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CD

RAIDERS OF THE LOST MUSIC

RAIDERS OF THE LOST MUSIC

AA.VV. RAIDERS OF THE LOST MUSIC VELUT LUNA CVLD277 UPC: 8019349136662 ISRC: ITW311627701 .. .. .. La fantasia, l'entusiasmo e l'immaginazione al potere di Steven Spielberg mi hanno aiutato molto a sintetizzare il significato di questa mia opera discografica. Questo disco penso rappresenti tutto il senso più profondo del mio lavoro nel settore discografico: il perchè, più di vent'anni fa, ho voluto fondare un'etichetta indipendente nel momento in cui il mondo delle idee in campo musicale stava iniziando il suo lento declino. I Predatori siamo noi che abbiamo bisogno di esplorare il mondo sempre un metro avanti: siamo noi, con tutta la nostra curiosità e immaginazione: siamo noi con ancora un entusiasmo intatto. Nel lontano 2002 ho avuto questa idea: ovvero un gioco, in primis, ma anche una sfida per cercare di comunicare con un'opera concreta le infinite possibilità che la musica offre all'uomo per trasformare un singolo tema in innumerevoli composizioni differenti. Ecco quindi che ho chiesto ad alcuni dei musicisti con cui ho un rapporto più profondo, di elaborare, ciascuno, un proprio originale e personale arrangiamento del celebre tema di Indiana Jones, del grande John Williams. Come e più di quanto avessi sperato ne è nato un affresco in 7 quadri che esplora ogni suono acustico possibile, una straordinaria quantità di variazioni armoniche diverse, ogni emozione del fare musica insieme. Viaggiando attraverso generi differenti - dalla musica sinfonica alla musica corale, alla musica da camera, dal jazz solistico al jazz d'ensemble, spero che questa mia idea musicale riesca ad affascinarvi quanto ha affascinato me. The fantasy, the enthusiasm and the imagination of Steven Spielberg suggested me this my new musical adventure. I think that this record could represent as well the deepest meaning of my work inside music industry: the reason for I established an independent record company more than twenty years ago, meanwhile all over the world the music industry was beginning its decline in quality. So... We are Predators: people who need to explore the world always one step beyond; people, with extraordinary imagination and curiosity; people, with a yet perfect enthusiasm. During the early 2002 I had the idea of this role playing game and this real challenge to try to communicate the infinite possibility that Music offers to transform a single "theme" in several different compositions. So I asked some of the most beloved musicians of Velut Luna to develop – each one of them - one own personal arrangement of the famous Raider's Of The Lost Ark Main Theme, originally composed by the great John Williams. Even more than I hoped, a “fresco” composed by 7 paintings was created, which explores every possible acoustic sound, an extraordinary amount of different harmonic variations, every emotion in playing music together. Riding through different musical genres – from symphonic music to choral and chamber music, from soloist jazz to ensemble jazz, I really hope that this musical idea of mine could fascinate you as it fascinated me. TRACKLIST e INTERPRETI 1 Raiders of the lost ark, main theme 5:23 John Williams / Arr. Fabrizio Castania New Project Classical Orchestra, Patrick Trentini conductor Recording: Studio Magister, Preganziol, April 2004 2 Raiders of the lost ark, main theme 3:48 John Williams / Arr. Paolo Birro Paolo Birro, solo piano Recording: Studio Zanta, Camponogara, March 2004 3 Raiders of the lost ark, main theme (“FantaJones”) 5:14 John Williams / Arr. Francesco Erle Coro Schola S.Rocco, Francesco Erle conductor Recording: Chiesa di S.Rocco, Vicenza, January 2005 4 Raiders of the lost ark, main theme (“La Vera Arca”) 3:07 John Williams / Arr. Federico Zandonà Dittamondo Ensemble, four trumpets, timpani and organ Tranquillo Forza conductor Recording: Chiesa di S.Giorgio Martire, Castegnero, July 2004 5 Raiders of the lost ark, main theme 10:18 John Williams / Arr. Massimo Salvagnini Massimo Salvagnini, tenor sax, Stefano Bassato, guitar, Giorgio Panagin, doublebass Recording: Studio Magister, Preganziol, Febraury 2005 6 Raiders of the lost ark, main theme 3:41 John Williams / Arr. Fiorenzo Zeni Sax Four Fun, saxophone quartet Recording: Studio Magister, Preganziol, April 2005 7 Raiders of the lost ark, main theme 3:47 John Williams / Arr. Massimo Parente Massimo Parente Trio from VELUT LUNA CVLD 100 “INTERLUDE” Recording: Studio Zanta, Camponogara, September 2004

IN VOLO

IN VOLO

In Volo "In Volo" è un disco che offre una delle più complete esposizioni delle possibilità espressive del sax solo. Passando dal tenore, al contralto, al soprano, Roberto Favaro ci propone un caleidoscopio di suoni multiformi e multicolore che ci prendono per mano e ci accompagnano in un viaggio musicale assolutamente affascinante. Ma anche coinvolgente, grazie ad un ripresa sonora che garantisce di entrare direttamente nella grande Sala A dello studio MagisterArea di Preganziol, che con i suoi riverberi naturali aiuta a creare la differenti e più giuste atmosfere per ciascun brano interpretato. Ma lasciamo alle parole dirette dell'interprete ed autore Roberto Favaro, la descrizione più sentita del progetto: "Negli anni, attraverso varie esperienze e collaborazioni musicali, mi sono reso conto che i confini e le etichette dei vari generi musicali sono meno rigidi di quanto può sembrare e così ho sviluppato una mia idea di musica contemporanea o almeno di ciò che significa la stessa per me. Intendo dare alla definizione di musica contemporanea un respiro più ampio in modo da poter allargare il concetto di contemporaneità alla musica del nostro periodo che, indipendentemente dal tipo di scrittura musicale, coglie ed esprime gli stati d’animo, le varie influenze e contaminazioni tra gli stili della nostra epoca facendoci vivere la musica del presente. Un volo a braccia aperte tra gli ultimi quarant’anni di musica italiana andando a toccare alcune tra le composizioni che sento a me più vicine sia per il rapporto con la melodia che negli anni ho sempre ricercato, sia per la collaborazione con i compositori dei brani selezionati che mi ha consentito di sentirli più vicini al mio modo di suonare. Tra le mie composizioni invece ho scelto quelle che a mio avviso esprimono questi concetti, dal descrittivo “In volo” alle influenze blues di “Sale Blu” e allo stile contemporaneo di “Improvvisamente... Niente...” completando così il viaggio attraverso sensazioni, emozioni e musica senza confini di stile." Roberto Favaro diplomato in Sassofono e in Jazz, si è perfezionato con M.Mazzoni, M.Marzi e F.Mondelci, ha inoltre seguito i corsi jazz di P.Tonolo e C.Fasoli e conseguito il Diploma accademico di II livello con indirizzo interpretativo e compositivo. Vincitore di Concorsi Nazionali ed Internazionali, svolge attività concertistica in duo con il pianoforte, con la formazione sassofono e fisarmonica “DUOduemilaDUE” con la quale ha inciso il brano “Figure in movimento su sfondo bruno” di Mario Pagotto, con il quartetto di sassofoni “Aliseo” e con l’Ensemble di Sassofoni “Hallo Mr. Sax!” diretto da Mario Marzi con il quale ha inciso il CD omonimo e il CD “Gershwin”. Ha partecipato a numerose rassegne di musica classica e contemporanea tra le quali, “Biennale Musica” di Venezia con l’orchestra diretta dal M.tro S.Bussotti e con l’IRCAM di Parigi, 14° Congresso mondiale del sassofono a Lubiana, presso Le Centre de Musique et d’Art e l’American University di Beirut. Ha partecipato alla rassegna “Itinerari Jazz” a Trento collaborando con la cantante Noa e con l’Orchestra Laboratorio diretta dal M.tro Giancarlo Gazzani. Collabora con diverse formazioni musicali e orchestre tra le quali, l’Orchestra Filarmonia Veneta anche in veste di solista, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della R.A.I. di Torino con la quale ha effettuato registrazioni televisive e radiofoniche, l’Orchestra del Teatro La Scala di Milano, l’Orchestra Filarmonica di Torino, l’Orchestra del Teatro G.Verdi di Trieste, l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra di Padova e del Veneto e l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, dirette, tra gli altri, dai Maestri L.Berio, G.Pretre, D.Robertson, D.Oren, F.Shipway e I.Karabtchevsky. Con il Ricatti Ensemble, gruppo con il quale ha inciso i CD “Ricatti Ensemble”, “Suites”, “Ad ore piene” e “Che ne sarà” svolge attività concertistica in diverse situazioni, dal teatro alla danza, dal concerto alla strada. Ha composto alcuni brani per sax solo e musiche a tema su poesie di Hikmet. E’ docente di sassofono presso il Conservatorio “G.Martucci” di Salerno e nel 2014 è stato invitato a tenere una Masterclass presso il Koninklijk Conservatorium di Anversa. In Volo "In volo" is a project that offers one of the most complete descriptions of what a sax solo can do with Music. Using tenor, and alto and soprano sax, Roberto Favaro introduces a kaleidoscope of sounds, that take us into a wonderful musical journey. And the extraordinary recording tecnique undertakes to enter directly into the Sala A of MagisterArea Recording Studio: here you can find a natural and native reverb, that help the Music to find the most correct mood for each piece played. But now, please read the words of Roberto Favaro, to portray his music: "Over the years, through various experiences and musical collaborations, I realized that the boundaries and labels of various musical genres are less rigid than it may seem and so I developed my idea of contemporary music, or at least of what it is the very definition for me. I intend to define the contemporary music with more breathing space in order to broaden the concept of contemporary music of our time that, regardless of the type of musical writing, captures and expresses moods , the various influences and contamination between styles of our time making us live the music of the present. A flight with open arms among the last forty years of Italian music covering some of the compositions that I feel closest to me both for the relationship with the melody that over the years I have always sought, and for the collaboration with composers of chosen songs that allowed me to feel them closer to my playing. Among my compositions instead I selected those that I think express these concepts, from the descriptive “In volo” to the blues influences of “Sale Blu” and the contemporary style of “Improvvisamente... Niente...” thus completing the journey through feelings, emotions and music with no boundaries of style." Roberto Favaro, graduated in Saxophone and Jazz, he studied with M.Mazzoni, M.Marzi and F.Mondelci, and he also followed P.Tonolo and C.Fasoli jazz courses. He also achieved the “Diploma Accademico di II livello” in saxophone. Winner of national and international competitions, he has a Duo with a piano, he founded the “Aliseo” saxophone quartet, and the “DUOduemilaDUE”, a particular formation of accordion and saxophone that recorded “Figure in movimento su sfondo bruno”, a contemporary piece by Mario Pagotto. He is a member of saxophone ensemble “Hallo Mr. Sax!” of Parma conducted by Mario Marzi who recorded the homonymous CD and the CD “Gershwin”. He participated in numerous classical and contemporary music festivals, like “Biennale Musica” in Venice with the orchestra conducted by S.Bussotti and with IRCAM in Paris, 14th World Saxophone Congress in Lubiana, and in “Le Centre de Musique et d’Art” and the American University of Beirut. He participated in the “Itinerari Jazz” festival in Trento performing with the vocalist Noa and with the Orchestra Laboratorio conducted by Giancarlo Gazzani. He collaborates with many musical groups and orchestras like the Orchestra Filarmonia Veneta also as soloist, the RAI National Symphony Orchestra of Torino, with whom he performed radio and TV recordings, the Philharmonic Orchestra of Torino, the Orchestra of Teatro G.Verdi of Trieste, the Orchestra of Teatro La Fenice of Venice, the Orchestra of Teatro Regio of Torino, conducted by L.Berio, G.Pretre, D.Robertson, D.Oren, F.Shipway and I.Karabtchevsky. With the Ricatti Ensemble he recorded the CDs “Ricatti Ensemble”, “Suites” and “Ad ore piene” and performs recitals in different environments, from the theatre to dance, from the concert to the street. He has written some compositions for sax solo and music based on poems by Hikmet. He is Professor of Saxophone at Conservatorio “G.Martucci” of Salerno and in 2014 was invited to give a masterclass at the Koninklijk Conservatorium of Antwerp. TRACKLIST 01 - In Volo (2007) Roberto Favaro 4:27 soprano sax 02 - Studio solistico da concerto (1988) Eraclio Sallustio 3:24 tenor sax 03 - Burn! (2004) Giovanni Mancuso 6:05 tenor sax 04 - Incantation (1980) Carlo-Alessandro Landini 14:58 alto sax 05 - Comme l’oiseau (2003) Stefano Maria Ricatti 2:21 tenor sax 06 - Sale Blu (2012) Roberto Favaro 3:04 alto sax 07 - Brume (2016) Stefano Maria Ricatti 11:05 tenor sax 08 - Improvvisamente... Niente... (2015) Roberto Favaro 4:01 alto sax Total Time: 49:29 24bit / 88.2kHz original recording made at Magister Area Studio, Preganziol, Italy, on January 29th, 30th 2016 Production: Velut Luna Executive Producer: Marco Lincetto Musical Producer: Roberto Favaro Recording, Editing, Mix & Mastering: Marco Lincetto Layout: L’Image Cover Photo “Goccia di cielo”: Roberto Favaro Inside Photo: Marco Lincetto Rear Photos (Archive)

