saxophones, Bruno Cesselli grandpiano, Federico Malaman doublebass and electric bass, Massimo Manzi drums 96kHz/24bit original live-in-studio two tracks direct to master recording made at MagisterArea Studios, Preganziol, on July 16th, 2011.  Vittorio Matteucci è universalmente considerato il Re del Musical Italiano (già primo protagonista di "Notre Dame de Paris", poi "Dracula", per la PFM, Scarpia, per la "Tosca" di Dalla, "Dante Alighieri", nell'omonima opera di Frisina, l'Innominato, ne “I Promessi Sposi”...), ma prima ancora è stato per molti anni leader della US Band, che ha accompagnato fra gli altri Smokey Robinson e James Brown. E poi ancora cantante della band di Demo Morselli. Insomma, Vittorio è un grande interprete: una grande voce, un eccellente attore sul palcoscenico. Incarna come pochissimi altri artisti italiani ciò che negli Stati Uniti è quasi obbligatorio, ovvero saper cantare, recitare, ballare… Sa muoversi su un palcoscenico con la naturalezza e l’autorevolezza dei grandi. Anche il suo repertorio spazia dalla canzone d’autore al jazz, con il classico approccio del grande “crooner”. Arriva quindi in modo molto naturale l’idea di produrre questo disco, interamente dedicato ad alcuni dei più noti ed affascinanti standards dell’American Song Book e della canzone d’autore italiana, in qualche modo resi “omogenee” dagli splendidi arrangiamenti di sapore prettamente jazzistico realizzati da Bruno Cesselli e da Federico Malaman, rispettivamente pianista e bassista del Syntax Quartet, il quartetto jazz voluto e guidato dal sassofonista Marco Strano, che accompagna Vittorio in questo progetto (completa il “dream team” il batterista Massimo Manzi, altro gigante – in tutti i sensi – della scena jazz internazionale). Ho finora molto insistito sul concetto di “palcoscenico”, giacchè la dimensione più naturale sia per Vittorio che per i musicisti che lo affiancano è senza dubbio quella “live”. Per questo motivo abbiamo deciso di registrare questo disco dal vivo, al termine della tournee estiva 2011. Volendo però garantire la migliore qualità tecnica possibile, abbiamo deciso di concepire e realizzare un evento live decisamente sui generis. Sfruttando le caratteristiche fisiche ed acustiche della sala principale degli studi MagisterArea di Preganziol – che possiamo a ben diritto assimilare ad un “piccolo auditorium” – abbiamo invitato un piccolo gruppo di amici che, assistendo al concerto come “pubblico”, hanno garantito la dimensione live più autentica. Al tempo stesso, evidentemente, abbiamo potuto sfruttare tutte le raffinatezze tecniche tipiche di un grande studio di registrazione, in modo tale da non rinunciare in nulla alla migliore qualità sonora della ripresa. La registrazione poi è stata realizzata in modo “vintage” sia per l’approccio, sia per la maggior parte delle attrezzature impiegate (evidente il nostro omaggio ai ruggenti anni ’60 di un’etichetta storica quale la Blue Note): e quindi missaggio in diretta su master due tracce stereo, sia analogico su bobina open reel da ¼” a 38 cm/sec, che digitale, su file stereo PCM 96kHz/24bit, sfruttando la superba conversione AD garantita dal Prism Sound Dream AD2. E non si può non segnalare l’utilizzo dei leggendari microfoni Neumann U 47 e U 87, del banco di missaggio analogico Soundcraft 3200 con gli stadi analogici modificati su nostre specifiche e di tutta una serie di outboard di controllo rigorosamente valvolari. Il risultato del nostro lavoro è ora finalmente disponibile per tutti: buon ascolto.

CHRISTMAS

CHRISTMAS

Pop: original compositions by J. Pierpoint, J. Styne & S. Cahn, M. Jackson, M. Carey & W. Afanasieff, M. Parish & L. Anderson, G. D. Weiss & B. Thiele, J. Beal & J. Boothe, G. Michael, J. Marks, R. Smith & F. Bernard, J. Mohr & F. Gruber, J. F. Coots & H. Gillespie, F. Mendellsohn-Bartholdy, J. Lennon & Y. Ono, I. Berlin, P. Doddridge & E. F. Rimbault. Latin Jazz Band conductor Renzo De Rossi. 24bit/88.2hKz digital recording made at Teatro Sociale, Cittadella, on November, 20 & 21, 2010.  Fra i brani musicali, le canzoni, “immortali” non si possono non considerare quelli dedicati al Natale. La magia delle classiche atmosfere natalizie è e resta tale a qualsiasi latitudine, pur magari per motivi differenti. Queste musiche, alcune delle quali appartenenti ad una tradizione popolare che si perde nella notte dei tempi, altre composte da grandi autori classici, altre ancora frutto della cultura pop dei nostri giorni, hanno la capacità di reinventarsi ad ogni differente esecuzione, grazie agli arrangiamenti per gli organici più differenti. Ed ecco allora scorrere senza soluzione di continuità Jingle Bells, Let it snow!, Sleigh Ride, Silent night, Rudolph, Santa Claus is coming to town, White Christmas, Oh happy day, e molte alter. Quest’anno Velut Luna affida la celebrazione del Natale ad una grande Big Band dal sapore jazzistico – la Latin Jazz Band: 45 maestri d’orchestra, diretti da Renzo De Rossi, in grado di sprigionare una straordinaria energia e vitalità, offrendo non pochi spunti di originalità, grazie ad arrangiamenti a volte sorprendenti di temi notissimi. Registrato come sempre in formato digitale ad alta risoluzione 88.2kHz/24bit, con la tecnica del “live-in-studio” nella bellissima acustica del Teatro Sociale di Cittadella, in provincia di Padova, questo disco si caratterizza per un grande impatto sonoro non disgiunto da una spumeggiante dinamica.

BIG BAND BOND

BIG BAND BOND

JAZZ:Original compositions by various authors. All arrangements & Orchestration by Giordano Bruno Tedeschi & Linda Anzolin. Fabiana Martone voice; Big Band Ritmo Sinfonica from Verona, conductor Marco Pasetto. 24bit/96kHz/38 tracks original recording, made real-live-in-studio at Auditorium Comunale, Chiuppano (Italy), on July, 11th, 2010.  Il fascino immortale dell’agente 007 attraverso le musiche dei suoi film “Il mio nome è Bond… James Bond!” Senza dubbio questa è una delle più celebri battute rese famose dal mondo di celluloide. E James Bond, l’agente 007 dei Servizi Segreti di Sua Maestà Britannica, è un’autentica icona del nostro tempo, nota ed amata da tutti. Questa figura è immediatamente riconoscibile con semplici immagini diventate veri e propri “brand” (il noto profilo nero con la pistola incrociata), ma viene anche immediatamente evocata da una manciata di canzoni celeberrime che hanno contribuito a consolidare la leggenda di questo personaggio nato dalla fantasia di Ian Fleming: “Goldfinger”, “For your eyes only”, “Live and let die”, “Diamonds are forever”, “You only live twice” e molte altre, rese celebri dagli interpreti originali, star internazionali quali Paul McCartney, Shirley Bassey, Carly Simon, Nancy Sinatra, Sheena Easton. Nell’anno del suo 15esimo anniversario di attività, Velut Luna, in collaborazione con la nota rivista Audioreview, ha deciso di rendere uno spettacolare omaggio in musica al mondo di 007, realizzando un progetto discografico che vede 12 delle più celebri canzoni legate ai film (fra cui quelle poco sopra citate), arrangiate in una nuova sontuosa versione per una grande Big Band composta da oltre 50 maestri d’orchestra (la Big Band Ritmo Sinfonica Città di Verona, diretta dal Maestro Marco Pasetto). E con una straordinaria protagonista vocale che risponde al nome di Fabiana Martone, stella nascente del panorama musicale italiano. Si tratta di un disco che unisce spettacolarità sonora, grazie ad un’incisione realizzata con le più sofisticate tecnologie oggi disponibili, immediatezza e godibilità assoluta, grazie al fascino delle melodie immortali perfettamente riprodotte dai nuovi arrangiamenti e sottolineate dalla voce cristallina e sensuale di Fabiana Martone, ovvero una delle più valide interpreti italiane degli ultimi anni. Un disco pensato per essere godibile e fruibile da chiunque: dall’attento musicofilo fino a chiunque gradisca intrattenersi con musiche piacevoli, ben note e di immediata “presa”.