MASSIMO GON PLAYS CHOPIN

MASSIMO GON PLAYS CHOPIN

INTRODUZIONE Oggi la grande evoluzione tecnologica permette di produrre album praticamente perfetti, privi di qualsiasi errore tecnico. Questa importante svolta implica che anche i musicisti siano inclini a privilegiare la freddezza di interpretazioni tecnicamente perfette, ma inevitabilmente impoverite di una visione più unitaria e ampia della composizione, che rappresenta l'essenza stessa del messaggio musicale dell'autore. Un grande esteta e critico, Walter Benjamin, nel suo “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, si limita a sottolineare la perdita del “hic et nunc” (trad.: qui e ora) cioè l'imprevedibilità della performance, che si verifica una volta sola, con tutti gli aspetti sconosciuti, che però ci portano direttamente all'essenza stessa del cuore dell'Arte. Per quanto riguarda Chopin, sono sempre stato affascinato e influenzato dalle incisioni del primo Novecento (Friedman, Hofmann, Moiseiwitsch e Cortot), ancora legate a un'incisione quasi “handmade”; tecnologia. In quelle performance si percepisce distintamente il senso di immediatezza, di urgenza e di “precarietà”, tutte espressioni di una realtà legata ad un istante e non disposta a rappresentare degli standard di riferimento. Sul piano interpretativo, tutto ciò si esprime con una continua sorpresa, con movimenti improvvisi, fulmini e cadute, e con una particolare attenzione data al suono, sempre “parlante”; e capace di svelare l'inafferrabile segreto di questi capolavori. Ho cercato di privilegiare l'aspetto più lirico, intimo e accattivante, anche a discapito dell'aspetto più audace e squisitamente virtuoso, che è anche presente ma non è l'elemento più importante. Mi auguro quindi che questo CD possa comunicare all'ascoltatore la ricchezza di intuizioni musicali e di spunti compositivi, nonché la varietà di stati d'animo ed emozioni con cui questi brani sono elaborati. MASSIMO GON Massimo Gon ha iniziato a suonare il pianoforte all'età di 5 anni. Ha studiato all'Accademia Musicale "Giuseppe Tartini" a Trieste con Luciano Gante.Dopo il diploma, per il quale ha ricevuto una menzione speciale, ha studiato con Vincenzo Vitale a Napoli per un breve periodo e successivamente ha frequentato i corsi estivi di Nikita Magaloff a Ginevra. A seguito di una serie di apprezzate esibizioni in concorsi nazionali ed internazionali (Premio Venezia, Cata Monti di Trieste, La Spezia, Osimo e Stresa e "Viotti"), è stato invitato ad esibirsi in alcune delle più importanti sedi concertistiche italiane ( teatro alla Scala, Teatro Regio di Torino, La Fenice di venezia, Filarmonica Romana, Teatro Verdi di Trieste, Teatro Massimo di Palermo), in diverse capitali europee (Mosca, San Pietroburgo, Budapest, Lyubyana, Bruxelles), negli USA e in Sud America. Ha partecipato a diversi festival internazionali. Ha registrato per l'etichetta di Bruxelles Empire Master Sound e ha pubblicato un CD per Velut Luna con il ciclo integrale dei 12 Grand Etudes di Liszt e per Rainbow Classic Records. E' docente presso l'Accademia Musicale “Giuseppe Tartini” di Trieste ed è regolarmente invitato a tenere Master Class (Accademia Musicale Cajkovskij di Mosca e Accademia Liszt di Budapest).

TWO COUNTRIES ONE HEART

TWO COUNTRIES ONE HEART

Il 6 settembre 1995 nasceva Velut Luna, un' etichetta discografica indipendente che fin nel suo atto costitutivo ha fissato come cardine e motore portante della propria attività la valorizzazione dei giovani talenti, supportati dalla professionalità e dall'esempio dei grandi maestri, nella produzione di musica di alto profilo artistico, pur senza limitazioni di "confine". Velut Luna ha sempre prodotto grande musica a 360°, spaziando dalla più tradizionale musica classica, al jazz, alla canzone d'autore, al "crossover": quest'ultimo particolarissimo e sfuggente "genere", nell'ambito degli oltre 260 titoli prodotti, riveste forse il ruolo più importante, nella spasmodica ricerca del Nuovo, mai disgiunto però dal Bello, senza mai rinunciare ad una ricerca estetica sempre finalizzata al contenuto. Marco Lincetto, fondatore di Velut Luna - produttore musicale, art director e fotografo - letteralmente da sempre, pur fieramente legato alla sua identità culturale di Italiano, ha sviluppato e coltivato un profondo amore per gli Stati Uniti d'America, identificandosi completamente nei grandi valori civili della più grande e più antica democrazia del pianeta, imparando ad amare i grandi orizzonti del continente USA ed i suoi cittadini, nel corso di lunghi e costanti viaggi che fin dal 1987, metodicamente, ha compiuto negli USA, arrivando a visitare oltre 40 stati, vuoi semplicemente per amore del Grande Paese e della sua "way of life", vuoi anche per lavoro. Marco Lincetto può oggi considerare come suoi più cari amici molti cittadini americani, con cui ha avuto la fortuna di collaborare prima a livello professionale e poi, appunto, di sviluppare anche un sincero sentimento di amicizia. Ecco quindi che è apparso subito naturale ed immediato, identificare in questo progetto l'ideale celebrazione di vent'anni di attività nel campo della Musica. Si tratta di un disco di grande respiro, che unisce la valorizzazione dei migliori talenti giovani, con l'egida di affermate e ben note artiste nei ruoli solistici, ad un ideale gemellaggio fra due grandi paesi quali sono USA e Italia. E'un autentico progetto a tema, un concept, rigorosamente strutturato, articolato nella scelta di 5 grandi canzoni popolari americane e 5 grandi canzoni popolari italiane, interpretate rispettivamente da una grande cantante Americana e da una grande cantante Italiana, accompagnate da una grande orchestra sinfonica di giovani straordinari musicisti. A completare il programma, due brani sinfonici solo strumentali - un'ideale Ouverture, Americana, ed un Intermezzo, Italiano - ed un bonus finale, in cui le due cantanti interpretano insieme un duetto su una delle più famose canzoni italiane di tutti i tempi: italiana, ma resa anche un po' "americana" da una parte del testo in lingua inglese.

LOS IMPOSSIBLES

LOS IMPOSSIBLES

Questo disco mette in musica un incontro immaginario. Un chitarrista compositore del tardo seicento spagnolo, alla ricerca di danze e can-zoni si imbatte in un suonatore di Tabla, lontano discendente di quelle famiglie nomadi che dall’India, sin dal basso medioevo, migrarono attraverso l’Anatolia in tutta l’Europa, trovando dimora stabile nell’Andalusia spagnola, già terra di convivenza tra ebrei e mori di lingua araba. Plausibile, ma impossibile. Come impossibile è l’incontro tra la chitarra barocca, massimo interprete della tendenza all’ornamentazione che caratterizza tutta la cultura spagnola già dal rinascimento, e i Tabla, coppia di tamburi simbolo, assieme al Sitar, della fase matura della musica classica indiana. I linguaggi dei due strumenti hanno un carattere comune: la Glosa (Vistar, in indiano), ossia la variazione sul tema, che introduce nuovi spunti tematici, a loro volta oggetto di glosas. Si dice che in Andalusia quest’inedita mescolanza abbia dato vita al Flamenco. Abbiamo immaginato che questo repertorio ponesse i due strumenti in grado di dialogare, partendo dalle poche fonti, scritte ed orali, che da lì a breve sarebbero diventate nel mondo, per antono-masia, la musica degli zingari spagnoli. Era il febbraio del 2011 quando Marco Bardoscia, contrabbassista e compositore salentino, responsabile artistico della rassegna SoundMakers, propose a Luca e Vito di esibirsi insieme in un concerto improvvisato e imprevisto. Il tema della rassegna prevedeva infatti l’organizzazione estemporanea di incontri non concordati tra musicisti quanto mai distanti tra loro per stile, studi, linguaggio. Luca proviene dal conservatorio e dalla musica antica, Vito dalla world music con una laurea in musica classica indiana. Da lì a intuire che tabla e liuti possano andare d’accordo è un attimo. Strumenti delicati e perfetti, costruiti con equilibrio sottile tra misture di materiali eletti dalla tradizione, da maestri che per secoli hanno tramandato, a voce per larga parte, i segreti della lavorazione di ebano, pelle, madreperla, avorio, pece, budello, palissandro, abete, pergamena al fine di accompagnare il canto, la danza, i moti dell’animo, la lode al supremo. Separati da altri progetti musicali, i componenti del duo hanno atteso sino al 2013 per poter di nuovo suonare insieme, grazie alla nascita di Desuonatori, coordinamento di autoproduzioni per la socializzazione di musica inedita in nuovi contesti di fruizione, da un’idea di Valerio Daniele, chitarrista e produttore, artefice della rivoluzione linguistica che ha investito la musica tradizionale salentina dagli anni 2000. Il duo ha così ripreso a farsi ascoltare, esibendosi in rassegne e house concerts. Nel 2015, assunto il nome di Los Impossibles (dal titolo di un brano di Santiago de Murcia, sul basso della Vacas, versione spagnola della Romanesca italiana) il repertorio del duo si concentra soprattutto sull’interpretazione del repertorio italiano e spagnolo sei-settecentesco per chitarra barocca. Su questo strumento infatti, già dal primo seicento si documentano i primi tentativi di avvicinamento alla musica popolare di tradizione non scritta da parte di musicisti di estrazione colta (tre secoli prima della nascita dell’etnomusicologia moderna). La nostra lettura delle fonti parte da Girolamo Melcarne detto Il Montesardo, autore nel 1606 della prima raccolta di intavolature per chitarra, e si spinge sino a Santiago de Murcia, compositore spagnolo che nel primo ‘700 trascrisse per il proprio strumento, oltre a minuetti, arie gravi e allemande, anche le musiche degli indiani, come il Fandango, la Cumbee, Zarambeque, senza peraltro risparmiare Follie e Tarantelle.

E TERETUPPETE ... N'ATA VOTA !

E TERETUPPETE ... N'ATA VOTA !

CVLD267 - upc: 8019349136228 E TERETUPPETE... N'ATA VOTA! Rosella Caporale, voce Stefania Todesco, pianoforte Valentina Todesco, violoncello 24bit / 88.2kHz original live-in-studio recording made at Villa Todesco, Villa del Conte, Italy, on June 20th, 21st, 2015 Questo progetto musicale è nato nel 2014 ed è dedicato alla valorizzazione di una selezione dei più significativi brani del grande repertorio della Canzone Napoletana, da famose melodie come I te vurria vasà, Era de Maggio, La Tarantella of Rossini, fino ai brani più antichi, quali il Canto delle lavandaie del Vomero (1200) ‘Sto core mio (1300), Fenesta Vascia (1500), Lo Guarracino (1700) che costituiscono le basi della tradizione. L'appassionata ricerca musicale del trio composto da Rosella Caporale, Stefania e Valentina Todesco cerca con successo di recuperare la Musica Napoletana, fra Poesia e Storia, nell'attimo stesso in cui l'espressione popolare acquista il significato della Cultura più alta. Una ideale "linea rossa" unisce l'alba della tradizione vocale italiana fino ad espressioni universali di canto naturale, il tutto sottolineato da straordinari nuovi arrangiamenti, appositamente realizzati da Stefania Todesco, che vedono il pianoforte ed il violoncello co-protagonisti dei brani insieme alla voce di Rosella Caporale. La registrazione di altissima qualità è stata realizzata con la tecnica del live-in-studio in alta risoluzione digital, al fine di preservare, da una parte, ogni più nascosta nuance, e dall'altra di garantire tutto il pathos e la spontaneità che solo una registrazione dal vivo e senza tagli di editing può offrire.

L'UOMO CHE CAMMINA

L'UOMO CHE CAMMINA

TRACKLIST PRIMO racconto 01. Albori / SECONDO racconto 02. Mattino e Schianti / 03. Empatia / Irelica TERZO racconto 04. Sfavillii / QUARTO racconto 05. Balzi / QUINTO racconto 06. Il Focolare e la Camera / 07. O Choro / SESTO racconto 08. Galaverna / SETTIMO racconto 09. Preghiera / OTTAVO racconto 10. De Profundis / NONO racconto 11. Ciao ciao ciao All compositions and arrangements by Saverio Tasca Saverio Tasca, marimba AlterArco Josè David Fuenmayor Valera, violin Mauro Spinazzè, violin Simone Siviero, viola Giulio Padoin, cello Saverio Tasca è un grande musicista, un grande autore. Il suo strumento d'elezione è la marimba, il "pianoforte" delle percussioni: suoni caldi e ambrati, profondi, assolutamente evocativi. Saverio è un "montanaro" doc: vive in quel posto meraviglioso, sospeso fra le montagne venete ed il fiume Brenta, che si chiama Bassano del Grappa. E poco più di un anno fa, durante una delle sue meditative camminate sui suoi monti, si ritrovò a percorrere, forse per l'ennesima volta, quei sentieri che esattamente cento anni fa divennero i protagonisti delle tristi e storiche tragedie legate alla Grande Guerra, la Prima Guerra Mondiale. E fu proprio durante quelle passeggiate che gli venne l'idea di ricordare, componendo un poema musicale, quegli anni tragici e storicamente rilevanti per tutta l'umanità. E' lì che nacque e si sviluppò l'idea de "L'Uomo Che Cammina", un disco che è un vero e proprio concept. La musica si sviluppa fra gli echi delle sensazioni suscitate dai luoghi, con una forza descrittiva impareggiabile. E Saverio ha scelto, per tradurre in suono le sensazioni, il legno: oltre la marimba, la percussione "di legno", ad accompagnarlo è un quartetto d'archi classico (due violini, viola e violoncello) ovvero la formazione cameristica classica per eccellenza. Saverio è un jazzista, ma in questo caso la musica è interamente scritta in partitura, nota per nota. Ma lo stile non dimentica la matrice di provenienza. Ecco dunque che nasce quel tipo di musica, difficile da catalogare, che possiamo a buon diritto definire "crossover", ovvero un melting pot di stili che concorrono a creare l'unica vera "musica nuova" del nostro tempo. Una musica che si stacca da un genere determinato, senza rinunciare ai canoni nativi di molti generi, fondendoli insieme e spesso, come in questo caso, generando armonie fortemente evocative e descrittive. Tasca sceglie con questa sua opera di non offendere l'ascoltatore con suoni dissonanti e/o cacofonici, abbandona la chimera dell'entropia musicale, per muoversi invece all'interno delle regole di un'armonia... comprensibile ai più. E non dimentica mai la melodia, anche se spesso in qualche modo asservita allo stile modale e seriale. Perchè alla fine, lo scopo di questo progetto è quello di raccontare una storia, non con le parole, ma con la musica... E la prima esigenza del narratore è quella di farsi capire da chi ascolta i suoi racconti... Saverio Tasca con questo disco ci riesce benissimo e chi inizia l'ascolto difficilmente riesce ad abbandonarlo prima del settantesimo minuto finale dell'opera.

LUSH MUSIC

LUSH MUSIC

Lush Music: il meraviglioso caleidoscopio di Billy Strayhorn Negli ultimi anni gli studi e gli approfondimenti sulla figura, il ruolo e l’arte di Billy Strayhorn hanno portato sempre più gli studiosi e i musicisti a valorizzarne la personalità, affrancandola dal cono d’ombra della immensa figura di Duke Ellington di cui fu stretto collaboratore per quasi trent’anni. Il centenario della sua nascita - nel 2015 - ha dato nuovo impulso e stimoli agli approfondimenti sull’arte e le grandi qualità musicali di Stray, come veniva chiamato dai musicisti dell’orchestra. Ellington, che ebbe con lui un profondissimo rapporto umano e artistico, non nascose mai la sua ammirazione e gratitudine esprimendola così nella sua celebre autobiografia Music Is My Mistress (1973): "Billy Strayhorn was my right arm, my left arm, all the eyes in the back of my head, my brain waves in his head, and his in mine." La sua attività nella compagine ellingtoniana si svolse nei ruoli di compositore, arrangiatore e pianista (sia in studio che dal vivo), portando una certa trasparenza nell’orchestrazione del complesso linguaggio armonico del leader e - con alcune delle sue composizioni - una coloritura classicheggiante: oltre ad avere collaborato alle opere di ampio respiro in capolavori quali Such Sweet Thunder, A Drum Is a Woman, The Perfume Suite, The Far East Suite, Anatomy of a Murder, The Nutcracker Suite, egli scrisse una serie di brani che divennero delle hit dell’orchestra tra cui spiccano Take the "A" Train e Chelsea Bridge. In questo album l’ensemble N.P. Stray Horns, nato nell’ambito delle attività dell’Associazione New Project attiva tra Trento e Bolzano, incontra la musica di Strayhorn, rileggendo alcuni capolavori della sua produzione, dal giovanile e celeberrimo Lush Life all’ultima opera registrata postuma pochi mesi dopo la sua prematura scomparsa nel 1967 da Ellington stesso, Bloody Count. Il progetto è stato concepito come una opera collettiva, in cui molti dei musicisti coinvolti hanno dato un contributo arrangiando le pagine originali, dando vita a un caleidoscopio sonoro in cui la musica del compositore afroamericano è stata riletta con rispetto, ma anche con un certo spirito di avventura che contraddistingue sovente le reinterpretazioni jazzistiche. Roberto Spadoni 24bit/88.2kHz original recording made at MagisterArea Studio, Preganziol - Italy on March 26 & 27, 2015 Production: Velut Luna Executive Producer: Marco Lincetto Recording, Mix and Mastering Engineer: Marco Lincetto Photo: Marco Lincetto Design and Layout: Layout Sales Manager: Patrizia Pagiaro