NUANCES

NUANCES

Jazz: original compositions by M. Bonivento, K Bailey, C. Pescosta. M. Bonivento piano, organ, wurlitzer, keyboards, vocoder; E. Hebling double bass, e. bass; P. Mer drums; D. Kwathe percussion; L. Bortoluzzi drums; L. Di Angilla percussion; L. Boscagin e. guitar; J. Thompson tenor sax, flute; M. F. Forieri baritone sax; A. Stiffoni violoncello; M. Pandolfi harmonica; Special guest: H.”Luma” Lourenco vox; K. Bailey vox 24bit/88.2kHz original recording made at Magister Area Studios, Preganziol (Italy) on September 2009. Michele Bonivento, pianista, pluritastierista, compositore è un musicista “onnivoro” e curioso e si definisce “un viaggiatore della musica tutta”. Dedica gran parte della sua ricerca alla musica afro-americana, esplorando necessariamente territori musicali dei diversi continenti. Due sono le anime che albergano in questo artista: quella “bluesy”, con una sensibilità speciale nell’accompagnamento dei solisti e il suo saper esaltare la melodia, e quella di arrangiatore, che ne mette in evidenza l’aspetto compositivo, lontano da clichè stilistici. Nuances è specchio delle esperienze e degli incontri vissuti in questi ultimi anni, ogni composizione, evocatrice di un preciso stato emotivo, è frutto di una creazione estemporanea, ma in costante evoluzione. I brani che lo compongono hanno chiare influenze JAZZ, SOUL e GOSPEL, che giocano con atmosfere più mediterranee. Volendo a tutti i costi trovare dei “parenti artistici” di Michele Bonivento, viene assolutamente naturale pensare a Dave Grusin ed a quella sua musica che negli anni ottanta è stata celebrata dall’etichetta discografica americana GRP. Nuances è stato registrato avvalendosi di alcuni dei migliori solisti mondiali. Ecco quindi scorrerre nei titoli di coda Edu Hebling al contrabbasso ed al basso elettrico, Phil Mer alla batteria, Dudu Kwathe alle percussioni, Luca Bortoluzzi ancora alla batteria e Leo Di Angilla ancora alle percussioni; e poi Luca Boscagin alla chitarra elettrica, James Thompson al sax tenore ed al flauto, Marco Furio Forieri al sax baritono, Alvise Stiffoni al violoncello, Marco Pandolfi all’armonica. E last but not least, le due splendide voci di Kenn Bailey e di Heloisa “Luma” Lourenco. Questo progetto è stato registrato da Andrea Valfrè e masterizzato da Marco Lincetto agli Areamagister Studios di Preganziol, in alta risoluzione digitale. Il suono è assolutamente spettacolare ed esalta all’ennesima potenza i mille colori di questo straordinario progetto musicale. Infine una nota speciale per il packaging e la grafica: per la prima volta Velut Luna propone un preziosissimo cofanetto in digipack cartonato a tre ante, con booklet allegato, tutto interamente a colori ed impreziosito dalle straordinarie fotografie di Diego Landi. Quindi questo disco si può e si deve considerare un prezioso oggetto d’arte a 360°.

PETITES SUITES

PETITES SUITES

Original compositions by Jeremy Norris. Fabio Franco flute, Jeremy Norris grandpiano, Daniele Carnio double bass, Simone Gerardo drums. 24bit/88.2kHz digital recording was made “live-in-studio” at Areamagister Recording Studios- Yellow Hall, on February 2009.  Le due Petites Suites di Jeremy Norris, registrate qui per la prima volta, esplorano terreni musicali a noi familiari, ma di rado visitati da compositori contemporanei. Sono paesaggi sonori che si annidano comodamente tra l’emozionante estemporaneità del jazz e la sicura maestria della musica colta. Nonostante la sua duplice eredità, il linguaggio musicale di Norris non è privo di sorprese, essendo ricco di polifonia jazzistica e accessi virtuosistici nella complessa scrittura d’ensemble e nelle cadenze d’assolo. Eppure ci sono anche immediatezza e freschezza nelle melodie delle suites: si esprimono in una sorte di orecchiabilità, qualità che Ennio Morricone attribuisce alle musiche che ci ricordano suoni e motivi forse sentiti altrove ma impossibili da identificare. Le suites sono dedicate a due grandi musicisti: Giusto Pio e Claude Bolling. Senza i loro consigli, il loro incoraggiamento e soprattutto l’esempio delle loro composizioni, le suites non avrebbero potuto essere concepite e tanto meno composte. Insomma, un disco di musica nuova, che non tradirà le aspettative di quegli ascoltatori curiosi, alla ricerca di musica colta, ma piacevole e soprattutto in grado di superare brillantemente gli steccati sempre più inutili posti fra i “generi”. La registrazione si avvale della consolidata tecnologia di ripresa PCM 24bit/88.2kHz, ma soprattutto, come di consueto per Velut Luna, è stata effettuata in diretta, live-in-studio, nella favolosa Sala Gialla dello studio MagisterArea