SETTE PASSI VERSO IL CIELO

SETTE PASSI VERSO IL CIELO

"...Non è classica, non è jazz..." Questa frase è una sorta di mantra che mi ritrovo a ripetere da che ho iniziato l'avventura culturale di Velut Luna circa 20 anni fa, quando cerco di descrivere molte delle mie produzioni discografiche. La musica di Roberto Manuzzi non solo asseconda in pieno questo "mantra", ma, se possibile, mette ancora di più in luce quelle caratteristiche peculiari della grande musica di oggi che io amo e cerco negli artisti che decido di produrre. Sono brani che respirano a pieni polmoni la contemporaneità: ovvero si nutrono in modo naturale delle mille, e non più mille, fonti di ispirazioni che hanno riempito i pentagrammi per secoli di musica prima di noi. I "quadri musicali" di Roberto Manuzzi hanno poi una caratteristica che sa renderli naturalmente amabili, ovvero la forza descrittiva e la carica emotiva. Sapientemente, il compositore ferrarese non rinuncia alla melodia, ma la sa supportare con armonie mai banali, ma neppure ostentatamente dotte. Fa della leggerezza la sua forza, così come sa farlo solo un bozzetto impressionista di Monet. Passeggiando verso il cielo, i sassofoni di Manuzzi accompagnano l'ascoltatore in un viaggio pacato, che inizia al tramonto e prosegue la notte: un viaggio permeato di una ricca vitalità, espressiva e colta, ma soprattutto mai stucchevolmente afflitta da vanità cattedratiche o, peggio, da ruffiana banalità. Roberto Manuzzi Musicista poliedrico, sassofonista, compositore, è nato a Roma e risiede da tempo a Ferrara. E’ autore di colonne sonore per il teatro ed il cinema, insegnante e sperimentatore di vari linguaggi musicali contemporanei. Ha pubblicato diversi CD a suo nome con varie etichette discografiche e molti altri come arrangiatore ed esecutore. Ha affiancato ininterrottamente dal 1979 al 1990 il percussionista friulano Andrea Centazzo come solista e arrangiatore, collaborando con musicisti come Paolo Fresu, Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Radu Malfatti, Albert Mangelsdorff, partecipando ad alcuni tra i più importanti festival jazz in Italia e all'estero. E’ coordinatore didattico dei corsi di jazz e docente di musica di insieme jazz presso il Conservatorio “G. Frescobaldi” di Ferrara. Dal 1986 al 2013 è stato sassofonista e polistrumentista del gruppo del celebre cantautore Francesco Guccini, partecipando a tutte le sue tournèe e alla realizzazione dei suoi lavori discografici. Le sue composizioni sono pubblicate a stampa dalle case editrici EUFONIA e WICKY MUSIC. Paola Tagliani Pianista dalle grandi doti espressive e tecniche, è nata a Ferrara dove risiede e dove ha frequentato il locale Conservatorio diplomandosi in pianoforte con il massimo dei voti sotto la guida della professoressa Rina Cellini. Successivamente presso il medesimo istituto ha conseguito, sempre con il massimo dei voti, la laurea biennale di secondo livello in Discipline Musicali (pianoforte) Insegnante e didatta, svolge attività concertistica sia in formazioni cameristiche che in formazioni orchestrali. Ha collaborato a produzioni televisive e alla sonorizzazione di eventi multimediali. Ha eseguito in solo e in duo con Rina Cellini musiche di Mozart, Beethoven, Schumann, Brahms presso il Teatro Comunale di Ferrara in varie stagioni concertistiche. Con l’”Orchestra Città di Ferrara” ha eseguito inoltre i concerti K413, K414, K415 di W. A. Mozart ed il concerto in sol maggiore di Haydn (con la cadenza scritta da Nino Rota)  

C'ERA UNA VOLTA IN ROMAGNA - Danze tribali del popolo del Liscio

C'ERA UNA VOLTA IN ROMAGNA - Danze tribali del popolo del Liscio

C'ERA UNA VOLTA IN ROMAGNA, danze tribali del popolo del Liscio (trans.: Once Upon A Time in Romagna, Tribal Dances of the Liscio Style's People) Presentazione L’idea dell’album nasce da una sincera curiosità nell’approfondire le proprie radici ed è il risultato di un percorso che ci ha visto spogliarci man mano delle mode esterofile che, in materia artistica, ci attanagliano. Il recupero di questa musica viene compiuto con viva creatività. Il linguaggio con cui si approcciano i brani è quello del grande insieme del Jazz, ma le sonorità, con tastiere e chitarra elettrica, portano delle sfumature più rock al tutto. Fino a poco tempo fa, e spesso tutt’ora, la parola Liscio veniva associata, nell’immaginario dei più, ad una subcultura buzzurra di anziani e signore prosperose, che si ritrovava con abiti luccicosi a ballare questa infima musica. La riesumazione del Liscio e del suo popolo può sembrare ai più la scoperta di una tribù cannibale dell’Indocina e delle sue pratiche. Lo stereotipo aiuta, ma c’è anche altro in questo mondo: incredibili orchestre, capitanate da grandi compositori e musicisti come Carlo Brighi, Secondo Casadei, Ivano Nicolucci, Castellina-Pasi, si sono alternate per cinquant’anni, facendo 35 concerti al mese per soddisfare il loro pubblico. La gente della Romagna è segnata da questa storia in modo irreparabile, e questo vale sia per chi fa parte di questo mondo sia per chi lo snobba. Il Folklore Romagnolo è una musica che non ha nulla da invidiare ad altre musiche di estrazione popolare del resto del mondo, che godono di migliore considerazione, come il blues, il tango, la salsa, la musette ecc...anzi... Credits 24bit/88.2kHz original live-in-studio recording made at Teatro Pedrini, Brisighella, Italy on April 14th - 15th - 16th, 2014 24bit/88.2kHz digital mix and analog mastering (DAD) made at Velut Luna Studios, Casalserugo, Italy, on April 18th, 2014 Production: Velut Luna & Mr Zombie Orchestra Executive producer: Marco Lincetto Recording engineer: Marco Lincetto Assistant recording engineer: Michele Bartoletti Stella Mix & mastering engineer: Marco Lincetto Design+Layout: Luca Shivendra Om Cover Photo: Torquato Nanni Sales and marketing manager: Patrizia Pagiaro link al video su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=JpDD8LNqEXk https://www.youtube.com/watch?v=KuANjPScuYU link ad articoli critici sulla stampa on line: http://asapfanzine.blogspot.it/2014/05/mr-zombie-orchestra-cera-una-volta-in.html http://www.tempi-dispari.com/archives/25618 http://www.iyezine.com/mr-zombie-orchestra-cera-volta-in-romagna-danze-tribali-popolo-liscio/ http://www.brainstormingmagazine.it/2014/05/cera-una-volta-romagna-secondo-album-dei-mr-zombie-orchestra/ http://www.deliriprogressivi.com/musica/nuovo-album-per-la-mr-zombie-orchestra-cera-una-volta-in-romagna-in-uscita-il-3-giugno-2014  

PAY INTENTION

PAY INTENTION

Presentazione Sick For Milk E’ sempre difficile parlare di qualcosa che ti coinvolge direttamente. Come, per esempio, di un disco di cui curi la produzione artistica. E un disco, se hai deciso di dedicartici, di offrigli il tuo tempo, le tue capacità, il tuo impegno, è un figlio. Anche se non l’hai scritto o interpretato tu, finisci comunque per esserne parte. Io ho prodotto una ventina di dischi, potevo produrne di più, forse, ma ho sempre scelto di lavorare sulla qualità e per la qualità. Presentare questo disco, proprio questo, è ancor più difficile che per tutti gli altri, perché qui di figli ce ne sono due più alcuni altri “adottati”. Non è un mistero, Jacopo, il leader dei Sick for Milk, è mio figlio. I suoi compagni di avventura li conosco qualcuno da quando aveva appena messo i calzoni lunghi, qualcuno da quando avevo ancora una timida speranza di conservare almeno parte dei capelli. Ho prodotto artisticamente un disco di mio figlio? No, anche se in questo non ci sarebbe in assoluto niente di male: ho prodotto il primo disco dei Sick for Milk, gruppo di cui sono fan sin dai primi concerti nei pub romani. Sono ipercritico con i miei figli, quelli legittimi e quelli adottati. Lo sono stato per tutti questi anni (non tantissimi, parecchi però rispetto all’età dei componenti il gruppo), sino a che, da appassionato, oltre che da professionista del settore “musica e affini”, non ho capito che questo talento, che largamente s’intuiva, era penetrato sino in fondo nelle anime di questi ragazzi, portandoli a una maturità artistica che certe formazioni, più mie coetanee che loro, non hanno ancora raggiunto. Non ho deciso di fare un disco: conversando una sera in posta elettronica con Marco Lincetto, gli ho chiesto di ascoltare un pezzo, il primo dei Sick in versione “unplugged”, che era su youtube, tanto per avere un parere. Marco dopo pochi minuti mi ha riscritto con una frase lapidaria “bravissimi, voglio fare questo disco”. Non ho dovuto faticare molto, né convincere nessuno. Il che mi ha tolto un grande peso. E mi ha confortato nella mia vanagloriosa convinzione di conoscerla e capirla bene la musica, di riconoscere i talenti. Insomma di saper fare il mio, bellissimo, mestiere. Sapevo, ovviamente, che la registrazione Velut Luna sarebbe stata di altissima qualità, dunque tutto perfetto. Poi quel che ne verrà ne verrà, questi ragazzi sono talentuosi non solo nella musica, e il loro essere, appunto, talentuosi in cose tanto differenti dalla musica è, a mio avviso, il motivo per cui, alla loro età sembrano già una formazione matura e affermata. Perché non ho mai creduto al talento distinto dall’intelligenza e dal sapere, o almeno dall’aver voglia di sapere. E mi scuserete se ho malamente citato Miles Davis. Se mi è concesso, chiudo questa brevissima presentazione con una notazione genetico-affettiva-animista: la Ovation acustica che suona Jacopo è quella che fu di suo zio Danilo e da lui lasciata prematuramente in eredità a questo indegno fratello che la passò ( un lunghissimo prestito) a suo figlio. E’ la numero 1037, la prima arrivata in Italia. E negli ultimi 35 e passa anni ha svolto molto, molto bene il suo compito, calcando i palcoscenici di tutta Italia e di un bel pezzo di mondo, senza mai perdere un colpo. Bebo Moroni  

GASLINI SINFONICO 4

GASLINI SINFONICO 4

tracklist Concerto per clarinetto in si bemolle e orchestra (2010) 01 - Sequenze / Aria - 5:28 02 - Arcana / Cadenza - 6:36 03 - Ebony dance - 2:36 Orchestra Sinfonica Jupiter, direttore Giorgio Gaslini / Clarinetto solo, Angelo Teora Live recording at Teatro Excelsior, Cesano Maderno, Italy on February, 17th, 2011 04 - Largo per Orchestra (2010) - 18:15 Orchestra Sinfonica Jupiter, direttore Giorgio Gaslini Live recording at Teatro Excelsior, Cesano Maderno, Italy on February, 17th, 2011 05 - Moto Velocetto perpetuo per orchestra (2006) - 2:45 Orchestra del Teatro Marrucino di Chieti, direttore Giorgio Gaslini Live recording at Teatro Marrucino, Chieti, Italy on February, 6th, 2007 Big Bang Poema per orchestra sinfonica (1999) 06 - La singolarità iniziale - 2:40 07 - La scintilla del nulla - 3:36 08 - La sfera di fuoco / La grande esplosione - 4:18 09 - Odissea cosmologica / Oscuro e sconosciuto / Il grido luminoso (morte di una stella) - 7:47 10 - La miscela chimica (storia del tamburo) - 4:19 11 - La singolarità attuale - 1:57 12 - Inno planetario - 5:03 Orchestra Sinfonica Internazionale Giovanile "F.Fenaroli", direttore Giorgio Gaslini Live recording, Lanciano, Italy, on August, 22nd, 1999 Total Time: 65:26  Concerto per clarinetto in si bemolle e orchestra (2010) 01 - Sequenze / Aria - 5:28 02 - Arcana / Cadenza - 6:36 03 - Ebony dance - 2:36 Orchestra Sinfonica Jupiter, direttore Giorgio Gaslini Clarinetto solo, Angelo Teora Live recording at Teatro Excelsior, Cesano Maderno, Italy on February, 17th, 2011 L'autore, in questo suo concerto, ha innanzitutto inteso offrire alla primaria emozione dell'ascolto il suono dello strumento solistico, i timbri, i colori, le sue gamme sonore, alte, medie, gravi, tracciandone, come in un quadro, le sue ricche tonalità, vive, forti o più sfumate. Ha affidato quindi il tessuto compositivo all'interprete e in particolare, con Angelo Teora, non soltanto al suo virtuosismo tecnico, ma anche alle sue preziose sonorità timbriche, anch'esse parte integrante di un vero altro virtuosismo. Tutto ciò infine è riversato e distribuito nei quattro movimenti e nella cadenza, ovvero nella forma completa della composizione. 04 - Largo per Orchestra (2010) - 18:15 Orchestra Sinfonica Jupiter, direttore Giorgio Gaslini Live recording at Teatro Excelsior, Cesano Maderno, Italy on February, 17th, 2011 Il Largo per Orchestra nasce dalla forte impressione, da una sorta di Epifania emozionale che l'autore ha provato alla vista e all'ascolto del Gange, in India. Il fiume che viene dai secoli e va verso i secoli, allegoria dell'eternità e dell'infinito. Visto, percepito, sì, ma anche ascoltato. Il suo vasto corso è pieno di vita sommersa e in superficie, articolato in linee rette o in sobbalzi e curvature improvvise, un suono, all' ascolto di polifonia sommersa, viva. E sulle rive e dalle rive intorno giungono voci, canti lontani, richiami, cadute in acqua di rami enormi, che il vento ha strappato dal tronco possente a riva. La composizione assume qui il valore di memoria, di racconto in prima persona, ma nel suo scorrere, lascia che sia il grande fiume sacro protagonista assoluto della sua storia infinita. 05 - Moto Velocetto perpetuo per orchestra (2006) - 2:45 Orchestra del Teatro Marrucino di Chieti, direttore Giorgio Gaslini Live recording at Teatro Marrucino, Chieti, Italy on February, 6th, 2007 E' un carattere raro della musica "seria" di oggi quello che invece permea questa composizione: la leggerezza. L'Autore già dal titolo alleggerisce l'idea classica del "moto perpetuo" in musica, intromettendovi quel termine di "velocetto" che sdrammatizza l'intento creativo del brano. Di fatto questo "moto velocetto perpetuo" nasce come un piccolo prezioso quadro coreografico: mimi e ballerini intrecciano e punteggiano lievemente il continuum musicale che per due volte si apre a squarci di ampio respiro melodico-armonico che peraltro non frenano lo scorrere incessante del ritmo scandito dalla linea del perpetuum velocetto. La composizione sembra poter essere un infinito "da capo"; sembra infatti che rinnovi all'ascolto il desiderio di risentirla senza interruzioni di sorta, come in un circolo sonoro perfetto. Leggerezza sì, ma anche sottilissime venature di tenerezza e di umorismo. Big Bang Poema per orchestra sinfonica (1999) 06 - La singolarità iniziale - 2:40 07 - La scintilla del nulla - 3:36 08 - La sfera di fuoco / La grande esplosione - 4:18 09 - Odissea cosmologica / Oscuro e sconosciuto / Il grido luminoso (morte di una stella) - 7:47 10 - La miscela chimica (storia del tamburo) - 4:19 11 - La singolarità attuale - 1:57 12 - Inno planetario - 5:03 Orchestra Sinfonica Internazionale Giovanile "F.Fenaroli", direttore Giorgio Gaslini Live recording, Lanciano, Italy, on August, 22nd, 1999 Il termine "Poema" posto nel titolo, in coda a Big Bang sembrerebbe, a uno sguardo frettoloso, la dichiarazione di "musica a programma" come è stato sempre per i celebri Poemi Sinfonici della storia della musica. Big Bang Poema è del 1999: sembrerebbe così un gesto di nostalgia verso una forma musicale da tempo desueta. Per la verità, invece, la partitura di questa opera è un racconto del tutto personale dell'autore, delle note e di quelle ancora misteriose vicende della origine dell'Universo e della vita sulla Terra. Di movimento in movimento rivela un approccio appassionato e insieme scanzonato alla materia scientifica. Niente quindi di "serioso" o di pedissequo. E' piuttosto un grande divertissment che sfodera persino una antica leggenda africana "La Storia del Tamburo" per alludere alla "Miscela Chimica"! Un divertimento, che svela ancor più il carattere generale dell'opera nell' "Inno Planetario" finale, nel quale non è difficile riconoscere l'ammiccamento divertito al Bolero raveliano. Al di là di tutto, all'ascolto rimane lo stupore e l'emozione per un tipo di scrittura stupefacente e originale nel panorama del sinfonismo di oggi.  

FLUTE, CELLO & PIANO TRIOS

FLUTE, CELLO & PIANO TRIOS

FortePiano Trio Composto da Tommaso Benciolini al flauto e dai gemelli Ludovico e Leonora Armellini rispettivamente al violoncello e al pianoforte, il FortePiano Trio nasce dal desiderio di riunire le personalità diverse ed eclettiche di tre amici in un progetto musicale comune con l’intento di diffondere ed ampliare il repertorio per questa inusuale formazione. Tutti diplomati con il massimo dei voti e lode in giovanissima età e vincitori di concorsi nazionali ed internazionali, si sono perfezionati con grandi maestri tra cui Lilya Zilberstein, Pierre-Yves Artaud, Mario Caroli e Giovanni Sollima presso alcune tra le più prestigiose istituzioni musicali d’Europa come l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, l’ Hochschule für Musik und Theater di Amburgo, la Scuola Universitaria di Musica della Svizzera Italiana di Lugano, l’Ecole Normale de Musique di Parigi. Il FortePiano Trio ha iniziato nel 2012 un’intensa attività concertistica che lo porta ad esibirsi regolarmente nelle principali città italiane. La giovane formazione è inoltre impegnata nella commissione e diffusione di nuova musica, ed è dedicataria del “Trio in due movimenti” del compositore Simone Tonin e delle “Merry Gentlemen Variations, Trio Fantasia on a Christmas Carol” del compositore e direttore d’orchestra Andrea Battistoni, riscuotendo ad ogni esibizione il consenso di pubblico e critica.  «È il trio-maestro del presente […] un capolavoro che dopo molti anni rallegrerà ancora nipoti e pronipoti». Così Robert Schumann presenta nel 1840 il Trio in re minore op. 49 per violino, violoncello e pianoforte di Felix Mendelssohn, appena pubblicato dagli editori Breitkopf & Härtel. Creazione felice del «Mozart del xx secolo – scrive ancora Schumann – il più limpido musicista che per primo ha chiaramente viste e riconciliate le contraddizioni dell’epoca». Anche l’editore inglese J.J. Ever è pronto a scommettere sulla popolarità che l’opera avrebbe incontrato, con la sua serena discorsività cui gli eleganti ricami della parte pianistica aggiungono effetti di brillantezza. Ever chiede a Mendelssohn un arrangiamento del Trio, e nello specifico del secondo e terzo movimento, con il flauto al posto del violino, da pubblicare come Andante e rondò (dall’op. 49). L’autore alla fine decide di trascrivere l’intero lavoro per pianoforte, flauto e violoncello, non limitandosi però a una semplice trasposizione della parte di violino. Nell’adattare l’originale violinistico al flauto, Mendelssohn tiene conto delle diverse peculiarità sonore dello strumento a fiato e introduce alcune significative varianti (trasposizioni di ottava, modifiche delle figurazioni ritmiche e minori accomodamenti) che costituiscono un vero e proprio ripensamento della parte in funzione dei mutati equilibri sonori fra i tre strumenti. In un Ottocento che in buona parte non sembra molto amare gli strumenti a fiato, almeno fra i maggiori suoi protagonisti musicali, Carl Maria von Weber mostra invece particolare predilezione per alcuni di essi; clarinetto, corno e fagotto soprattutto, per le loro sonorità evocatrici tanto adatte a rappresentare la «natura soprannaturale» che fa da sfondo ai suoi melodrammi romantici (ai tre strumenti Weber dedica tra l’altro alcuni concerti). Anche il flauto trova posto in diverse pagine cameristiche del compositore, la più nota delle quali è il Trio in sol minore op. 63 per flauto, violoncello e pianoforte, composto fra 1818 e 1819. Il carattere amabilmente colloquiale del lavoro si delinea fin dalla compostezza del suo impianto formale in quattro movimenti, tutti aderenti ai modelli classici, e nel loro equilibrio espressivo generale. Senza rinunciare a qualche più acceso colore romantico nei movimenti estremi, il Trio si mantiene entro una gamma di “affetti” la cui misura di riferimento è data dallo spensierato carattere danzistico del breve «Scherzo» e dalla gentile melodia liederistica dell’«Andante espressivo» recante il titolo Schäfers Klage (Il lamento del pastore). Già ragazzo prodigio indisciplinato e ribelle, nonché dotato violinista, il boemo naturalizzato americano Bohuslav Martinu è spirito artisticamente libero per quanto attento ai vari indirizzi delle avanguardie musicali e culturali novecentesche, che egli frequenta assiduamente nel corso del suo lungo soggiorno a Parigi (1928-1940), da dove si trasferirà negli Stati Uniti per rimanervi fino al 1953. Nella sua produzione Martinu dà spazio agli umori del folklore cèco, soprattutto nella componente ritmica sempre in forte risalto nei suoi lavori, improntati a un generale clima di serenità ed eclettico piacere di far musica che si coglie anche nel Trio in fa maggiore per flauto violoncello e pianoforte (1944). L’aspetto spassionato e ironico, ma non provocatorio, della sua creatività è individuabile nella vitalità motoria, nella interpretazione tutta personale della sintassi tonale, e nella mutevolezza a volte capricciosa degli umori espressivi; peculiarità stilistiche che nel Trio hanno il loro elemento elemento disciplinante nel formalismo classicista delle strutture cui il compositore deliberatamente aderisce per assecondare una sua vena di fondo lirica e nostalgica, in particolare evidenza nel pensoso «Adagio» centrale. Il primo movimento, «Poco Allegretto», e il finale «Allegretto scherzando» (collegato al tempo centrale da una cadenza, «Andante», del flauto solo) hanno in comune una asciutta linearità di scrittura nelle quale assumono piena evidenza la spigliatezza del corso ritmico e il serrato dialogo fra i tre strumenti sempre in perfetto equilibrio fra loro. Marco Materassi  FELIX MENDELSSOHN BARTHOLDY Trio in re min. op.49 01 - Molto Allegro Agitato 02 - Andante con moto, Tranquillo 03 - Scherzo, Leggiero e vivace 04 - Finale, Allegro assai appassionato CARL MARIA VON WEBER Trio in sol min. op.63 05 - Allegro moderato 06 - Scherzo, Allegro vivace 07 - Andante espressivo 08 - Finale, Allegro BOHUSLAV MARTINU Trio per flauto, cello e pianoforte 09 - Poco allegretto 10 - Adagio 11 - Andante, Allegro scherzando Leonora Armellini, pianoforte Tommaso Benciolini, flauto Ludovico Armellini, violoncello 24bit/88.2kHz original live-in-studio recording, Preganziol, April 14th, 2013 Musical Producer: Leopoldo Armellini Recording, mix and mastering engineer: Marco Lincetto Editing: Mattia Zanatta Cover photo by Marco Lincetto  

SOMEONE LIKES IT ZOMBIE !

SOMEONE LIKES IT ZOMBIE !

MR ZOMBIE ORCHESTRA Una batteria magmatica in costante movimento, un basso sempre pienamente al centro della situazione, chitarra e pianoforte liquidi e inafferrabili e allo stesso tempo capaci di unire mondi distanti… questo è il primo impatto all’ascolto live di “Mr Zombie Orchestra”, un gruppo che mostra anche all’ascoltatore più distratto di possedere molti più riferimenti di quanti essi stessi dichiarino nel loro manifesto programmatico che cita sullo stesso piano Jelly Roll Morton e Secondo Casadei (ma ai quali si possono tranquillamente aggiungere Anibal Troilo, Georges Bizet, Danny Elfman, Ennio Morricone, Django Reinhardt, e l’elenco non finisce certo qui) L’impressione è di una sapiente ricerca fatta assecondando un gusto “onnivoro” che tuttavia riesce magicamente a dare una sensazione di compiutezza e di stile. La “Mr Zombie” trascina il pubblico in una favola, ricreando l’atmosfera di un’ orchestrina dell’inizio del XX secolo che mescola valzer, jazz, mazurche e tanghi senza curarsi altro che del divertimento del pubblico e del proprio personale godimento musicale. Solo che l’orchestrina in questione, anziché riemergere da un passato oleografico, sembra decisamente proveniente dal terzo millennio o persino oltre, più simile per tanti versi alla “cantina band” delle api di Star Wars che a certi remake swing del recente passato discografico. Il risultato è qualcosa di ben diverso dal materiale utilizzato, un risultato che spiazza e affascina per le continue prestidigitazioni operate da questi giovani apprendisti stregoni. La bravura indiscutibile dei quattro, assai a loro agio in tutti gli stili musicali che mescolano nel loro magico calderone, rende il progetto un unicum interessantissimo nel panorama musicale italiano, così avaro di intelligenza musicale di questi tempi. Roberto Manuzzi

TANGO EN VIVO

TANGO EN VIVO

6 novembre 2011 01 - Maria (A.Troilo, C. Castillo) 02 - Ballada para un loco (A. Piazzolla, H. Ferrer) 03 - La fortezza dei grandi perchè (A. Piazzolla) 04 - Tango negro (J.C. Caceres) 05 - Vuelvo al sur (A.Piazzolla, F. Solanas) 06 - Ciquilin (A. Piazzolla, H. Ferrer) 07 - Cambalache (E. santos Discepolo) 08 - Tango de Abril (Alejandro Martinez) 09 - El choclo (E. Santos Discepolo, A.Villoldo) 10 - Mano a mano (C.Gardel, J.Razzano, E.Flores) 11 - Sur (A.Troilo, H.Manzi)   26 novembre 2010 12 - La ultima curda (A.Troilo, C.Castillo) 13 - Maria (A.Troilo, C.Castillo) 14 - Ciquilin (A.Piazzolla, H.Ferrer) 15 - Por una cabeza (C.Gardel, A.La Pera)   Alejandro Martinez, vox Stefano "Chacho" Schiavon, Steinway & Sons D274 Grandpiano David Beltran Soto Chero, guitarra Registrazione realizzata dal vivo in studio con un piccolo pubblico il giorno 6 novembre 2011 e 26 novembre 2010, nello studio Magister Area Recording di Preganziol, Italia. Sono stati utilizzati microfoni a valvole AKG C12 e NEUMANN U47, preamplificatori microfonici MILLENNIA MEDIA HV-3B, mixer analogico NEVE 8816 e ADC PRISM SOUND AD2 DREAM in PCM 88.2kHz / 24bit   Produttore esecutivo e sound engineer: Marco Lincetto per Velut Luna Grafica e design: L'Image Il Tango Argentino: la grande voce di Alejandro Martinez accompagnata dal pianoforte di Stefano "Chacho" Schiavon e dalla chitarra di David Soto Chero ci accompagnano attraverso un viaggio nella storia del tango, con alcune delle più celebri canzoni scritte da autori come Gardel, Piazzolla e molti altri. Il vero tango, come lo si potrebbe ascoltare in una balera di Buenos Aires, registrato dal vivo in studio, per garantire tutta sincerità di un genere che non è solo musica, ma anche storia di un popolo.  

IMPROMPTUS

IMPROMPTUS

Classical. Original compositions by Franz Peter Shubert. Chiara Bertoglio grandpiano. 24bit/88.2 kHz original live-in-studio recorded, in Velut Luna Studio, Preganziol, Italy, on August 7- 2012. Nell’ambito della produzione pianistica di Franz Schubert, gli otto Impromptus op. 90 ed op. 142 sono forse tra i brani più noti ed eseguiti, e sicuramente vengono proposti ed ascoltati assai più sovente di molte delle incantevoli Sonate. Mi sembra perciò inutile riproporre qui, nell’inevitabile brevità imposta dalle dimensioni di un booklet, le analisi e gli studi che ne sono stati fatti; forse è più utile che mi limiti ad offrire al lettore una “presentazione” di questi brani, una guida che si integri con la chiave di lettura che ne propongo con la mia interpretazione. Con gli Improvvisi ho una consuetudine lunghissima, che per alcuni di essi è ormai più che ventennale; e posso dire che siano dei veri e propri “amici” musicali, che hanno intessuto con la loro presenza discreta e costante il mio cammino di musicista e di persona. Quelli dell’op. 90 hanno caratteri più definiti, e strutture più chiare, più limpide. La straordinaria fantasia di Schubert e la sua ricchezza emozionale sono ancora incanalate in forme “pulite”, con l’alternarsi ed il giustapporsi di diversi livelli di articolazione compositiva. Il n. 1 si gioca interamente sul contrasto fra il ritmo marziale dell’incipit e la morbidezza di una melodia accompagnata da un mormorio di terzine. Il n. 2 è semplice solo nella sua macrostruttura, che alterna sezioni di scale ininterrotte, quasi onde di note, ad un Trio ed una Coda dall’aggressività quasi barbarica; tuttavia, il ritmo di danza che lo percorre è lo stesso in entrambe le sezioni, con il posarsi sghembo dell’accento sul secondo movimento della battuta. Giustamente celebre è il n. 3, una sorta di Lied senza parole che sarebbe assai riduttivo definire come una semplice melodia accompagnata. La ricchezza di un tessuto armonico pervasivo e onnipresente lo rende assai più simile ad un brano polifonico, in cui la liquidità dell’armonia permette di farne emergere la ricchezza contrappuntistica velata dall’incanto di una contemplazione melodica. Il n. 4 inanella una serie di ghirlande di arpeggi che si alternano alla stasi assorta degli accordi e ad una progressione ascendente sul canto della mano sinistra che costruisce mirabilmente il climax che conclude tanto la prima parte quanto l’intero improvviso. Racchiuso tra le sezioni estreme, un Trio di infinita bellezza, quasi una preghiera in cui, ancora una volta, le voci interne del corale vengono rese palpitanti dalle ripetizioni e dalle ribattute. L’op. 142 è invece da un lato più compatta, tanto che Schumann ne ipotizzò una concezione sonatistica (un approccio che personalmente condivido), dall’altro più indecifrabile. Ciascuno dei quattro Impromptus che la compone (e che come tali vennero ribattezzati dal primo editore) sfoggia un caleidoscopio più ricco di emozioni e più difficile da interpretare rispetto a quelli dell’op. 90. Il n. 1, in particolare, presenta una serie assai complessa di momenti indimenticabili: l’apertura solenne e tragica, che inaugura non solo questo brano ma l’intera serie; i riverberi cangianti di un soggetto che si nasconde fra i tremoli; il “duetto” in cui la mano sinistra risponde a se stessa, scavalcando continuamente il movimento circolare ed ipnotico della destra. Più omogenea è invece la cifra stilistica del n. 2, un unicum nel suo riconciliare le forme del corale, del Lied e della danza: è forse la vetta mistica degli Impromptus, con una bellezza serena, composta ed assorta. Il n. 3, composto da variazioni su un tema dalla Rosamunde, ci guida in un itinerario che ripropone, in miniatura, tutti i grandi temi del romanticismo schubertiano: il ritmo circolare della prima variazione, la gioia di vivere della seconda, le tenebre senza speranza della terza, che si aprono alla danza nella quarta e si stemperano in una pioggia di scale nell’ultima. A conclusione del ciclo troviamo il n. 4, ricco di movenze del folclore ungherese, con un tema che trabocca di energia e vivacità, ancora una volta non priva di voluti barbarismi. E nuovamente Schubert ci dimostra la potenzialità melodica e narrativa delle scale, che qui vengono proposte in modo quasi ossessivo e colorate dalle armonie della sinistra fino a diventare una risorsa musicale di fascino inimmaginabile. A completamento del CD vengono qui proposte le versioni che Franz Liszt elaborò degli Impromptus op. 90 n. 2 e n. 3. Nell’interpretazione lisztiana, il n. 2 aumenta la propria connotazione virtuosistica (per esempio con l’aggiunta di note “di riempimento”) ed accentua il carattere “ungherese” del Trio e della Coda. Il n. 3 è invece trasportato da Liszt nella più comoda e – soprattutto – meno problematica, misteriosa ed oscura tonalità di sol maggiore (dall’originale in sol bemolle); alla ripresa del tema principale, Liszt propone una riscrittura molto personale, che ricorda le atmosfere del celeberrimo Liebestraum. Chiara Bertoglio

ARIETTE

ARIETTE

Classical. Original compositions by Giuseppe Nicolini. Ida Fratta soprano, Francesca Schirinzi soprano, Guido Scano pianoforte. 24bit/88.2 kHz original live-in-studio recorded, in Velut Luna Studio, Preganziol, Italy, on September 22, 23, 24 – 2012. Giuseppe Nicolini (1762-1842), musicista piacentino, ha svolto la propria attività musicale nell’arco di quasi cinquant’anni tra la fine del ‘700 e il primo ‘800. La sua produzione artistica ha toccato tutti i generi musicali e accanto al repertorio melodrammatico, di gran lunga il più importante, si collocano le composizioni per orchestra, la musica sacra e una significativa produzione di musica da camera strumentale e vocale. Nicolini ha goduto in vita di grande popolarità soprattutto grazie alla carriera teatrale che lo ha visto trionfare nei principali teatri europei. Le «ariette» di Nicolini sono circa una trentina, tramandate in fonti manoscritte e a stampa, in gran parte conservate nell’Archivio dei duchi di Borbone presso la Biblioteca Palatina di Parma, a conferma del fatto che tali brani venivano eseguiti nelle accademie musicali organizzate presso la corte di Parma e Piacenza. Le «ariette» sono in genere raggruppate in cicli omogenei, ma circolavano anche isolate con accompagnamento di pianoforte o chitarra. L’amore in tutte le sue sfumature è il tema centrale delle «ariette» nicoliniane. Vi si toccano tutte le corde: dalla serenata dolce e lenta, al lamento per le sofferenze d’amore, all’aria brillante. Ogni composizione è un piccolo quadro a sé stante col suo carattere particolare. Dal punto di vista musicale sono tutte composizioni nella forma tradizionale dell’aria con da capo, con la sezione centrale contrastante, sia nel carattere, sia nell’impianto tonale. La parte vocale è fluida e curata; impiega un fraseggio semplice che emerge su un accompagnamento in genere realizzato con accordi ribattuti o arpeggiati. A volte le inflessioni vocali tendono a sottolineare immagini poetiche espresse nel testo. Tali ariette si collocano in quel panorama della lirica da camera che tende sempre più ad acquistare autonomia, staccandosi dall’aria d’opera e creando quel filone della romanza da salotto che vedrà il suo culmine nelle liriche di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Tosti

MORS & VITA

MORS & VITA

Original compositions by M. P. Mussorgskij / N. A. Rimskij-Korsakov, O. Messiaen. Chiara Bertoglio Grandpiano. 24bit/88.2 kHz original live-in-studio-recorded, in Velut Luna Studio, Preganziol, Italy, on August 5,6-2012. Messiaen e Mussorgskij: due personalità, due stili, due approcci alla vita, alla fede ed alla musica completamente diversi. Il primo: compositore francese del Novecento, con un linguaggio musicale in cui si impastano modi di altezze e ritmo, canti d’uccello, ritmi indiani, crittografie e simbolismi, e persino rari passaggi seriali. Il secondo: uno dei Cinque grandi che promossero una musica autenticamente russa alla fine dell’Ottocento; uno il cui straordinario talento non fu ingabbiato dagli schemi scolastici del professionismo, e mantenne la sovrana libertà creativa del “dilettante”, nel miglior senso della parola. Il primo: un cattolico fervente che mai fece mistero della sua fede e di come essa abbia ispirato la sua intera produzione musicale. Il secondo: sempre in cerca dell’infinito, perennemente tormentato dai dubbi, costantemente sotto l’ombra spaventosa della morte, sua vera ed unica musa. Tuttavia, come vedremo (e sentiremo), queste due personalità opposte hanno molto in comune, molto più di quanto ci si aspetterebbe. Vero è che Messiaen ammirava molto Mussorgskij, e che il suo stesso linguaggio è indebitato a quello del compositore russo. I Vingt Regards sur l’Enfant Jésus sono venti contemplazioni musicali del bambino Gesù. Non si tratta, come ci si potrebbe immaginare, di santini zuccherosi: viceversa, sono brani di grande complessità teologica e concettuale, trasmessa soprattutto tramite il preciso simbolismo dei motivi conduttori. Tra questi, vanno citati il “tema di Dio” (una serie di accordi che ne evoca la “Triunità”), che informa interamente il numero 1, Regard du Père, e che torna frequentemente nella Première Communion de la Vierge; e il “tema della Stella e della Croce”, che collega il mistero dell’incarnazione di Cristo con quello della sua Passione (n. 2). Nella Première Communion, Messiaen esplora la relazione tra la Vergine Maria ed il suo bambino durante i nove mesi della gravidanza, assimilando la comunione sovrannaturale (eppure anche così naturale) tra mamma e bambino con quella portata nel credente dall’Eucaristia. Il contrasto tra questa scena intima e santa e l’infernale Notte sul Monte Calvo non potrebbe essere più forte. Il celebre brano di Mussorgskij, un poema sinfonico qui eseguito nell’affascinante trascrizione pianistica di Konstantin Černov, ritrae un sabba in onore di Černobog, il “dio nero” della mitologia slava. Si tratta in realtà di un culto pagano dell’oscurità e del male, più che di una semplice festa magica: per Mussorgskij, vi è un forte legame tra stregoneria, paganesimo, inferno e male. Il Sabba si conclude ai primi rintocchi delle campane di mattutino, nella festa di San Giovanni; tuttavia, questa conclusione non appare come un chiaro trionfo del bene sul male, quanto piuttosto come una tregua tra due eserciti ugualmente forti. È perciò significativo che un punto di partenza simile conduca Mussorgskij ad una conclusione assai differente nei Quadri da un’Esposizione, ciclo composto in memoria di Viktor Hartmann, amico pittore di Mussorgskij, improvvisamente deceduto alla presenza del compositore. Come si diceva poc’anzi, il tema della morte è una costante nella vita e nell’opera di Mussorgskij, e, naturalmente, diviene particolarmente centrale qui. I Quadri della prima parte, inframmezzati dalle Promenades (simbolo musicale di Mussorgskij stesso e delle sue reazioni emotive ai quadri) sono immagini deliziose e talora molto profonde: uno gnomo terrificante, l’impossibile serenate dello scemo del villaggio alla ragazza più bella (Il vecchio castello), il litigio dei bambini dopo il gioco (Tuileries), il pesante fardello e la faticosa avanzata della Polonia verso l’indipendenza, simboleggiata da quella di un carro di buoi nella melma (Bydło), il balletto dei pulcini nel loro guscio, e la caricatura di due Ebrei, un ricco ed un mendicante (Samuel Goldenberg e Schmuyle). Nella seconda parte, tuttavia, Mussorgskij disegna uno stupefacente itinerario fra le più grandi domande dell’umanità. Limoges rappresenta un mercato, con i suoi mille suoni, colori, odori: un simbolo della vita, della vitalità, degli incontri, su cui, come una mannaia, piomba la morte in Catacombae (si pensi alla morte improvvisa di Hartmann). L’alter-ego musicale di Mussorgskij, il tema della Promenade, risuona sotto tremoli spettrali, quasi a significare la morte del compositore medesimo. Baba-Jaga, un’orribile strega, è anche qui simbolo del male, dell’inferno, delle paure ancestrali dell’uomo. Il suo apparente trionfo è tuttavia spazzato via dalla Grande Porta di Kiev, sotto cui si snoda una processione religiosa: udiamo il suono delle campane, dell’organo, dei cori di sacerdoti; il tema della Promenade, ritratto come “morto” in Catacombae, si ritrova qui “risorto”. È la vita oltre la morte, la possibilità di mantenere le nostre relazioni con coloro che abbiamo amato attraverso la morte, al di là della morte, e per sempre. Chiara Bertoglio

MOZART PIANO SONATAS

MOZART PIANO SONATAS

Classical. Original compositions by W. A. Mozart. Massimiliano Ferrati piano. 24bit/48 kHz original live-in-studio recorded, in Villa S. Fermo, Lonigo, Italy, on May 2010. Nel ricco panorama della produzione sonatistica mozartiana, le tre Sonate eseguite in questo CD sebbene consecutive per data di composizione, spiccano per originalità e si differenziano per aspetti di contenuto, struttura ed invenzione timbrica. Composta nel 1778 a Parigi, la Sonata K. 310 viene spesso associata dai biografi al periodo difficile seguito alla morte della madre. Scritta in tonalità minore, più rara in Mozart, essa è emblema di quel dramma profondo e tutto personale causato sia dal vuoto affettivo di una perdita sia dal disagio dovuto ad una mancata affermazione artistica nell’ambiente parigino. L’uso di elementi ritmici ostinati, accostati a forti dissonanze, conduce ad una culminazione drammatica nello sviluppo del primo e del secondo movimento, evidenziando già una caratteristica propria della forma-sonata romantica. Anche il terzo movimento, in forma di Rondò, insiste su un tema la cui linea melodica, agitata e ansimante, tende a richiudersi in se stessa, senza trovare pace. Unica oasi la sezione centrale in La maggiore, ove una melodia semplice ed evocativa sembra quasi ricondurci a un’infanzia felice, un motivo legato forse al ricordo della madre. La Sonata K. 330, completata nel 1783, si discosta per carattere e positività dalla sonata in La minore ed è oggi tra le sonate mozartiane più frequentate nei programmi da concerto. Facile dal punto di vista meccanico-esecutivo, ma tutt’altro che semplice nella sua rappresentazione estetica, è una vera perla rara che richiede all’interprete una grande naturalezza nel fraseggio e la capacità di saper raggiungere rari momenti d’intima profondità, che non mancano di sorprendere l’ascoltatore, suggerendo uno sguardo verso l’infinito, come nella sezione centrale in Fa minore dell’Andante Cantabile. Dal carattere solare del primo movimento al tono umoristico e beffardo del terzo movimento (entrambi in forma-sonata) la K. 330 si chiude con un inaspettato ultimo interrogativo sottolineato da una brevissima fermata sul sesto grado, quasi un momento di dubbio inaspettato e serio che però, dopo un attimo di pausa, scioglie con fierezza ogni apparenza e riporta al carattere spensierato e ormai pieno di una gioia irrefrenabile coi tre accordi finali. La Sonata K. 331, coeva alla K330, è un raro caso di una Sonata che non ha nessun movimento in forma-sonata, elemento che consente al compositore una maggiore libertà formale. La K. 331 si apre infatti con un tema (“Andante Grazioso”) e 6 variazioni. Il tema suggerisce l’idea di una ninna nanna, grazie al suo andamento cullante, che subisce inevitabili trasformazioni nelle variazioni e permette a Mozart di giocare molto sull’invenzione timbrica e coloristica: l’uso delle ottave legate presente nella terza variazione in modo minore, nella quarta variazione l’incrocio delle mani evidenzia il dialogo timbrico tra il basso e la voce più acuta della melodia gestito dalla mano sinistra, mentre un disegno centrale affidato alla mano destra fa da collante. Due soli i cambi di tempo indicati da Mozart: l’Adagio alla quinta variazione e l’Allegro alla sesta. Il tutto senza mai cadere nella frammentarietà ma offrendo invece all’interprete la possibilità di creare un unico grande movimento di vaste proporzioni, ma comunque compatto. Al secondo movimento si passa senza traumi, se non fosse per il cambio di forma (Menuetto e Trio): la tonalità rimane la stessa. Ritroviamo, nel Trio, l’incrocio tra le due mani, quasi a sottolineare un’elegante alternanza sulla scena di due personaggi: uno femminile ed uno maschile. Il terzo movimento “Allegretto. Alla Turca” è sicuramente uno dei brani più popolari del repertorio pianistico. In forma di Rondò, nella tonalità di La minore, offre una continua alternanza tra modo minore e modo maggiore, una sezione centrale in Fa diesis minore, ed una Coda finale pure nella tonalità di La maggiore, quasi a coronare un percorso strutturato senza soluzione di continuità, come un grande arco di unico respiro dalla prima all’ultima nota della composizione. Non mancano le invenzioni timbriche per simulare l’uso di percussioni nella marcia, che, ai tempi di Mozart, con uno strumento adeguatamente attrezzato, si potevano realmente attivare grazie a un pedale aggiuntivo. L’Adagio in Si minore K. 540 (Vienna, 1788) è una tra le opere più profonde e spirituali del compositore salisburghese. Mozart utilizza la forma-sonata e un linguaggio enigmatico, toccando tonalità lontanissime, contrasti dinamici netti, uso di sforzati, dissonanze e andamenti cromatici. Un senso d’instabilità esistenziale si avverte in tutta la composizione e solo nella coda conclusiva in Si maggiore si ritrova la serenità e la tanto ricercata risposta finale ai grandi interrogativi della vita.

AYRES & FANTASIAS

AYRES & FANTASIAS

Classical. Original compositons by J. Dowland,O. Gibbons, T. Lupo, A. Ferrabosco, J. Farmer, C. Simpson, M. East, T. Morley, W. Cornysch, J. Bull, J. Bennet,C. Verh & J. Dowland, Anonymus. Quoniam consort of dulcians: Paolo Tognon, Claudio Verh,Vincenzo Onida, Fabio Accurso,Lorenzo Feder. Elisabetta Gasparotto soprano. 24bit/88.2kHz original recorded, mixed and mastered at Aremagister Studios, Preganziol (TV) Italy on December 29-30-31, 2011. Musical delights alla corte di Elisabetta I d’Inghilterra; ovvero un’antologia di musica polifonica a 2, 3, 4 parti affidata ad un consort di dulciane, liuto, clavicembalo e la voce umana. Elisabetta I, incoronata nel 1558 protrasse il suo lungo regno fino al 1603 e sostenne l’Inghilterra in un periodo fortunato ed importante della sua storia dal punto di vista politico, religioso commerciale e culturale. Come il padre Enrico VIII ,amò molto la musica, suonando ella stessa il liuto e la lira ed arrivando a circondarsi fino a 70 musicisti a corte. La musica era spesso associata alle rappresentazioni teatrali di geni quali Shakespeare e Marlow. La dulciana (curtal) fu introdotta in Inghilterra nel primo trentennio del ‘500 probabilmente dai veneziani Bassano inventori di uno strumento: bassone corto (curtal) come già si evince da due inventari del 1542 e 1547 risalenti alla corte di Enrico VIII “…13 shorte instruments caulled Dulceuses…” Nel ‘500 molti documenti testimoniano l’utilizzo in Inghilterra di questo strumento che era integrato nei gruppi strumentali a fiato (Waits) similmente ad altri ensemble analoghi del continente europeo e destinati all’impiego a corte come nelle cerimonie pubbliche. La raffinatezza del suono della dulciana nelle sue varie taglie qui utilizzate: basso ma anche soprano, contralto e tenore, si affianca in modo ideale sia alla voce che a strumenti indispensabili all’armonia e contrappunto come il liuto ed il cembalo. La maggior parte dei compositori inglesi dell’epoca, scrissero musiche vocali e strumentali per l’uso sacro e profano. Nella cosiddetta consort music, era prassi diffusa eseguire brani polifonici a 4 o più voci con un insieme omogeneo di strumenti Questa è una rara documentazione sonora che ne propone la veste timbrica sulle dulciane. Non manca d’interesse la possibilità di eseguire alcune fantasie a due bassi , previste in origine per la viola d gamba, attraverso la dulciana che propone una sonorità che esalta la componente cantabile e malinconica ma anche quella ritmica e spiritosa tipica della flessibilità di questo strumento a fiato antesignano del moderno fagotto. La raffinatezza timbrica dei diversi ensemble musicali presenti in questo disco è esaltata dalla straordinari aqualità della registrazione, effettuata nei grandi studi Velut Luna di Preganziol con tecnica digitale ad alta risoluzione.

DE - FORMA SONATA LISZT BERG CHOPIN

DE - FORMA SONATA LISZT BERG CHOPIN

Classical. Orginal compositions by Liszt, Berg, Chopin. Alessandra Giunti grandpiano. 88.2kHz/24bit original live-in-studio recording made at Magister Area Studios, Preganziol, on February 2012. Composta tra il 1852 e il 1853, pubblicata nel 1854 da “Breitkopf & Hartel” a Lipsia e dedicata a Robert Schumann, la Sonata di Liszt si colloca in un periodo della vita creatrice del compositore nel quale il pensiero prevale nettamente sul virtuosismo. Mai, d’altronde, il compositore aveva concepito un lavoro di cosi vaste proporzioni per il pianoforte. Creatore del Poema Sinfonico, cioè di qualcosa che si pone decisamente contro la costruzione “illuministica” della forma-sonata, Liszt si cimenta in una composizione tenendo conto solo in minima parte dei presupposti formali che questo tipo di creazione artistica comporta. È una composizione scritta in un unico movimento in cui si realizza un completo rovesciamento del genere: lo schema della forma sonata viene piegato e adattato inesorabilmente a nuove esigenze espressive, con un formidabile lavoro di costruzione e una fantastica drammatizzazione di tutti gli elementi del discorso. Da queste premesse si comprende perché l’opera sfugge alla tradizionale sequenza “esposizione-sviluppo-ripresa”, e si articola secondo una forma ciclica con il principio di sviluppo tematico assimilato al procedimento della variazione. Le indicazioni principali dei movimenti sono: Lento assai, Allegro energico, Andante sostenuto, Allegro energico, Andante sostenuto e Lento assai. Per quanto fin qui detto la Sonata in si minore di Liszt è un poema sinfonico per pianoforte ed al tempo stesso una vera enciclopedia del romanticismo musicale. L’unica pagina per pianoforte del catalogo di Berg fu composta tra l’estate del 1907 e il 1908. Stampata nel 1910 a spese dell’autore, ebbe il numero d’opera 1 e il titolo di Sonata. È in un solo movimento, poiché il giovane musicista accettò il consiglio di Schoenberg, suo maestro, di non aggiungerne altri. Nonostante ciò appare classica questa struttura formale: un’esposizione (con ritornello), uno sviluppo, ripresa e una breve coda. Il tutto costruito con precisione, e articolato con notevole economia del materiale tematico. Ma il clima emotivo é ben lontano dai modelli settecenteschi: il cromatismo - che viene giustapposto al diatonismo - introduce una tensione che si acuisce progressivamente, per essere riassorbita solo nel finale, dopo un’esplosione centrale molto drammatica. In un’architettura rigorosa si esprimono dunque una sensibilità appassionata e tutti gli eccessi del delirio romantico. La sonata op. 35 di Chopin nasce attorno alla Marcia funebre composta nel 1837. Il primo e l`ultimo tempo furono abbozzati tra il 1838 e il 1839, mentre lo Scherzo risale alla tarda estate del 1839, quando sorse appunto l’idea di organizzare tutti i tempi in una sonata che si raccogliesse attorno alla Marcia funebre ormai da tempo a molti nota. La pubblicazione avvenne nel maggio del 1840. La struttura abituale del primo movimento appare piuttosto diversa dalla rigorosa condotta prescritta dalla tradizione: lo Sviluppo, ad esempio, non è il momento per sviscerare tutte le possibilità ritmiche ed armoniche dei temi, come da concezione beethoveniana, ma il luogo per esaltare l’espressività delle potenzialità drammatiche; la Ripresa non è la naturale conclusione di un brano, ma il punto culminante di maggiore tensione creativa. Scherzo e Marcia funebre, sebbene si presentino come momenti rituali della sonata classica, rappresentano in realtà fasi particolari della composizione. Così il brevissimo Presto conclusivo - che si presenta in forma di moto perpetuo dove non sono scanditi né melodia né ritmo - è più un’evocazione del colore pianistico affidato alle due mani che suonano linee musicali parallele.Il carattere di eccezionalità con cui Chopin affronta la forma sonata e la cura della forma artistica, fino al massimo perfezionismo, hanno coniato un esemplare unico, rarissimo e preziosissimo di opera d'arte.